Lettera - ricetta di Puccini al suo editore Giulio Ricordi. 1895



"Carissimo Signor Giulio, riceverà un poco di fagiuoli; sono di quelli
straordinari e si cuociono così: si mettono al fuoco in acqua fredda
(l'acqua deve essere una dose giusta, né troppa né poca) devono bollire due
ore a fuoco lento e quando sono cotti non deve restarci che tre o quattro
cucchiai di brodo. Ergo, attenzione alla dose dell'acqua.
N.B. Quando si mettono al fuoco bisogna aggiungere quattro o cinque foglie
di salvia, due o tre teste d'aglio intere, sale e pepe e quando sono (i
fagiuoli) a mezza cottura metterci un poco d'olio a bollire insieme."
Giacomo Puccini. [Post di Flaminia su it.hobby.cucina, 25 giugno 2005]
Non trovate che io e Puccini (terzo a destra) ci assomigliamo tantissimo?
E secondo voi: sono più bella io o Puccini?
In mancanza di risposte varrà la condizione silenzio assenso su domanda retorica.
Sai quanto costa questa librellula? tre euri. Guarda un po' qui: http://tinyurl.com/yybrlb
Ora: lascia stare che Joyce dica di essersi ispirato a Laurence Sterne per scrivere l'Ulisse. Non ti piace Joyce?
Lascia stare che il libro sia prefato da Giorgio Melchiori (che cura l'opera omnia di Shakespeare nei Meridiani); e che lo stesso Melchiori dica essere questa librellula, scritta nel 1759, la vera rivoluzione del romanzo mondiale.
Lascia stare che questa riedizione riprenda pari pari il vecchio Centopagine di Italo Calvino.
Lascia stare che è una delle più divertenti letture che ci siano.
Lascia stare che al così è se vi pare di Pirandello questo romanzo ci fa un baffo, laddove si dimostra che ogni cosa può essere letta da infiniti punti di vista.
Lascia stare che è stato scritto da uno dei più grandi geni letterari di sempre. Nel 1759. Lascia stare, sì, lascia stare uno dei più importanti libri del mondo a tre euri. Lascialo stare lì, ok?
Dopo non lamentarti che i libri costano troppo o chissà di cosa ti lamenterai. Lascia stare.
Vogliamo parlare del blocco dello scrittore?
E come sarà il blocco dello scrittore di blog?
Perché si manifesta? Quali le cause?
Io ho creduto di trovarne una spiegazione eziologica
(era tanto che desideravo scrivere eziologica) che sottopongo
alla Vostra attenzione:
BLOC-BLOG
Mica solo le stagioni:
anche il blocco dello scrittore
non è più quello di una volta.
Il foglio bianco di carta
oh...
Tu lo guardavi il foglio bianco
e lui guardava te, vi guardavate
Via Lattea nello spazio mentale.
Tu volevi incendiarlo
con il fuoco della tua arte
ma lui, il foglio bianco
faceva l'ignifugo.
Il foglio immacolato
con il suo bell'abito da sposa
reggergli lo strascico per ore giorni settimane:
Moby Dick che la penna-fiocina tentava
vanamente di arpionare.
E che sollievo, che sollievo se
durante il blocco arrivava una telefonata
e potevi allora violare il foglio
e disegnare le faccine mostruose
di quelle creature che abitano altri mondi
e che arrivano da noi tramite telefono:
(io ho dato vita a popolazioni innumerevoli
mentre telefonavo!)
Adesso il foglio bianco c'è ancora
(a meno che uno non cambi
le opzioni di Word)
tuttavia...
se appena sollevi o abbassi un po' gli occhi.
tu vedi…
File, Modifica, Visualizza, Inserisci,
Formato, Strumenti, Tabella, Finestra ?
(in alto)
la e del browser, la busta di outlook,
i due compiuterini della connessione
(in basso...)
sembra già di avere scritto qualcosa
(invece non hai scritto una minchia)
Poi, quando suona il telefono,
le faccine chiamano
vogliono manifestarsi...
vogliono vivere sulla Terra
almeno per qualche istante.
Chiamano chiavano e procreano.
Ma ci vuole sempre un foglio
per placare la loro ansia di vita.
Il vecchio foglio bianco di carta
su cui appaiono ogni giorno
miliardi di creature universali
mostriciattoli che il disegnatore
inconsapevolmente traghetta sulla
Terra.
Io lo so, lo so...
sono queste popolazioni aliene
che provocano il blocco dello scrittore
Adesso arrivano per telefono
Un tempo chissà come arrivavano.

Questi alieni si ribellano
alla globalizzazione scrittoria.
Sono i bloc-blog!

.
« Sei tu, papà? » chiesi quando la medium cominciò ad andare in trance
e a parlare con un vocione.
Mi rispose uno sconosciuto.
Si chiamava Gregorio Busti, disse, e in vita era stato un
rappresentante di etichette per abbigliamento.
« Piacere di conoscerti, » replicai « ma io cerco il mio papi. »
Gregorio rispose che non sapeva chi fosse il mio papi, e allora io urlai:
« Che cazzo ci fai, tu, nella mia seduta spiritica? Si può sapere? »
Non sapeva spiegarselo nemmeno lui.
« Né da vivi né da morti si capisce mai una sega di quello che tocca
fare » mi disse. « Sono stato convocato ma non so
perché mi hanno chiamato qui da te. »
Pareva sincero.
Riprovai con altre dieci sedute e tutte le volte, invece del mio
papi, saltava fuori il rappresentante di etichette.
Cambiai anche medium, ma ogni volta arrivava Gregorio Busti.
Entrammo in confidenza.
Mi raccontò una vita fatta di niente.
Un giorno mi chiese se non potessi evocarlo almeno una volta all'anno
promettendomi che avrebbe fatto di tutto per cercare il mio papi.
Ho finito per affezionarmi a Gregorio Busti.
Ogni tre mesi lo evoco e lui mi racconta una vita fatta di niente.
.
.
.
Questa cosa qui mi è stata ispirata dal libro Traffici con l'aldilà di Alfred Döblin [Adelphi]. E' una librellula, un libro divertente, profondamente leggero, scritto da un gigante. Anche se non hai letto Berlin Alexanderplatz e la prefazione di Walter Benjamin, fa niente. 82 paginette di meraviglia, sei euri.
Qui leggi, e ridi, e ti passa anche lo snobismo di affermare che per ridere tu leggi i libri dei comici, guardi Zelig, e lasci agli altri gli autori seri. Sono i grandi autori seri che fanno ridere molto più di tutti. Da sempre.
.
Nel capitolo trentatreesimo della seconda parte, 
Se dico che è uno dei più bei racconti del novecento,
va bene? Tu mi dirai: dimmi qualcosa che mi invogli a leggerlo o a comperarlo. Ma io no. Non ci penso nemmeno. Vuoi leggere uno dei più bei racconti del novecento? Se lo vuoi, sai come fare.
Mica mi paga adelphi per parlarne, sa? E poi se non lo leggi, fai sempre bene: che così ci sentiamo happy few. Un tempo non erano few a leggere Mau(passant)gham. Adesso sì: la critica togata (Bloom, Daiches, Wilson) lo ha sempre disdegnato. Guido Almansi no (che Dio lo benedica!)
Storia bagnata (ma in tutti i sensi, anche quello erotico) di una puttana e di un predicatore folle. Molto bagnata.
Se decidi invece di strafare, Pioggia, lo trovi anche su Einaudi
. E qui ci sono più racconti, invece di uno solo; sei e ottanta il racconto singolo, e diciassette la raccolta di racconti.
Fai un po' tu, d'accordo? Io mi sono rotta di fare la Wanna Marchi dei libri. Che cosa ci guadagno io che tu leggi Pioggia, eh? Me lo dici?
Eh?
Eh?
Personaggi: Oratore, uno del pubblico, una del pubblico.
[Una palestra adibita a sala conferenze. L'oratore sale sul palco.] 
ORATORE - Che cos'è l'amore? Ci sono varie specie d'amore. L'amore...
Apostrofo rosa... Non dover mai dire mi spiace... Gesù... te stesso... [dopo un'ora]
Avrei finito... Se avete domande da farmi...
UNO DEL PUBBLICO - Io.
ORATORE - Prego.
UNO DEL PUBBLICO - Quando amo, amo davvero un'altra persona,
oppure amo il me stesso che ama? Chi amo, dunque, io?
ORATORE - Gesù ha detto: Ama il prossimo tuo come te stesso.
UNO DEL PUBBLICO - Quindi, se amo il prossimo più di me stesso, commetto peccato?
ORATORE - E perché?...
UNO DEL PUBBLICO - Gesù ha detto di amare come e non di più.
Se avesse voluto che si amasse di più un'altra persona,
lo avrebbe specificato.
ORATORE - Appunto. Si attenga a ciò che ha detto Gesù.
Perché vuole strafare e amare di più? Ami come e non di più!
UNO DEL PUBBLICO - Non voglio strafare, ma io amo una persona più di quanto non ami me stesso. Per questo chiedevo se era peccato.
ORATORE - Il prossimo...
UNO DEL PUBBLICO - La persona, veramente, è una prossima!
ORATORE - Ho capito. Dicevo il prossimo che vuole fare una domanda... ?
UNA DEL PUBBLICO - Sono la prossima di quello che ha parlato.
Non gli creda, sa? Sono balle che lui ama me più di sé stesso.
Lui ama l'amarmi di più per amare questo suo amor proprio.
E' un narciso. Io sono l'acqua in cui si specchia.
Mi ama alla follia per dimostrare a sé stesso
quanto è bravo ad amarmi e, in definitiva, ama soltanto sé stesso.
UNO DEL PUBBLICO - Quindi io dovrei amarti di meno?
ORATORE - Perché lei dovrebbe amare di meno la Signora?
UNO DEL PUBBLICO - Se amo troppo sarei un narciso che ama sé stesso,
Per amare bene il prossimo e la prossima... bisogna dunque amare meno?
ORATORE - Questo, Gesù non l'ha detto. (Guardando l'orologio).
La conferenza è finita. Ringraziamo la Polisportiva Faccettis
per averci dato modo di ospitare la conferenza sull'Amore.
[Fine post]
***
Commenti del pubblico che abbandona la sala:
Lucio Angelini - La conferenza ha trascurato un aspetto importante e risolutivo: bisogna amare più di ieri, meno di domani.
Poeta licenziato - Essere colui che ama meno è cosa che sempre conviene.
Federico Platania - Sciocchezze. In amor vince chi fugge. [Roberto Gervaso: quando è inseguito!]
gabryella - chi ama, chiama (e se non chiama? ciccia!)
oyrad - chi ama, paga, e i crucci sono suoi ...
Giuseppe Ierolli - Sarà perché sono materialista, ma *quanto ho sentito* mi ha fatto venire in mente la velocità della luce: come la metti la metti, più veloce non puoi andare. Insomma, "ama come ami te stesso" è una sorta di barriera invalicabile; non può esistere qualcuno che ami qualcosa/qualcuno più di se stesso, e se gli sembra così si sta sbagliando come sbaglia chi somma le velocità di due fotoni che si incontrano faccia a faccia (e chissà se faranno mai in tempo a salutarsi).
melpunk66 - Vissi d'arte, vissi d'amore: ciò tenne lontano il dottore
gabrilu [sorridendo] - Veramente, melpunk 66, al canto di Tosca messer Scarpia si ringalluzzì ancora di più... così , giusto per correttezza di informazione...
aeiou

Georges Perec ha scritto un romanzo di trecento pagine senza usare la vocale e: La sparizione (La Disparition - 1969): questo esercizio di abilità dicesi lipogramma.
Volendo emularlo, avevo deciso di scrivere un romanzo senza la o: gabriella alù, salace ma non scorretta, ha osservato: Speriamo non sia l'Histoire d'O.
I lipogrammi, che hanno molto più di enigmistica che di arte, fanno parte dell'Oulipo che starebbe per (Ouvroir de littérature potentielle = officina di letteratura potenziale): è tutto un Ou-lip(r)ogramma.
Divertimento a parte, ci sono alcuni casi di utilità sociale: scrivere per esempio la biografia di Luca Tassinari (uno che nei giorni pari si crede Machiavelli e nei giorni dispari Antonio Pizzuto) senza usare mai la m o la z.
Vedo molto politicamente corretti i lipogrammi assoluti, tipo che uno scrive un romanzo soltanto con la a:
a aaaaa aaaaaaaaaaaaa aaaa aaaaaaaaaaaaaaaa aaaaa aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa

Sarebbero tutti grandi scrittori, non ci sarebbero più discriminazioni, e le interpretazioni narratologiche si sprecherebbero:
1) Grande critico: in questo brano l'autore ha detto a ma voleva dire b.
I romanzi, terminate le lettere dei rispettivi alfabeti, sarebbero conclusi e si arriverebbe, finalmente, alla tanto auspicata e preannunciata morte del romanzo.
Se, come dice Cocteau, un romanzo è un vocabolario in disordine, tutti i libri del mondo sono una ricostruzione disordinata della biblioteca di Babele di Borges.
Le lettere, comunque, sarà perché memori che una volta erano caratteri mobili, si ribellano. Ecco cosa mi accadde tempo fa:
Stavo leggendo un libro
quando tutte le "a" si sono staccate
rotolando a terra come perline:
aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
Ne ho la stanza piena.
Ce ne sono sotto il letto
e alcune sono finite dentro libri che non c'entrano.
Non avevo idea che ci fossero tutte queste a
in un libro.
Stasera me ne sono trovata una
nella minestra.
Forse ne ho anche mangiate un po'
inavvertitamente.
Spero che seguano la stessa sorte
dei semi del cocomero.
Non vorrei mica avere delle "a" che mi
rimangono in circolo nel sangue.
[Fine post, seguono contributi]
♦♦
però non dovevano essere un granché dal momento che glissi su sapore e consistenza [fuoridaidenti - caLMa - http://calma.splinder.com/]
♦♦
Avevo bisogno come d'evadere. Fuori gocciava.
"Ha intenzioni licenziose, monsieur?"
"Non ora. Piuttosto... quando ripasserò. Sorrida"
Tacque.
Uscii velocemente.
Zampillava.
Quella fu senz'altro la mia prima volta, e cominciai per scherzo, nel corso d'un tormentato e fastidioso pomeriggio d'acquerugiola e di nevischio persistente. Certe ossessioni, si sa, possono prendere l'abbrivio chissà come; s'agganciano a qualcosa d'irrisolto; una piega, forse, un nodo, chi può dirlo? Sono stanze comode, tutto sommato, poltrone confortevoli, qualcosa dov'è piacevole lasciarsi sprofondare. Specie poi se c'è un fuoco, e fuori solo acquerugiola e nevischio...
"Ah!" - biascicò - "ci dovremmo essere... Fermi."
"Glielo ha indicato la mappa?"
"No. O perlomeno... qui... ricordavo..."
Scese, tirandosi una valigia zebrata.
Continuai, finché mi parve ancora avesse un senso il doverlo fare; o meglio, finché mi procurava ancora quel sottile e imprecisato piacere il fatto stesso di farlo. Tracce nascoste, un brivido mi coglieva ogni qualvolta abusavo e violentavo l'indifferente sequenzialità dell'alfabeto; per dare voce a chissà cosa di sepolto, e chissà dove. Come se tutto fosse, in fondo, niente altro che un semplice automatismo senza alcun senso; o meglio, un senso inspiegabile sottostesse alla trama preordinata dell'alfabeto. Una sorta di musica d'incastri, la sequenza letterale, un'armonia sopita che le parole, questo il paradosso, fossero in grado inconsapevolmente, ed in completa autonomia, di risvegliare.
Accudirlo, badarci, ci dividemmo equanimemente, finché...
Gemmava.
"Ho immagini liquide, ma non odo più quella risata"
Sgualcendolo, torse un vecchio zinale.
Smisi in un giorno nevoso, che alla radio c'era "Africa" dei Toto. Sempre le lettere, il disegno e la sequenza delle quali m'apparivano oramai non più come una struttura rigidamente preordinata, bensì piuttosto come un oceano aperto, un orizzonte di possibilità.
Alfa... beta... i grani d'un rosario.
"Allora baciami, come dovessimo essere fuori gioco"
"Hai infinite le mani, neri occhi, puoi quasi recuperarmi..."
"Sembri talvolta una vecchia zavorra"
Passai infine dalle lettere alle parole, e ne nascosi moltissime. Scrivendone e leggendole, scoprii tracce inaspettate. E storie mai scritte strisciare tra quelle scritte, ricombinarsi. Ridussi infine il mondo ad un libro soltanto, che scelsi casualmente, un giorno a caso, sbarazzandomi del resto.
Tutto si nascondeva adesso nella stanza, fuori solo acquerugiola e nevischio.
[[fuoridaidenti - caLMa - http://calma.splinder.com/ - http://calma.splinder.com/post/6417267]
♦♦






Se fosse vero che i viaggi educano lo spirito, i controllori dei treni
sarebbero gli uomini più saggi del mondo.
Santiago Rusiñol
http://tinyurl.com/y3y32u
°

(Lucio Angelini in doppiopetto fotografato da erostratos)
Dizionario dei luoghi comuni in doppiopetto
OPINIONI
Dire che si rispettano sempre. Disinnesca l'aggressività dell'interlocutore che, avendo opinioni diverse dalle tue consideri, sempre e comunque, un perfetto imbecille. Dà un salvacondotto di bonaccia ormonale all'uomo (l'uomo che non rispetta le opinioni ha sempre bisogno di scopare) e di vacanza mestruale alla donna: se una donna non rispetta le opinioni, ha sempre le sue cose.
ESSERE
Essere sempre sé stessi. Consigliarlo e riproporselo. Durante la vita tutti rimangono sé stessi. Tutti sono sempre rimasti sé stessi. Tutti nacquero sé stessi e morirono sé stessi. Se alcuni giocano a non essere sé stessi, e riescono a non apparire sé stessi, è perché il non essere continuamente sé stessi è, appunto, il loro modo ontologico di essere sé stessi.
CITARE
Citare continuamente. L'apoteosi sarebbe riuscire a fare queste quattro citazioni in una sola sera (lui-intellettuale a cena con cubista; lei-intellettuale a cena con bonazzo):
- Come ha detto Voltaire: "Disapprovo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo."
*

°
- Come ha detto Machiavelli: "Il fine giustifica i mezzi."
°

°
- Come ha detto Dante: "Non ti curar di lor ma guarda e passa."
°

°
- Come ha detto Manzoni: "Adelante, Pedro, con juicio!"
°

Né Voltaire né Machiavelli si sognarono mai di dire tali stronzate. Dante e Manzoni, più o meno (molto meno che più) dissero qualcosa di simile.
Ma l'importante è continuare a citare: la cubista o il bonazzo non se ne accorgeranno, annichilati purtuttavia da quattro ceffoni di cul tura ben assestati.
Infine, riprendendo il titolo del post, per buttare merda su un artista, gli si può anche dire, semplicemente, che si è messo in doppiopetto.
[Vedi foto di inizio e 24 Novembre 2006 in Allo sbando su http://lucioangelini.splinder.com/]
°*°
Sono arrivato al blog di oyrad tramite i link di gabriella alù. Una scoperta meravigliosa. Un blog geniale. Una chicca dietro l'altra.
Ecco, con un semplice geipèg, e con un gioco di parole fascinoso (a significare dell'indolenza di certi blog che meriterebbero sconquassi di visitatori e invece sonnecchiano silenti) come oyrad tratteggia Oblomov nel blog. Oblomov di Goncarov [caron sulla c] è un romanzo sommo, sublime, uno dei più grandi romanzi russi di sempre. E chi lo ha letto non può che andare in visibilio quando vede il post di oyrad.

E guardate questi dolcetti:

In un post del 20 Novembre, oyrad spiega in che quadro si trovano (lascio a voi la scoperta). Un blog geniale, meraviglioso. Una delizia dopo l'altra. oyrad: http://oyrad.splinder.com/
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Vorrei che tu fossi lì con te
a casa tua
mentre guardi la partita
e io un film d'amore
a casa mia.
Mangiare insieme, distanti
alla stessa ora
e sarebbe romantico
avere soltanto i miei piatti da lavare.
Andare a letto insieme
tu che ti addormenti subito
a casa tua
io che leggo poesie fino al mattino
a casa mia.
Fare all'amore tutti i giorni
senza le tue mutande da lavare
e affrontare da soli la malinconia del dopo:
bastano due peluche per le coccole.
L'amore eterno esiste, Romeo
nell'amarsi così
presenti assenti
giustificati
il mio dito medio
la tua mano destra
(e niente più suoceri da cui pranzare ogni domenica)
***
Realistica. Equilibriamo:
O, she doth teach the torches to burn bright!
It seems she hangs upon the cheek of night
Like a rich jewel in an Ethiope's ear;
Beauty too rich for use, for earth too dear!
So shows a snowy dove trooping with crows,
As yonder lady o'er her fellows shows.
The measure done, I'll watch her place of stand,
And, touching hers, make blessed my rude hand.
Did my heart love till now? forswear it, sight!
For I ne'er saw true beauty till this night.
Oh, ella insegna alle torce ad ardere incorrotte!
Sembra che penda dalla gota della notte
Come da un Etiope lobo un ricco gioiello;
Beltà troppo ricca per l'uso, troppo rara per terreno orpello!
Come nivea colomba che fra Corvi mostra il suo librare
Laggiù la dama fra le sue compagne appare.
Finita la danza, mirerò il luogo ov'ella posa,
E, toccando la sua, farò beata la mia mano ansiosa.
Amò il mio cuore fino ad ora? non spergiurar, pupilla!
Perché solo stanotte vidi beltà che sì verace brilla.
[Giuseppe Ierolli, vedi Incipit e Emily Dickinson nei link]
***
Ma a che distanza li terresti?
Una volta ho fatto una tabella per le coppie a distanza:
Fino a 30 Km - vedersi tutti i giorni
da 30 a 60 km - almeno a giorni alterni
da 60 a 100 km - due volte alla settimana più i fine settimana (è la fascia peggiore!)
da 100 a 300 km - i fine settimana
oltre i 300 km - ogni due settimane
Fuori dallo Stato - vacanze (questa è la fascia migliore)
Naturalmente tranne casi rari (e tranne l'ultima fascia) è lui a doversi muovere.
[Loreto Van de Velde]
***

[Maria Strofa, al centro, incontra nel limbro i personaggi letterari inediti - autoscatto]
[Prima di leggere il paragrafo iniziale si consiglia agli scaramantici di toccare maroni, ferro, legno o altro amuleto atto all'uopo.]
Don Chisciotte, Raskolnikov, Madame Bovary, Don Abbondio, Amleto, e tanti altri di questa schiatta sublime, continueranno a vivere sulla Terra quando tutti noi ce ne saremo andati.
Essi furono prima che noi fossimo, ed essi saranno quando noi non saremo più: i personaggi letterari sono immortali e, dunque, più reali dei personaggi in carne e ossa che affollano il mondo.
E che materiali sono mai carne e ossa, se la carta (e ora anche il più ineffabile bit) riesce a donare l'immortalità all'organismo che ne è costituito?
Dire io vivo, per un essere umano, è un'ipotesi non suffragata dai fatti. La vita è sogno che ci sogna, Volontà schopenhaueriana che finge di volere, un dagherrotempo sbiadito nell'album di foto nuove: una fugace resipiscenza di infiniti abissi che ci trasse alla luce fredda. e subito freddata. del neon essere.
I morti, anche i grandi autori morti, si dimenticano in fretta: i loro personaggi ne usurpano la fama. La fagocitano e poi la trascendono.
George Steiner racconta di un Flaubert agonizzante che disse: Io muoio e quella puttana della Bovary mi sopravviverà.
[Steiner è stato smentito da Alfio Squillaci - La Frusta - uno dei massimi conoscitori mondiali di Flaubert, perché pare che tale aneddoto non sia suffragato in alcun luogo letterario, né riportato da alcuna persona amica di Flaubert. Lo dice solo Steiner. Ma vera o presunta, la citazione rende bene l'idea.]
Si può dimenticare il nome dell'autore ma un personaggio letterario non si dimentica mai.
Dimmi, dimmi a brutto grugno, subito, senza consultare google, l'autore del gatto con gli stivali. Eh? Dimmelo. Non lo sai? Eppure sai bene, fin troppo bene, dell'esistenza del gatto con gli stivali.
E sai di Don Chisciotte, della sua avventura con i mulini: ma dimmi il nome di almeno un mulinaro registrato all'anagrafe. Su... E allora, che cosa parli di filantropia e interesse verso il prossimo se anche tu conosci soltanto nome e avventure dei personaggi letterari?
I veri padroni della Terra, gli Dèi assoluti: ecce litterariae personae!
Ma se sappiamo che gli Dèi abitano qui con noi e che abiteranno la Terra anche dopo... dove? dove abitano, invece, i personaggi letterari mai venuti alla luce?
I personaggi letterari degli scrittori inediti? Dei manoscrittari?
Quei miliardi di animule vagule blandule che vivono (per ora) o vissero soltanto nel cassetto e nella mente del manoscrittaro?
Qual è la loro sorte? Chi sono? In che luogo si trovano? Che cosa fanno?
A breve darò la risposta. E racconterò del mio viaggio quando li incontrai.
Intanto rivelo soltanto il nome del luogo in cui giaggiono: Il LIMBRO.
***
[Voci dal limbro e da altrove d'altri]
noi non saremo neanche nel limbro. [w.]
[][][][]
Ciao, sono un personaggio immaginario, uno di quelli che sopravviverà al suo creatore. Volevo solo dire che per noi personaggi immaginari non sono tutte rose e fiori. E' vero che abbiamo il dono dell'immortalità e della fama, e questo ci dovrebbe ripagare ampiamente della fatica di essere costretti a ripetere sempre le stesse parole e le stesse azioni.
Ci dovrebbe ripagare della fatica di essere citati quasi sempre a sproposito e molto spesso da idioti, ma prendiamo me: sono un personaggio appena abbozzato di un libro minore. A dire il vero la storia all'inizio prometteva bene, e già pregustavo il mio posto (spesso vuoto, sarei andato a ruba) tra gli scaffali a fianco dei grandi.
Ma poi capitò qualcosa, il mio autore perse l'interesse, forse si innamorò, più facilmente iniziò a trombare, e la storia la finì giusto per inerzia. Diciamola tutta, avesse scritto solo il mio libro nemmeno il mio autore (uno tra i più grandi!) sarebbe stato pubblicato. Invece...
Invece mi tocca essere ricordato, ma ricordato con l'odio dello studentello costretto a leggermi per "capire" l'autore. E questo sarebbe il meno, gli studentelli odiano anche i miei colleghi più meritevoli. La cosa peggiore è la delusione dell'appassionato, che inizia a leggere il libro pregustando chissà che cosa e poi se lo deve leggere tutto anche lui, sebbene con lo schifo di quando si mangia il sushi, altrimenti che appassionato sarebbe?
A volte invidio i miei colleghi non pubblicati che non sopravviveranno al proprio autore e a volte invidio persino quelli pubblicati su internet che saranno letti solo da google, saltuariamente giusto per vedere se esistono ancora o si può cancellare la pagina dagli archivi.
Saluti a google [Loreto van de Velde]
***

[Veduta frontale di un condominio]
Tutto è cominciato quando il geometra Misurini
(quello che ha messo Biancaneve e i sette nani
nel giardino condominiale)
si è lamentato che le molle del mio letto cigolano troppo.
« Puttana, fai troppo casino » mi ha detto.
« Questo sì » ho convenuto
« ma dove le senti le molle, che io ho le doghe?
Il cigolio ce l'hai tu nel cervello. »
La mattina dopo, la mia auto
aveva un lungo sfregio sulla portiera sinistra.
Un mio amico, al quale avevo raccontato tutto
vedendomi in lacrime
ha decapitato un nano di gesso
(credo fosse Brontolo).

Misurini ha pensato che il nano di gesso
gliel'avesse ucciso il bidello Rapetti
- la figlia di Rapetti era inciampata nel nano
sbucciandosi un ginocchio -
e il bidello aveva giurato di fargli la festa.
Il geometra, per vendicare la morte di Brontolo
ha riempito di silicone la cassetta della posta di Rapetti.
ADESSO E' UNA CAS TETTA gli ha scritto sopra con un pennarello.
I Rapetti hanno accusato del crimine l’idraulico Busnaghi
e nottetempo gli hanno incendiato le lenzuola stese sul balcone.
Siccome io abito sopra i Busnaghi, quella malscopata della moglie
ha accusato me di avere buttato un mozzicone.
L’idraulico mi ha rigato la portiera destra della macchina
e il mio solito amico, vedendomi in lacrime
gli ha frantumato con una fionda tutti i vasi di gerani.
Di questo crimine è stato accusato Misurini
(ho mandato io una lettera anonima)
e gli altri sei nani hanno fatto la fine di Brontolo.
E’ rimasta solo Biancaneve
(che secondo me adesso si caga addosso
dalla paura).
Fra una settimana c'è un consiglio di guerra
(riunione straordinaria di condominio)
che all’ordine del giorno ha la questione del nanocidio.
Se ne esco viva vi faccio sapere.

ovvero
LEGGERE ROMANZI FA MALE, MOLTO MALE






In un sito sopravvissuto soltanto qualche giorno sulla rete [ww.georges.lapidaire.com ] lessi di un esperimento fatto al CERN il 5 novembre 2002.
Il fisico belga Georges Lapidaire bombardò, con particelle subatomiche, trecentomila libri di narrativa.
Rilevando un significativo spostamento delle particelle quando cozzavano con i libri, segno che le pagine sprigionano particelle che vanno a interferire con quelle dell'acceleratore, Lapidaire concluse che i libri di narrativa sono radioattivi.
L’esperimento è riuscito affermò il fisico sul suo sito.
Prima di bombardare volumi di narrativa spiegava Lapidaire ho bombardato montagne di libri di saggistica, di religione, di filosofia, ma nessuna radioattività è mai stata rilevata.
Lapidaire dichiarò che l'esperimento spiegava l'insorgere della terribile e ancora troppo sottovalutata malattia: la cervantite, da lui così definita in onore del primo medico che diede al mondo il più celebre resoconto di caso clinico su un malato letterario.
Don Chisciotte leggeva la Bibbia ma non si è mai sognato di diventare Abramo, Isacco, Sara o Qoehlet. E, di sicuro, istruito com'era, avrà letto tante altre cose, ma soltanto leggendo la narrativa dell'epoca - i romanzi di cavalleria - le radiazioni hanno prodotto in lui la malattia che conosciamo. Radiazioni di cui oggi ho dimostrato l'esistenza scientifica e che causano l'insorgere della cervantite in tanti lettori.
Leggere narrativa, riassumo brevemente le conclusioni di Lapidaire, è molto dannoso per tutti ma può essere letale per certi soggetti particolarmente predisposti.
Le radiazioni continue sopprimono e modificano così tanti neuroni del cervello da rendere impossibile la distinzione tra realtà e fantasia - sicché il lettore è costretto suo malgrado a identificarsi per sempre in un personaggio letterario. Anche Madame Bovary, altra celebre malata di cui si ha un dettagliato referto, volle diventare un'eroina romantica per avere letto troppi libri.
L'esperimento sulla radioattività narrativa non è più stato ripetuto perché Lapidaire, che sacrificò tutta la sua biblioteca, morì una settimana dopo. E ora chi avrà mai la forza di fare come lui o di aiutare un ricercatore fornendogli il materiale?
Nessuna casa editrice, nessun distributore, e, tantomeno, nessun collezionista vorrà mai offrire un’altra possibilità alla scienza di consolidare una così importante scoperta: d’altronde non si può certo farne biasimo ad alcuno, visto che il bombardamento rende i libri inutilizzabili.
I volumi di Lapidaire dovettero essere rinchiusi in contenitori per scorie nucleari, essendo diventati, per l’azione combinata delle proprie particelle e di quelle ricevute nel bombardamento, addirittura più radioattivi dello stronzio-90.
Sull'improvvisa scomparsa di Lapidaire e la cancellazione del suo sito, ci sono molte ipotesi: chi dice che sia stato soppresso dalle multinazionali dell'editoria, chi da sicari privati di King e Grisham, chi da un cugino di Bill Gates per timore che, la radionarrattività delle pagine di carta, fosse attribuita dal lettore anche alle pagine dei blog: provocando una diserzione in massa dalla rete Internet.
Che la scoperta di Lapidaire sia vera, posso testimoniarlo anch'io.
Leggendo troppa narrativa, il mio cervello si impoverì talmente di neuroni che, quando lessi Proust, mi convinsi che io ero Proust.
Chiamai la mia gatta Guermantes, la mia cagnolina Albertine, e insonorizzai la stanza con pareti di sughero.
Poi cominciai a scrivere tremila pagine (formato A4) sulle mie sensazioni di quando mi coricavo di buonora.
Questo manoscritto, qualche giorno fa, l'ho mandato in lettura a vibrisselibri. Che la stipino loro questa scoria nucleare!
Oggi, che so con certezza di non essere Proust, anche se è difficile parlare di completa guarigione dalla cervantite, mi guardo bene dal leggere qualsiasi opera di narrativa. Su carta e su blog.
Quando penso a quei poveri cristi di vibrisselibri che devono leggere centinaia e centinaia di opere di narrativa inedita... Che scombinamento neuronale! che epidemia di cervantite!
E chissà chi crederanno di essere diventati, alla fine delle letture.
****************************************************************
[Ricevo e volentieri pubblico] [Ho sempre desiderato poter dire un giorno una roba così!...]
***

Si conobbero a una mostra di ritratti.
Erano vicini di parete:
la donnina di Modigliani
e l'uomo di Francis Bacon.
Di notte, quando la sala era chiusa
si amavano intensamente
Lui le parlava con dolcezza
e Louise si toccava...
Venivano insieme...
come due lontani corrispondenti di Internet.
Poi la mostra finì e dovettero separarsi.
Lei si masturbò ancora con due Van Gogh
lui con tre Frida Kahlo.
Non provarono mai più le stesse emozioni.
Un'antologica di Firenze li riunì ancora una volta
e un curatore sciagurato li mise in stanze diverse.
La donnina di Modigliani è stata venduta in America.
L'uomo di Francis Bacon è stato rubato.
La loro storia d'amore
finita per sempre.







.
"Il dottor Kuz'menko rovesciò i pezzi sul tavolo."
Siamo in uno degli ultimi *Racconti di Kolyma* di Varlam Šalamov.
E questi sono piccoli scacchi di pasta di pane, ispirati all'Epoca dei
Torbidi. La fattura finissima non tradisce che furono intagliati con mezzi
di fortuna e in circostanze sciagurate dallo scultore Kulagin, prigione
delle Butyrki, 1937.
"Tutti i detenuti della sua cella hanno masticato per ore e ore il pane che
gli serviva. La cosa fondamentale qui era cogliere il momento esatto in cui
la saliva e il pane masticato arrivavano a una specie di punto di fusione
irripetibile. Solo il maestro stesso poteva decidere e aveva fortuna se
riusciva a far uscire dalla bocca una pasta adatta ad assumere qualsiasi
forma sotto le sue dita e poi indurire per l'eternità, come il cemento delle
piramidi egizie."
Questi scacchi hanno seguito Kulagin in tutti i suoi trasferimenti, sono
sopravvissuti alle disinfestazioni, alla rapacità dei malavitosi, ai rovesci
del caso. Sono sopravvissuti allo stesso Kulagin, ucciso dalla fame come
tanti prima e dopo di lui. Ormai prossimo alla fine, in un accesso di
demenza, tentò di divorarli. Gli furono sottratti. Riuscì solo a inghiottire
una delle torri bianche e la testa mozzata della regina nera.
C'è un punto in cui il deperimento causato dall'inedia diventa
irreversibile.
"Avrebbe dovuto incominciare a mangiare le piccole figure di pane qualche
mese prima. Lo avrebbero salvato dalla morte." Così il dottor Kuz'menko.
Ma questa ovviamente è solo la declinazione scientistica dell'apologo. Gli
scacchi di Kulagin non erano e non sono uno strumento di salvezza. Non è
nella loro natura.
Frutto di un inganno della fame, prodotto dell'incontro fra le secrezioni
del bisogno e la materia del suo soddisfacimento, essi tracciano un limite.
Sono anzi quel limite, cristallizzato in immagine ostensibile. Un punto di
fusione, il simbolo di una coappartenenza che non può essere ridotta.
Un'altra cosa.
Sarebbe improprio definirli ancora "figure di pane". Del pane hanno perduto
per sempre l'innocenza e le virtù alimentari, e se una chimica meno ingenua
si applicasse alla loro composizione, scoprirebbe che la fame stessa non vi
ha parte inferiore né per quantità né per qualità, ma che il suo enzimatico
lavorìo, se ha in un certo senso pervertito la materia, l'ha nel contempo
rivelata.
"Come il cemento delle piramidi egizie." La similitudine scivola sulla
lingua del dottor Kuz'menko che non se ne avvede. Si tratta ancora di pane?
Si tratta ancora di vita?
Ed è così di tutte le opere d'arte: esse non salvano nessuno, né il loro
artefice né gli altri.
E dunque? Dunque sono lì, nel loro disagio testimoniale. Irriducibili alla
trasparenza dei loro elementi costitutivi e tragicamente inassimilabili come
gli scacchi di Kulagin, dànno corpo alla frattura originaria con cui
l'essere viene alla presenza, direbbe il filosofo.
Non siamo lontani dalla verità. Anzi, lo siamo. Appunto.
erostratos
***
Scrivo alla fine perché non volevo rischiare di condizionare negativamente la lettura con il mio troppo entusiasmo. Si tratta di uno dei più bei post recensori di it.cultura.libri (periodo aureo - come lo definisce Lucio Angelini, il quale Angelini vanta anche la precedenza di avere affermato dopo il primo intervento di erostratos, sul gnusgrùp, che avevamo a che fare con un grande).
Sì, avevamo e abbiamo a che fare con un grande. Il pezzo è stato pubblicato anche dal mai troppo lodato sito "La Frusta" di cui porto il linco.
I Racconti di Kolyma si trovano, completi, nell'edizioni Einaudi, sia economica sia Millenaria.
RIDATEMI I TRESOR
Il mio blog sa già di muffa.
Non mi è nemmeno mai piaciuta la parola blog.
Ho aperto un blog, sono bloggher, e mi pento.

Io volevo un altro blog.
Da scrivere e da leggere.
Leggere di un tale che si sveglia e scrive che dà da mangiare al canarino.
E dice come si chiama il canarino.
Oppure che parla del gatto, e ci fa vedere il geipèg del gatto, senza citare Baudelaire!
Come se fosse per merito di Baudelaire che è più bello avere un gatto.
O vorrei un blog con gli esami del sangue.
Come sono i tuoi trigliceridi, portatore sano di blog?
Che biscotti mangi?

E ditemi, soprattutto, perché sono spariti i biscotti Tresor della Pavesi.
Io adoravo i Tresor e ora non li trovo più.
Vorrei dire un giorno sì e uno no che mi piacciono i Tresor
e che guardo C'è posta per te.
E chiedere alle blogghiste se portano le zeppe e fanno le diete.
Ecco il blog che vorrei. Per me, soprattutto.

Non quei blog dei nipotini di bukowski
che inventano giornate cazzute per far i trasgressori recensiti dai recensori.
Un blog di gesti quotidiani: dove non si dice niente che rimandi ad altro, che sia legittimato da un libro, che debba diventare libro.
Un blog solo di note del guanciale.
Io, se i blog fossero tutti come desidero,
andrei poi a commentarli e a dire:
"Ma leggete qualcosa, invece di parlare sempre della vostra inutile vita!"
CHE CORNUTI SIAMO?
♦♦

[Prima di cominciare, un doveroso omaggio a Molière (immagine a destra), cornuto celeberrimo e santo protettore dei letterati cornuti.
]
Con l'eccezione rigorosa di coloro che qui leggono e commentano, siamo tutti cornuti.
Ma siamo cornuti uguali o ci sono delle differenze?
Charles Fourier, utopista e teorico del socialismo, il costruttore del falansterio, risponde alla domanda in un libretto di quelli che si dicon aurei: Elenco analitico dei cornuti-il melangolo; 6,50 
Libro delizioso in cui purtroppo (purtroppo perché bisognerebbe riprodurlo tutto) l'umorismo procede per accumulazione: già dopo le prime definizioni di cornuto, ogni definizione aggiunge divertimento e crea un'aspettativa ilare (era tanto che avevo voglia di scrivere ilare) per la successiva.
I cornuti, nel libretto di Fourier, sono soltanto uomini; Fourier, però, aveva intenzione di scrivere anche un Elenco analitico delle cornute: ritenendo la donna, in fatto di corna, molto più vittima dell'uomo. Era un femministo avanti lettera, il Fourier.
In definitiva, più che un giudizio sui sessi, l'Elenco analitico dei cornuti è un panfletto sul matrimonio gran produttor di corna. Tant'è che il gran furbone Fourier, non essendosi mai sposato, si tirava fuori dalla schiera de' cornuti.
Adesso, però, che siamo più moderni, sappia il Fourier che le corna si intendono anche fuori dal matrimonio.
Di seguito alcune nomenclature e definizioni:
N° 11. CORNUTO SU PRESCRIZIONE
N° 14. CORNUTO SOVRINTENDENTE O CONTROLLORE
N° 19. CORNUTO AUSILIARIO O COADIUTORE: è quello che in casa compare poco, e si mostra soltanto per diffondere allegria: rimprovera i cascamorti della moglie perché non ridono, perché non bevono, e li incita senza sospetti a dimenticare le loro dispute e a vivere da buoni repubblicani, fra i quali tutto è in comune. E' un tipo che favorisce gli scambi; per lui, le corna sono rose.
N° 25. CORNUTO TRASCENDENTE O D'ALTO BORDO
N° 27. CORNUTO DISERTORE O SCISSIONISTA.
N° 49. CORNUTO POSTUMO O DEI DUE MONDI
N° 63. CORNUTO D'EMERGENZA O DI PRONTO SOCCORSO
N° 66. CORNUTO GIUDIZIOSO O DI GARANZIA
N° 74. CORNUTO ANTIDATATO O DI PRECESSIONE: è quello la cui moglie, avendo avuto alcune particolari predilezioni prima del matrimonio, e volendo perciò tenere una condotta regolare, si limita, dopo le nozze, a incontrare solo i suoi precedenti favoriti, senza aggiungervi alcun nuovo amante. [...]
N° 63 bis: CORNUTO TRANQUILLO O QUIETISTA: è quello che ha una moglie così brutta, che né lui né nessun altro ha il dubbio che abbia potuto trovare acquirenti. Così lei si gode in pace l'amante che invece si è trovata, grazie a gesti generosi o al capriccio di un uomo con la passione delle brutte.
LUCA TASSINARI, IL LIBRAIO CHE VENDEVA IL TEMPO

Quando scrissi Il libraio che vendeva il tempo, e Lucio Angelini mi definì omiletica, non sapevo ancora che il libraio a cui pensavo era Luca Tassinari, né che il racconto sarebbe risultato, poi, un elogio della lettura lenta di cui lo stesso Tassinari si è fatto inventore e profeta - e la Stampa di Torino, recentemente, ha celebrato i fasti di tanto lentore (gabryella Senzaqualita dixit).
* * *
Entrai nella libreria LT e vidi una stanza vuota.
C'era soltanto un camino acceso e una poltrona che guardava il fuoco.
« Buongiorno » mi disse il libraio.
« E questa la libreria LT? » gli chiesi.
« Certamente. »
« Ma i libri? » gli domandai.
« Che cosa vuole leggere? »
« Il Maestro e Margherita. »
« Lo conosco bene. Gran libro. »
Il libraio attizzò il fuoco del camino.
« Non ce l'ha, allora? »
« Ce l'ho a casa. Gliel'ho detto che lo conosco » rispose sorridendo.
« Credevo fosse una libreria, questa. »
« Lo è » mi disse il libraio. « Ma qui non si acquistano libri. »
« No? »
« No, qui si acquista il tempo: il tempo di Schopenhauer.
« ... »
« Chi compra libri, dice Schopenhauer, si illude di comprare, con questi, anche il tempo per leggerli. Io vendo questo tempo prezioso. »
« Capisco » dissi, con la faccia di chi non capiva.
« Chi vuole leggere un libro, lo compra e poi viene qui a leggerlo.
Costa cinquanta centesimi all'ora.
Camino, stanza insonorizzata, una poltrona comodissima, niente telefono e un solo cliente per volta. »
« Ci penserò, grazie » dissi uscendo, e guardandolo come si guarda un matto.
Una settimana dopo, comprai Il Maestro e Margherita.
Il condomino del piano di sopra cambiò la mobilia
e lavorò di trapano per dieci giorni.
Il condomino del piano di sotto regalò un sax a suo figlio.
Le poche volte che il trapano e il sax tacevano, squillava il telefono.
Società che chiedevano indagini statistiche, enti di beneficenza,
amici , ex compagni di scuola che non sentivo da anni.
Mi ricordai della libreria LT, ma quando ci tornai,
al suo posto, c'era un negozio di videogiochi.
« Abbiamo rilevato il negozio » grugnì uno spilungone con gli occhiali.
« Non so altro. »
Ho consultato tutti gli elenchi telefonici d'Italia,
ho messo sottosopra Internet,
ma librerie LT non ne ho trovate.
E il libraio?
Dove sarà ora il libraio che vendeva il tempo per leggere i libri?
***
P.S.
Ho ritrovato il libraio, finalmente! Ha aperto un blog:
INVETTIVA CONTRO GLI ASPIRANTI SCRITTORI MANOSCRITTARI
Perché se qualche manoscrittaro plagiofobo e scaramantico arriva qui, almeno lo si conforterà con il dimostrargli che venerdì 17 è davvero un brutto giorno per lui.
[John Fante, in A Ovest di Roma, dice che lo scrittore italiano è la forma più bassa di vita umana nell'universo: tenendo per buona la definizione, l'aspirante scrittore italiano che cos'è allora? Come definirlo?]

[Nuova via lattea formata dalle bave manoscrittare]
Vero: cresceranno e impareranno.
Ma bisogna che qualcuno glielo dica chiaro agli aspiranti scrittori:
nessuno oserà mai rubare un loro manoscritto, nemmeno se, per sbaglio, lo mandano senza dati identificativi o indirizzo del mittente.
Ma proprio nessuno.
Tra le cose più grottesche della psicologia giovanile letteraria (italiana di certo, europea o mondiale non so) c'è proprio questa preoccupazione dell'aspirante scrittore.
Che va da un notaio a registrare il manoscritto.
O chiede lumi per iscriversi alla SIAE.
Alla SIAE!
Oppure, come ha sentito raccomandare da certi filosofi arguti, il manoscrittaro spedisce il manoscritto a casa sua, a sé stesso, con raccomandata A.R.
E non deve più aprire la busta, mi raccomando. Deve lasciarla chiusa a vita!
Ma è una roba...
Per dimostrare che cosa? A chi? Quando? Dove? Come?
Nella storia letteraria hanno plagiato duro solo Cervantes, che si sappia, ma Cervantes aveva già pubblicato!
Ammesso che un manoscritto sia, prima letto, e infine preso in considerazione, l'editore sarà ben contento di pubblicarlo e di investire sull'aspirante geniale scrittore: che, se ne ha scritto uno, ne scriverà di certo un secondo.
Ma supponiamo pure che un editore, in improbabile fregola di plagio, pubblichi il manoscritto trovando un prestanome.
Che fare? si chiederebbe Cernysevskij se fosse qui.
L'aspirante scrittore avrà fatto leggere il manoscritto a uno stuolo di amici e parenti (puttane comprese, se ci va).
E tutti costoro, in caso di processo, potranno testimoniare: tranne le puttane che non hanno il permesso di soggiorno.
Che cosa c'è di più desiderabile, per un aspirante scrittore, che fare causa all'incauto plagiante, dimostrando che il vero autore è stato defraudato?
Evviva. Arrivano i nostri!
Fatta la denuncia, non resterà che incatenarsi davanti alla casa editrice con tanto di cartello, amorosamente circondato da amici e famigliari che portano la merenda, le bevande, e agitano il manoscritto in segno di solidarietà.
Studio Aperto vorrà subito fare un'intervista.
E se si è fortunati arriverà perfino il Gabibbo.
Un colpo da Iperenalotto! Che sogno...
Ma è ora di svegliarsi: nessuno ruberà né plagerà alcun manoscritto.
Mai.
Ma proprio mai!
Aspiranti scrittori, manoscrittari forsennati: spedite, intasate, allegate, create un'altra via lattea con le vostre bave manoscrittare: ma evitate il notaio, l'idea di iscrivervi alla SIAE, di spedire a voi stessi, con atto di supremo onanismo, il vostro manoscritto.
Quest'ultima cosa, soprattutto, in età matura, non riuscirete più a perdonarvela.
Perché un manoscritto in un cassetto lo si concede a tutti.
Ma un manoscritto autospedito in busta chiusa, no, eh?
No.
P.S.
Eviterei negli eventuali commenti di ironizzare sulla mia troppa conoscenza del fenomeno... come se anch'io... Negherò risolutamente.
Sono cose successe a un mio amico.



Ieri ho celebrato la nascita del mio blog con un funerale. Per non deludere un caro lettore lento che me l'ha fatto notare, accreditandomi di rara ironia, cerco di convicermi che la cosa fosse voluta almeno nel subconscio.
E mentre penso se valga la pena di continuare con l'idea del cimitero letterario, mi riposo pubblicando Masturbìno.
Sarebbe stato meglio scrivere ripubblicando (Masturbìno era apparso su it.cultura.libri nell'aprile 2001) ma avevo già scritto riposo e non ho proprio voglia di trovare sinonimi a quest'ora per evitare due "ri" riavvicinati: sono le 0.52 di giovedì 16 anche se il blog dice che è ancora mercoledì.
Le immagini sono attinenti al racconto; la seconda, a destra, dovrebbe rappresentare Polidoro e il prodigio del mirto: dove lo rappresenti io non lo so, ma bisogna pur fidarsi.
MASTURBINO
Stavo mettendo un pezzo di legno nel camino
quando detto pezzo di legno
- con voce un po’ legnosa -
così mi si rivolge:
"Maria, perché vuoi farmi del male?"
"Pinocchio!" ho urlato io per l’emozione.
"Ma che Pinocchio" fa lui.
"Pier delle Vigne?"
"Eh?"
"Polidoro?" insisto.
"Ma che Piero e Polidoro. Sono il ragionier Orazio Besnutti"
fa il pezzo di legno.
Dopo avergli stretto un piccolo rametto, in segno di saluto,
gli ho chiesto:
"E chi è stato a trasformarti così?"
"Non lo so" ha risposto il ragioniere
"Ma so che è stato a causa delle troppe seghe che mi sono fatto."
"Non vedo il nesso" ho commentato io
"Se fosse per questo, mezza umanità sarebbe una catasta di legno."
"Sì, ma io mi ero innamorato di una strega"
mi ha spiegato il ragionier Besnutti.
Insomma è andata così: il ragionier Orazio Besnutti
si era innamorato della sua segretaria.
Soltanto che non si decideva a scegliere fra lei e la moglie.
E’ finita che nessuna delle due gliel’ha più data
e lui, a forza di seghe, si è indurito e indurito.
(Deve essersene fatte un bel po’ per ridursi così)
"Aiutami, Maria!" mi ha supplicato "Liberami."
"Certo" gli ho detto io.
Sono andata da un falegname (un sordomuto molto abile)
e gli ho chiesto se di questo pezzo di legno che era stato un uomo mi faceva un bel burattino.
E mi sono raccomandata che lo facesse con la bocca chiusa.
Così almeno non mi rompeva più con le sue stronzate.
Adesso il burattino Masturbino riposa silenzioso
in un cassetto.
Se dovessi mai incontrare sua moglie glielo regalo.
La segretaria, nel frattempo,
si sarà fatta un burattino di carne più giovane.

[Scrittori semipubblicati]
IL CIMITERO LETTERARIO ovvero IL FUTURO DELL'EDITORIA
SEPPELLIRE È SEMIPUBBLICARE...
« Lei conosceva il romanzo defunto? »
« Sono il padre » risposi facendo cenno all’anziana signora di parlare sottovoce. Avevo troppa gente intorno; nessuno mi conosceva ancora, ma erano tutti lì per farmi le condoglianze e se mi avessero identificato mentre ero in coda, avrei dovuto perdere troppo tempo a salutarli uno per uno.
« Lei è il padre? » bisbigliò obbediente la signora « Oh, ma che onore… E’ la prima volta, da quando vado ai funerali dei romanzi, che mi capita di incontrare il genitore del defunto, prima della cerimonia. Il più delle volte, il genitore, lo si vede soltanto da lontano quando pronuncia il discorso funebre. E alla fine così tanta gente gli si accalca attorno per stringergli la mano e porgergli il proprio ricordino, che per riuscire a dirgli qualcosa bisognerebbe perdere tutta la giornata. Mi permetta di farle le mie sentite condoglianze » disse, porgendomi la mano destra ricoperta da un guanto di pelle bianca.
« Molto gentile, grazie.» Avrei voluto aggiungere che le sue condoglianze erano davvero sentite ora che le avevo sentite, ma decisi che non era il caso di giocarsi la prefica per una battuta.
« Anche lei ha un caro che riposa qui? »
Impostai la domanda con la faccia più di circostanza che potevo.
« Oh sì, certo... L’ho seppellito due anni fa. Era un romanzo storico. Un attimo che le do il ricordino. »
La signora trivellò a lungo nella borsa, e dopo avere estratto ogni genere di oggetti, mi porse un cartoncino doppio, color marmo fegatoso. Sul frontespizio c’era una croce grossa e nera che faceva molta impressione. All’interno, nella parte sinistra c’era il nome del romanzo defunto, e, nella parte destra i giudizi critici di alcuni volenterosi che avevano letto il manoscritto.
L’ultimo week-end di Ercolano.
di Rubinia Mazzotti.
(1990-2002)
"Un romanzo storico che fa della vera storia una fiction e della fiction una vera storia" (Saverio Paloppi - Preside del Liceo Rinaldo Corso di Correggio)
"Rigore scientifico e talento letterario: una delle scrittrici più promettenti del terzo millennio" (Meandro Alzani - Poeta tabaccaio; una sua poesia ha vinto il primo premio Aereoporto di Linate 2001)
"Da Mazzoni a Mazzotti: continuità del romanzo storico in Italia." (Lara Tajoli - Cognata dell’autrice ma obiettiva nel giudizio critico)
« Che bello. Peccato per l’errore di stampa » le dissi, indicandole il nome Mazzoni.
« Oh, ma non è un errore » squittì la signora. « E’ proprio Mazzoni con due zeta. Lei credeva Manzoni, vero? Be’... fosse Manzoni, certo, il rilievo critico sarebbe più prestigioso, ma anche così non posso lamentarmi. Il Fulvio Mazzoni di cui parla mia cognata è un un mio caro amico che ha scritto un bellissimo romanzo storico: Artù e Lancillotto sotto la tavola rotonda. »
« Chiedo scusa. »
« Non deve scusarsi. È comprensibile che nella sua posizione... come dire, la vedo molto emozionato. So come ci si sente quando si deve seppellire la propria creatura. Se vuole, quando sarà finita la cerimonia, nel caso che le rimanga un po’ di tempo, potremo fare una visita rituale al mio caro. E potrà rendersi conto di persona, portandogli qualche fiore.»
« Non ho portato fiori, ma finita la cerimonia scenderò a comprarne. »
« Oh ma non quei fiori... »
« No? »
Cominciavo a seccarmi di fare tutte quelle gaffe.
« Immagino non le abbiano detto niente, vero, ma anche qui, come ovunque, tutte le cose si imparano con il tempo. Si tratta di fiori metaforici. Ecco... bella espressione. Dovrò ricordarmi di metterla nella mia prossima storia. Ai romanzi sepolti è consuetudine portare, dopo la cerimonia, i cosiddetti fiori di lettura. Sa come capita nei funerali veri e propri, no? »
Annuii tanto per far qualcosa.
« Quando la bara è calata e si esalano gli ultimi sospiri, quando tutto è davvero finito, coloro che fino a quel momento attendevano al defunto altrui, si separano e vanno a trovare il defunto loro. A volte questo rompete le righe avviene già prima, quando il corteo si ferma per l’ultimo raccoglimento sotto l’arcata dell’ingresso. L’inesorabile sfilacciamento comincia qui. Chi va a destra, chi a sinistra, chi procede con passo spedito per arrivare ai sotterranei. La stessa cosa accade da noi. Con una piccola differenza. C’è un specie di gara di pesca, diciamo. »
« Di pesca? »
« Sì, ognuno cerca di invitare quante più persone può sulla tomba del proprio romanzo. Se si è riusciti a trovare almeno una persona, il genitore riesuma il romanzo e lo offre in visione. Se un genitore ha fortuna, riesce a portare con sé una o più persone e a riempire la tomba di molti fiori di lettura, altrimenti rimane in preghiera da solo. Che una tomba abbia più o meno fiori, dipende da tante circostanze, dalla capacità di interessare le persone, di stabilire un dialogo... Anche da morto, ognuno vuole che il suo romanzo venga letto. Le pagine si possono leggere anche tutte, volendo, ma, ovviamente, questo capita assai di rado. La mia tomba» aggiunse la signora « è sempre ricoperta di fiori freschi. Gliela farei vedere perché è vicinissima da qui, ma come si fa?... E mezzora che siamo sul pianerottolo e siamo avanzati soltanto di qualche metro. Ma quanta gente... complimenti. Non ne ho mai vista così tanta.»
(continua... forse)
Dove?