



C'è il giorno del NON compleanno, dice Alice, che è tutti i giorni meno uno. E poi c'è la non festa della donna: tutti i giorni meno uno anche quella (questo lo dico io mica Alice)
Così per la NON festa della donna, che ricorre anche oggi (e non c'è da regalare mimose), ho deciso di fare un omaggio a tutte le donne portatrici (più o meno sane) di blog con la proiezione del nuovo film Indovina chi viene (non a cena...) Indovina chi viene... e basta.
Il film, qui, è dedicato sì ma può essere visto, con interesse o disinteresse, diletto o sdiletto, anche da chi donna non è.
Maria Strofa al bagno.












Il testo di Uomini soli, qui, ha avuto una genesi molto tormentata.
I Pooh, volendo entrare nel giro della canzone d’autore, chiesero al grande poeta Piero Menardi (e chi non lo conosce?) di scrivere un testo per loro.
Piero Menardi, dopo molte insistenze si decise a comporre un brano che chiamò Don Chisciotti.
Dovendo presentarlo a Sanremo, i Pooh ebbero timore che non sarebbe stato compreso dal grande pubblico e apportarono numerose modifiche al testo di Piero Menardi.
Nonostante lo stravolgimento dei Pooh, si notano però ancora molte analogie tra i due brani (PM: perduti nella correlazione della selva/Pooh: perduti nel Corriere della Sera; PM: Diacronicità/Pooh: Dio delle città). Ecco il testo originale:
Don Chisciotti di Piero Menardi
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Uomini brevi e intonsi, senza rima
con endecasillabi spettinati
e magre gamme
perduti nella correlazione della selva
toraci epidittici e satirici
palinsesti flosci
con sparuti campi lessicali.
Diacronicità... e dell’intensità
se è vero che ci sei e hai versato più di noi
vediamo se si può imparare questa rima
e magari un po' cambiarla
prima che ci cambi lei.
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Uomini senza sillabe assonanti
con incipit stichici e timidi
che non hanno in terra alcun locativo
e che pagano la frase
la mise en abŶme!
per concludere i loro versi geminati
in orgasmi ermetici
merisma liquido che strofa e sgocciola
come pioggiacida nel prefisso
a pregare che il loro spirito
si preservi almeno qualche istante
prima che finisca nella spezzatura
immemore
ma diacronicità... e dell’intensità
magari tu ci sei e proclisi non ne hai
ma quaggiù non siamo in chiosa
e se un uomo perde il feedback
è soltanto un uomo scempio.

Ogni nazione, è questa la morale della favola, riscrive come può: in Francia, come racconta Borges, Pierre Menard riscrisse il Don Chisciotte; in Italia i Pooh hanno riscritto Don Chisciotti di Piero Menardi.
°°°
[In visione nella sala 2 del cineblog, qui, un nuovo film: Il racconto del riconto di Ridely Scott]
pag 123 E lo stesso si può raccogliere da molti altri filosofi, non solamente platonici, ma peripatetici; e particolarmente Alessandro Afrodiseo non vuole che l'immaginazione sia ne l'uomo imperatrice del consiglio, ma che sia riposto in lui il consultare. [Torquato Tasso - Lettere dal manicomio; le Nubi edizioni]
[Scelto da didolasplendida, al cui sito rimando per spiegazioni, scelgo Paolo Ferrucci, biancamara e gaja.]
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I sentimenti hanno parole logore
e io fatico a trovare segni condivisi
più eloquenti di un pudore muto.
I sentimenti non hanno parole nuove
ma tiamocomenessunohamaiamato
mi sembra un po’ diverso
scritto così tuttattaccato.

geipèg made by madeinfranca
Informiamo che è ancora disponibile la visione dei film per adulti:

mortalità
Augurando a quelli che vogliono sentirselo augurare un Buon Natale, e disaugurando gli altri, celebro anch'io il Santo Giorno non scrivendo un nuovo post.
Vi segnalo soltanto questo film di Ingmar Bergman di cui ho fatto qui un remèic e che può essere infilato tra un panettone e l'altro come un candito.
[Ritratto di Maria Strofa della pittrice Gabryella]
[locandina di decablog]
Platy è una ragazza appassionata di filosofia e in particolare di Platone.Tutti, perciò, la chiamano Platy Woman. Ecco un dialogo platonico di Platy in due tempi. Cliccando su alcuni termini è possibile averne una definizione più estesa.
PRIMO TEMPO

Ho un'idea...

Figurati se Platy non aveva un'idea...

Voglio vedere se c'è il noumeno, qui...

Adesso Platy gli spiega il mito della caverna, altro che noumeno!

Non ho idea di cosa sia questo noumeno, ma se cerca lì va bene.
FINE DEL PRIMO TEMPO



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SECONDO TEMPO

Platy, adesso basta con questa storia del noumeno!

Ah sì, Aristotele, chissenefrega del noumeno: sei un fenomeno!

Ho idea che Aristotele mi sposi, devo averlo infigato ben bene...



Platy Woman, il film di Natale visibile nei migliori blog!

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« Ho l'età del Big Bang » mi disse il vecchio.
« Sono tutte idiozie quelle che raccontano gli scienziati.
Il Big Bang è stato quando Dio si è sparato.
Io ero lì e L'ho visto.
Tu sei la seconda persona dopo Nietzsche
a cui ho detto che Dio è morto. »
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C’è stata una lotta tra angeli e cherubini
per prendere il comando.
La mia fazione (io ero un sottangelo) ha perso.
Non riuscivano a eliminarmi.
Mi hanno impiccato, trafitto con spade di fuoco
Satana mi è entrato dal culo e uscito dalla bocca: niente.
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Ero immortale. Dio è riuscito suicidarsi perché può tutto
ma un sottangelo non può morire.
« Togliti dalle palle » mi hanno detto i cherubini.
« Qui comandiamo noi. E se vai per il mondo
ricordati di farci sapere quando vorrai fermarti con l'età.
Scegli l’età che vuoi e noi te la blocchiamo per sempre. »
Arrivai sulla Terra in forma di quindicenne.
Decisi che avrei continuato fino a trentadue
e poi, nel pieno vigore fisico mi sarei fermato per sempre.
A trentadue anni mi innamorai.
Lei era sposata e io mi fissai di aspettarla.
Avevo letto L’amore ai tempi del Colera di Marquez.
L’amore vince sempre, mi son detto.
Ma vaffanculo te, l’amore, e Marquez!
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Il marito di lei non era immortale, no
ma ha resistito fino a settantanove.
Sono morti insieme, lui e lei, cadendo abbracciati dalle scale di casa.
Quando l'ho saputo avrei voluto suicidarmi dal nervoso
ma essendo immortale non potevo.
Non volli fermarmi a trentadue
e vederla invecchiare da sola
così sono andato avanti di età con lei.
Adesso ho ottantadue anni.
Mi sono fermato, sì
ma non mi tira più l’uccello.
Ho i reumatismi dappertutto.
Ho letto tutti i libri come Mallarmé e la carne è stanca.
Mi annoio da morire.
Io sono immortale » disse il vecchio.
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[Le foto sono di leo]

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[La mia antenata Maria Strofa]
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Le prostitute non baciano in bocca: così dicono, così si sente dire.
Elleno prostitute sogliono attribuire tale usanza all’intimità maggiore che avrebbe il bacio rispetto al coito.
Non la pensava così, tuttavia, una mia antenata di cui pubblico un documento eccezionale; ella si chiamava Maria Stanza, figlia del Duca Mario Ritornello, andata in isposa prima al Conte Lucangelo Verso e poi al Marchese Bonifacio Strofa di cui ha mantenuto il cognome, disceso per li rami e giunto fino a me.
Benché le croniche dell’epoca non ne facciano minzione, Maria Strofa fu la cortigiana preferita di Machiavelli che la conobbe tramite quel noto ruffiano di Salviati.
La poesia di Maria Strofa fu ritrovata nel 1986 insieme con la famosa lettera del Machiavelli ad Alamanno Salviati.
Per non isporcare la riputazione del Machiavelli, gran puttaniere, tale lettera fu distrutta. Una copia trascritta su foglio A4 fu recapitata per gentilezza alla mia famiglia in forma anonima da tale Henry Newbolt.
La lettera si concludeva con questa frase: Dovemmo distruggere l’originale per salvare la reputazione di Niccolò. Come dicono che dicesse Machiavelli: il fine giustifica i mezzi.
In questa poesia, smentendo le teorie odierne che vorrebbero nel bacio un fatto di maggiore intimità sentimentale rispetto alla penetrazione (anche ove si adisca vaso indebito) Maria Strofa spiega perché Ella ricusasse di baciare i suoi clienti. Sono motivi culturali e niente affatto romantico amorosi.
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Femminista avanti lettera, donna colta e snob, benché gran puttanone, la Strofa (Alamanno Salviati la chiamava Maria Scrofa) temeva che la troppa contiguità con il cliente potesse contagiare, per simpatia, la purezza delle sue virtù cerebrali diminuendone la forza e la sostanza. Ella non baciava, adunque, molto più per riguardo all'intelletto che al sentimento.
La poesia si intitola:
Conciossiacosaché abbiti lo mio corpore ma non la mia lengua.
Per ispiegar grande cattiveria
delli pigmei (uomini piccini)
diceva Rabelais, con aria seria:
che hanno merda e cuor troppo vicini
Benché puttana, io, mai non bacio in bocca
(se pur permitto ch’ovunque mi s’incocca...)
e dico ad alto e basso, a questo e a quello:
la bocca ho assai vicina allo cervello!
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♦♦
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La tua ava (qui, una versione censurata del ritratto) si depilava l’area sopra il labbro e poiché il contatto risultava, di fatto, molto scabro, non baciava. E credo che la meschina ricorresse al debaffamento per non far sgamare ch'era una falsa bionda ("il mezzo giustifica i fini") [senzaqualita]

Con ogni evidenza, chi teme che qualcuno gli porti sfiga non sa che la sfiga lo ha già visitato da un pezzo. [erostratos]
Questa frase me l'ha inviata erostratos in email parlandomi di Mario Praz (anglista Sommo) di cui tante persone, ancora, temendo che porti sfiga, non pronunciano il nome e lo chiamano soltanto il Professore. Io l'ho associata anche alla sublime MIA MARTINI... a cui la dedico.

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Avevo fatto leggere qualcosa
a un tale che poi mi aveva presentato un tale:
era uno di quelli che ti fa pubblicare
anche la lista della spesa.
Gli ho dato le poesie
che mi sembravano più buone.
Non sei mica Shakespeare
mi ha detto dopo averne lette due.
Aveva l'aria grave di un dottore
che sta guardando le lastre.
Intanto continuava a leggere.
Non sei mica Shakespeare ha detto facendo
segno che aveva finito.
Ho sorriso triste come per esprimere
che mi dispiaceva dare tanta delusione.
Non sei mica Shakespeare ha
ribadito il critico con uno sguardo
che diventava sempre più critico.
A un certo punto, mi ha fatto capire che
voleva leggermi anche nelle mutande.
Non sono mica Shakespeare gli ho detto
tenendo le mutande indosso.
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Se ne è andato ingrugnito sbattendo
le poesie sul tavolo.
Che cosa cercava nelle mie mutande?
Il sonetto 155?
Non sono mica Shakespeare.
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[L'opera di Catellan, in alto, mi è stata inviata da oyrad]









Ma très chère Cousine!
Ti cago sul naso e tutto attorno al mento. Adesso auguro una notte buona, smerdi il letto finché risuona; dorme contento chi tira il culo su fino al mento.
Nel frattempo mi stia bene, ah mi arde il culo come fuoco. Che vorrà mai dire? Che la merda vuole uscire? Sì, sì, merda io ti conosco, io ti vedo, io ti gusto. Smetto di scrivere. Se guardo fuori dalla finestra, l’odore scompare: finalmente la mamma mi dice: scommettiamo che ne hai mollato uno? No, non credo mamma. Faccio la prova, mi infilo il primo dito nel culo, poi annuso e – esce: provatum est!
Perdoni la mia brutta scrittura, ormai la penna è vecchia, da quasi 22 anni cago dallo steso buco, e non si è ancora consumato! – nonostante le volte che ho cagato – e con i denti la merda ho staccato.
Hop non me lo stringere, leccami il culo. Del mio fatto sono sicuro, dovessi ancor oggi fare uno stronzo duro, pur se tra due settimane sarò a Parigi, glielo giuro. Stronzo! – merda! – cacca! – o dolce parola! – cacca!- pappa! – anche bello! – cacca, pappa – cacca lecca – leccacacca. I miei complimenti a tutti gli amici, e chi non ci crede mi lecchi senza posa, da adesso al giorno del Giudizio, finché il senno mi ritorni a iosa. Da leccare ne avrà per un pezzo, mi vien paura se ci penso adesso, temo che la merda possa finire, non ne potrà più tanta digerire. Dunque venga di sicuro, altrimenti cago duro; e allora le porgerò io stesso i miei di persona, le chiuderò il culo con della cera buona, le sua mani bacerò, con lo schioppo didietro le sparerò, l’abbraccerò, un clistere davanti e dietro le farò. Merda - il parroco di Rodempl ha leccato il culo alla sua cuoca. Il mio culo viennese non è: il Tura Michele c’è ancora? Soffiami nel buco ognora.
Il suo sincerissimo cugino e amico Wolfgang Amadè Mozart!
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sta lettera è un mio collage di nove lettere di Mozart scritte alla cugina e pubblicate da SE.
Questa lettera è un mio collage di nove lettere che Mozart scrisse alla cugina: lettere pubblicate da SE, 94 pagine, 12 euri.
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Nessuna parola è stata aggiunta, nessuna modificata.
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Ora ci si chiede: considerando che tutti abbiamo tanta merda da distribuire in giro (ad amici, amori, parenti, e anche a noi stessi) e non sempre si riesce a smaltirla tutta, ciò che pregiudica concentrazione e spiritualità, vuoi vedere che qui si spiega il segreto del genio di Mozart?
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Lui distribuiva tutta la merda che aveva alla cugina, sicché rimaneva puro spirito e poteva comporre, libero dalla gravità del corpo, la sua musica sublime.
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Oppure c'è un rapporto stretto, più stretto di quanto non si voglia credere tra Spirito e Materia? Merda e Arte? Lo spirito si affranca mai dalla merda? L'arte sublimerda?
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Rivolgo il quesito a due categorie di specialisti:
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1) Specialisti di Mozart
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2) Specialisti di merda
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Marco è il mio migliore amico.
Non c’è malizia tra noi:
né ambiguità.
Però è un amico e spesso
mi fa richieste strane
(gli amici, bisogna aver pazienza!)
.
Marco, quando viene a trovarmi
mi chiede di guardare lì...
Ha sempre con sé una torcia elettrica.
Io mi metto come dal ginecologo.
Lui guarda, guarda, poi mi guarda ancora.
"Tu lo sai che cos'ha di particolare?" mi chiede.
"Perché... io... tutto questo... come dire...
entusiasmo nostro, ecco, non lo capisco.
Di noi uomini, dico."
Guarda, aggrottando la fronte
e muovendo la torcia.
Si gratta in testa.
Me la divarica un po'.
Cerca di guardare bene anche dentro.
E' delicato.
"Ma secondo te noi uomini siamo normali?" mi domanda.
Guarda e tira su col naso.
"Insomma... a vederla bene
non è poi tutta 'sta gran roba.
Cioè tu sei bella, eh? Per carità. Sei stupenda.
Parlo solo della patatina (la chiama patatina!), eh?...
Presa da sola... la tua patatina è come dire...
Cioè è uguale alle altre, ma dico la patatina in sé... "
Si allontana per guardarla un po' da lontano.
Poi si riavvicina.
"Dov'è il trucco?"
Scruta per un'ora, si interroga, fa domande
sempre le stesse a cui ormai non do più risposta.
"Secondo te perché noi uomini
vogliamo entrare sempre qui dentro?
Un uomo salta fuori dalla patatina, giusto?"
Annuisco.
.

Dico bene?"
Annuisco.
"Non ha senso, cazzo. Esci entra, esci entra. Potremmo
starcene un po' calmini.."
"E' vecchia" dico io.
"Che cosa?"
"La storia dell'entrare e uscire
Ci hanno già fatto un sacco di battute
E' vecchia."
"Ah, certo. E' vecchia" fa lui.
Muove la torcia, me la divarica
piega la testa di lato, come a cercare
un miglior punto d'osservazione.
"Secondo te noi uomini siamo normali?" mi chiede.
Guarda ancora.
Si accende una sigaretta.
.

"Ti è mai capitato qualche volta" mi chiede
"che uno ci andasse dentro completamente?...
In certi casi quando spingo troppo forte mi viene
anche questa paura qui, a me. Penso: e se adesso
fossi risucchiato nel buco nero? Mi passa fin
l'erezione. Puoi dirmelo, eh?... Nessuno ti è
mai entrato dentro testa e piedi?"
Faccio di no con la testa.
"Mi fa paura l'idea... ma sarebbe l'unica soluzione.
Entrarci intero, dico.
Secondo me ad andarci dentro del tutto
si capisce che cosa c'è di speciale lì dentro.
.

Quando si nasce non si capisce mica tanto bene.
Chi si ricorda che cosa c'era?
Bisognerebbe andarci dentro ben bene da adulti
stare lì una settimana, girarla in lungo e in largo
per capire tutto il mistero.
Andarci dentro a Natale, per esempio
che c'è un sacco di tempo libero."
Spegne la sigaretta e punta ancora la torcia.
" Io non vedo niente, ma deve esserci
un trucco da qualche parte.
Un'ampolla con un filtro che ci obnubila
gli ormoni.
Dove hai nascosto l'ampolla?
Dài tu che lo sai, dimmelo dov'è il trucco.
Perché noi uomini siamo attratti così
irresistibilmente dalla patatina? "

Si gratta in testa e cerca le parole.
Poi avvicina l'orecchio, in ascolto.
La prima volta gli ho chiesto che
cosa facesse.
.
"Voglio sentire se c'è un fischio.
Dov'è il fischietto per richiamare gli uccelli?
E' questo il trucco, vero?...
Tu hai mai sentito che fischi la patatina?
.
Scuoto la testa in segno di diniego.
.
"Che strano... A vederla così, la patatina sembra che non
nasconda niente... Forse più dentro, ma come si fa
a tornare nell'utero? A vedere se ci sono
ampolle con filtri e fischietti da richiamo..."
Spegne la torcia e si sdraia estenuato sul divano.
"Va bene, nemmeno tu vuoi dirmelo...
Voi donne lo sapete ma non ce lo dite...
ma prima o poi arriverò a capirlo dov'è il trucco...
arriverò a capirlo."

[La foto della lampadina è di leo: sul suo blog anonimo
anomalo è riprodotta più in grande insieme con tante
altre bellissime]
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[Il geipèg della patatina l'avevo salvato
da Mutande di latta di sgnapisvirgola
post (ancora) disperso nel disastro!]

Il librobianco di gabryella è lo sviluppo di un'idea di Laurence Sterne che mise una pagina bianca nel Tristram Shandy; gabryella, meno tirchia del grande scrittore irlandese, di pagine bianche ne ha messe 580.
Il librobianco di gabryella, tuttavia, non è di quel bianco che più bianco non si può.
Se fosse un libro del tutto bianco, come quello che Virginia Woolf donò alla sua amante Vita Sackville-West, se fosse un libro disperatamente bianco (senza qualche nota decontestualizzata a piè di pagina) detto libro sarebbe del tutto nero, come ci spiega erostratos nella prefazione al libro collocata in nota a pagina 10.
Un libro non può essere disperatamente bianco, perché un libro bianco, ma bianco con disperazione, non è cosa che ignori la nerezza, nossignore, anzi, quella stessa nerezza, sottratta al novero dei confortevoli tesori dell’interiorità la cui funzione precipua consiste nel permettere agli allocchi di gloriarsi del loro disvelamento, la abita ora interamente, irredimibilmente, lo informa di sé con la flagrante pervasività di una speranza tradita.










Sui contenuti di questo libro c'è ancora grande mistero (erostratos ci ha inviato la sua prefazione in email chiedendo che restasse riservata, cosa che abbiamo fatto riservandola per questo post):
gabryella, dopo molta insistenza, ci ha anticipato tre note: le note a pagina 15, 16, 17,
La nota a pagina 15 dice: vedi nota a pagina 17
La nota a pag 17 dice vedi nota a pagina 16
La nota a pagina 16 dice: Questa nota non è una nota ma una pipPa, come abbiamo spiegato a pagina 18.

Ma la nota a pagina 18 non ci è stata mandata.
Vani i tentativi di avere altre anticipazioni da parte di gabryella. Abbiamo perciò incaricato un hacker di entrare nel suo computer (in quello di gabryella, non in quello dell'hacker); hacker che è riuscito, prima di essere fairuollàto, a farci avere le seguenti note:
nota di pagina 101:
Brava brava gabryella, ogni cosa sai far tu, qui la vita è sempre rosa solo quando ci sei tu. [nota di mariarosa]
Nota di pagina 102:
Blog runner - Ne ho visti blog che voi umani
non potreste nemmeno immaginarvi.
Blog da compatimento in panne al largo dello sbattimento di coglioni
E ho visto i fantasy di *** balenare nel buio vicino alle porte di Polenta e Osei.
E tutti quei commenti andranno perduti da Palermo a Chioggia come
lacrime nei fazzoletti Tempo. E’ tempo di morire [nota del cazzo o di Dick. Dick non ha mai scritto questa nota perché l'ho scritta io, ma Dick non ha mai nemmeno scritto l'originale Ne ho viste cose che voi umani... perché l'ha scritto Rutger Hauer]
Nota di pag 142:
Ma vaffanculo Tassinari, va’.
Nota di pagina 397:
Lucius Sergius Catilina se netabat culum cum carta velina. Carta velina se foravit, ditus in culum penetravit. (apocrifo di Teofilo Folengo)

Nota di pagina 420
Io muoio e quella puttana di Madame Bovary mi sopravviverà (Flaubert)
Nota alla nota di pagina 420:
Così Alfiuccio (La Frusta) la smetterà di dire che questa affermazione di Flaubert non è scritta in alcun libro e la riporta soltanto George Steiner.
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Nota di pagina 499:
Una foto di Hans Christian Andersen in costume da Lucio Angelini.
Nota di pagina 580:
[al lettore] Che cazzo stai sempre a leggere libri? Ma vai un po’ in giro su Internet. Fatti una vita vera, conosci avatar, avataresse. Get a life (account!)
Qualcuno di voi conosce altre note del libro di gabryella?

insomma, la gabry stava facendo una seduta spiritica: impetrava per il suo libro la benedizione di le corbusier (fanatico apologeta del bianco), ed ecco che a un tratto le vengon gli occhi scerpellini, li strizza, li strabuzza, li protrude, e quando li riapre uno guarda a babordo e l'altro a tribordo (tutti capiscono che ha cuccato sartre). poi comincia a sghignazzare, ma di brutto, non la finisce più... sbanfa! ci ha il parletico! nella convulsio, caccia fuori una voce grassa e chioccia di cui si afferrano a stento alcune parole schioppate: livre blanc (e ride)... audiberti (e ride)... ridicule... noirceur secrète (e ride)... désespérément ... uh!... au lait!... je me pisse dessus... je me pisse... e di colpo si arrovescia sulla sedia come le dive del muto. quando si rianima, la gabry, non ricorda nulla. e tutti a dirle wow, sapessi! le corbusier... un figo, gli è piaciuto un casino! vai tranquilla...
beh, si è commossa. ha estratto il fazzoletto dalla tasca e si è asciugata gli occhi.
aveva ancora un richiamo di esoftalmo, ma era carinissima. [erostratos]



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Quando morì l'architetto Frillozzi, trovarono il mio numero di telefono
nella sua agenda. Fui convocata per un interrogatorio dall'ispettore Giacomoni del comando di Polizia. Nell’agenda, oltre al mio numero di telefono, la parola stupefacente era associata più volte al mio nome.
« Lei conosceva l'architetto Frillozzi., signora? »
« Lo conoscevo, sì. »
« Risponde al vero che lei lo riforniva di sostanze stupefacenti? » domandò Giacomoni facendo una smorfia tipo detective americano.
« Sì » confessai.
« Può dirmi anche quali? »
« Solo una » risposi. »
« E come si chiama? »
« ... »
« Signora, urlò l'ispettore Giacomoni, irritato per la mia riluttanza a rispondere. «Frillozzi è morto tutto in un colpo. L’autopsia stabilirà se si è trattato di overdose o di altra ragione. Ma lei rischia grosso se non collabora. »
« Overdose? » piagnucolai. « Ma Frillozzi la prendeva una volta alla settimana, da me. Non può essere stata colpa mia se l'architetto è morto di overdose. Si vede che si riforniva anche altrove. »
« Mi dica come si chiama la sostanza stupefacente o la arresto » minacciò l'ispettore.
« Be... »
« Be...?»
« Be… »
« Be…? »
« Bernarda... » risposi, arrossendo.
« Bernarda? » sgranò gli occhi Giacomoni.
« Bernarda » ripetei.
« E che droga è questa bernarda? »
« Droga? Ma, ispettore... io parlavo della... »
« Della?... »
« Della passerina… la patonza... Insomma, come devo chiamarla? »
« Lei parlava della passerina?... La passerina?...Ma io le avevo chiesto se faceva uso di sostanze stupefacenti. »
« Giustappunto, ispettore: l'architetto Frillozzi, ogni volta che aveva finito di fare all’amore con me, diceva sempre stupefacente! stupefacente! Non mi ha detto lei che Frillozzi lo ha scritto sull’agenda che la mia... cioè, che io sono stupefacente? »
Avevo appena finito di fare questa dichiarazione che entrò nella
stanza il braccio destro dell'ispettore Giacomoni: il tenente Sganozzi. Nelle inchieste lavoravano sempre in coppia come Sherlock Holmes e Watson.

I due erano inseparabili.
« Allora, ispettore » chiese Sganozzi, Ha confessato? E' stata la Signora, qui, a dare all’architetto la sostanza stupefacente? »
« Non so ancora » rispose l'ispettore Giacomoni « Devo recarmi al di lei domicilio per fare ulteriori accertamenti. Andiamo, signora. »
« Ispettore, » domandò il tenente Sganozzi « vengo anch'io? »
« No, tu no. »








°
Gli ho fatto da mangiare
Gli ho lavato le mutande
Gli ho stirato le camicie
Gli ho fatto anche un pompino
(a gentile pretesa)
Lui non mi ha fatto niente.
(Quando è venuto, ha fatto Ohhhhhhhhhhhhh
come i bambini di Povia)
Si è addormentato russando
non senza dirmi che mi trova ingrassata.
Aspetto sempre la mezzanotte, con trepidazione
per timore che finisca questo
ballo in casa del Principe.
Per aspettare meglio, a volte,
metto il piede dentro il portacenere di vetro
pieno di cicche sue
e mi dico che è una scarpina.
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[La storia di Fighèntola è dedicata
a sgnapis virgola per queste ragioni.]
[Post gemellato con hidra]

Ci informano dalla regia che sgnapisvirgola è tornata a postare dopo il grave danno tecnico che le aveva distrutto il blog. Ecco un'istantanea di sgnapisvirgola prostrata dall'incidente. Ma a giudicare dal suo ultimo post, deve essersi rimessa notevolmente bene!

Una volta ci siamo incontrati:
tu stavi andando a puttane
e io a comprare un bestseller per mia cugina.
Adesso tu scrivi bestseller,
mia cugina è morta
e io faccio la puttana.

Una mattina, destandomi da sogni inquieti,
mi sono trovata uno sconosciuto che dormiva nel letto.
« Scusi, » gli chiesto, svegliandolo con relativo garbo
« lei che cazzo ci fa qui? »
Lo sconosciuto mi ha guardata spaventato.
Poi ha dato un'occhiata in giro.
Infine si è guardato tutto il corpo.
Sembrava non si fosse mai visto prima.
« Dio bello, ho subìto una metamorfosi » mi ha detto.
A sentire lui viveva in casa mia da molto tempo
Era sempre stato un insetto mostruoso.
Avrei voluto dirgli che non era un adone nemmeno da uomo, ma tacqui.
Non mi sembrava la questione principale.
Ho lasciato che si ambientasse un po’ nella sua nuova forma.
Gli ho chiesto come voleva essere chiamato.
Abbiamo provato tanti nomi. Alla fine ha scelto Cappa.
Si è messo un mio pigiama per coprirsi almeno in parte.
Gli ho preparato anche un caffè.
Man mano che prendevamo confidenza si è fatto più intraprendente.
Siccome già mi conosceva, poiché abitava in casa mia da tanto,
mi ha chiesto se poteva scoparmi.
Da insetto aveva sempre goduto poco, mi ha riferito.
« Ho visto quel che succede qui... e mi sembra più interessante...
Vorrei provare. »




« Scopare mi sembra eccessivo, visto che non ti amo » ho replicato.
« Magari mi produco in uno strip-tease e tu ti fai una sega.
E poi sei un uomo da poco tempo e devi fare esperienza.
Tutti gli uomini cominciano così. Si imbottiscono con un bel po’
di pugnette prima di arrivare al dunque. »
Mi sono spogliata e lui ha cominciato a toccarsi.
Un fenomeno!
Cinque volte una dietro l'altra.
« Adesso basta » gli ho detto al principiar della sesta.
« Ora pensiamo a cose più serie. Abbiamo per le mani una fortuna.
Narriamo al mondo la tua esperienza e diventiamo famosi.
Una metamorfosi non capita tutti i giorni. Apriamo un blog.
Soldi, interviste. Facciamo a metà, va bene? »
« Ci sto » ha detto.
Sono andata a fare pipì un attimo.
Quando sono tornata non c'era più.
Il portinaio ha detto di non avere visto nessuno sconosciuto uscire.
In ascensore non c’era, per le scale nemmeno.
Non so che cosa concludere.
O Cappa è tornato insetto per colpa del troppo godere
(sul pavimento c’era uno scarafaggio che sembrava morto per un coccolone)
oppure è scappato per aprire un blog da solo.


[Operai al lavoro nella mia casa. Dopo la scomparsa di Cappa ho cambiato tutto il parquet
in segno di lutto, casomai vi fosse deceduto davvero. La foto è stata scattata da oyrad Caillebotte]
Post gemellato con http://citarsiaddosso.blogspot.com/2006/10/lo-strano-caso-di-gregorio-s.html

La Settimana Enigmistica vanta numerosi tentativi di imitazione, ma La Settimana Enigmistica è l'imitazione di Una Giornata Enigmistica? La giornata del 16 giugno 1904?
Ci ho messo tanti enigmi e rebus che i professori avranno da fare secoli per capire quello che volevo dire, e questo è il solo modo per assicurarsi l'immortalità. [James Joyce, a proposito dell'Ulisse: dichiarazione confermata dalla biografia di Richard Ellmann e da questo libro]
Incaricato di dattilografare il monologo di Molly Bloom, il poeta Robert McAlmon seguì dapprima il testo di Joyce, poi, annoiato dal lavoro di trascrizione da un manoscritto pieno di scarabocchi e da quattro quaderni pieni di aggiunte evidenziate in rosso, giallo, blu, porpora e verde, prese una scorciatoia e cambiò l'ordine dei pensieri di Molly: tanto, essendo un monologo interiore, monologò interiormente McAlmon, non cambiava nulla: Molly poteva ben aver pensato questa o quell'altra cosa una pagina o due dopo, o mai. Anni dopo, McAlmon riferì la cosa a Joyce. Joyce rispose che se n'era accorto e che gli stava bene così. [Fonti: 1 e 2]
P.S. geipèg trafugato a Gabriella Alù - post gemellato nr 1
Ho sempre adorato le citazioni, la possibilità di ricordare, collezionare, e collazionare!, le parole dei grandi spiriti che hanno forgiato l’umanità. Tutta la saggezza distillata in libri di aforismi, di massime, in libri di battute, in scatole di baci Perugina. Sin da quando comparve sulla Terra (questa è una citazione classica: perché con questa frase comincia il novantanove percento dei temi degli studenti) - sin da quando, dicevo, l'uomo comparve sulla Terra sentì il bisogno di raccogliere citazioni celebri, di tramandare alla memoria della specie le parole dei Grandi. Ecco qui un campionario di dieci citazioni d’autore, messe insieme con studio e con fatica, citazioni che difficilmente si trovano nelle antologie: ma che, come ognuno potrà constatare, sono ineccepibilmente d'autore.






Goethe: Fa tanto freddo.
Dostoevskij: Alla tua salute!
Shakespeare: Sono stanco.
Flaubert: Putain!
Stendhal: Sì, certamente.
Platone: Esco un attimo.
C. E. Gadda: Ah, congratulazioni sentitissime.
Proust: Ma sì.
Laurence Sterne: Si è fatto tardi.
Schopenhauer: Arrivederci.
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[Dedico questo post a madeinfranca e al suo bellissimo blog on n'est pas de mimosas]
Jane Austen, Goethe, Rabelais, Flaubert (tranne il primo capitolo di Bouvard e Pécuchet), Calderon de la Barca, Stendhal, Zweig, Maupassant, Boccaccio, Proust , Zola, Balzac, Galdos, Lovecraft, Edith Wharton, Neruda, Alejo Carpentier, Thomas Mann, Garcìa Marquez, Amado, Tolstoj, Lope de Vega, Garcìa Lorca, Pirandello.
Ho dimenticato Borges.
Un giorno da Borges suonò il postino e gli consegnò un grosso pacco che conteneva un’edizione di lusso del suo racconto Il congresso del mondo, pubblicata in Italia da Franco Maria Ricci. Era un volume enorme, rilegato in seta nera e racchiuso in un astuccio pure di seta nera, con impressioni in oro, stampato su carta a mano azzurra di Fabriano; le illustrazioni (pitture tantriche) erano incollate a mano e ogni esemplare numerato. Borges mi chiese di descriverglielo. Ascoltò con attenzione e poi esclamò: "Ma non è un libro, è una scatola di cioccolatini!" e lo regalò senz’altro allo sconcertato postino.
P.S. Gli autori di cui sopra era Borges che non li sopportava, come racconta Manguel di cui riporto l'aneddoto. [Con Borges; Alberto Manguel; Adelphi; 7 euri e cinquanta]





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Stasera te la do, la figura, Trocheo:
e non è retorica.
Chiasmami, orsù, Trocheo!
Aspetta, prima mettiti il colophon:
non vorrei restare incipit.
Sì, dài... no, non metàfòra!
Trocheo!
Qui, qui, tra le mie enjambment!
Nella cesura...
Oh, ma che scazonte che hai!
Che metrica! Com'è glossa la catafora.
E le tue ipallagi.
Sono tutta ballata...
Senti come sdrucciola
lo scazonte nella mia topica.
Che versi mi fai fare!
Mi sandhi?
No, il colon no, amore.
Ancora nella topica, ti prego.
Hysteron próteron, sì: ma stasera
solo próteron!
Dattilo, dattilo quel giambo.
Voglio la tua polisemia!
E io ti do la metonimia.
Spondèa, Trocheo, spondèa!
Fammi raggiungere il climax.
Sì, così, verboooooooooo...
Come mi chiasmi bene, Trocheo.
Glotto, ah come glotto...
Oh... si è rotto il colophon, Trocheo,
e mi hai inondata della tua semiotica.
Non importa, sono stata dal gliconeo ieri
e mi sono fatta mettere la sineddoche.
Baccheami ora, Trocheo, fammi le cobbole
alle figure, lo sai, dopo la copula
piacciono tanto le cobbole.

Un mese fa mi è arrivata un’e-mail con un allegato.
L'ho aperta e lo schermo si è offuscato.
Si sono sentiti dei botti terribili.
Sembrava giunto capodanno,
poi una nuvola di fumo - tipo concerto pop -
e dal computer è saltato fuori un marcantonio grosso così.
E' uscito dallo schermo come un neonato dalla vagina,
soltanto che era già uomo fatto.
Un metro e novantacinque per ottantanove chili.
Pareva un incrocio fra Mastro Lindo e Gerard Depardieu.




Mi ha detto che si chiamava Jean Baptiste Tuzzariello,
e che era una specie di replicante.
Quelli come lui vanno nelle case della gente
tramite i virus allegati alle e-mail.
« E adesso cosa si suppone che farai in casa mia? » gli ho chiesto.
Ho provato a formattare l'arduo disco ma non se ne andava.
« Niente » fa lui « Ti sei presa il virus e adesso mi tieni.
Hai aperto l'allegato. »
Non c'è stato verso di chiamare la polizia
perché mi ha sequestrata in casa.
Mi seguiva anche al gabinetto,
sebbene fosse molto discreto in certi momenti.
Pipì si voltava verso il muro. Popò usciva dal bagno.
Mi ha requisito il telefonino, ha staccato il telefono
e ha voluto la chiave dell'appartamento per chiudermi dentro.
Dell'organizzazione che lo ha creato non ha voluto dirmi niente.
Forse non lo sapeva nemmeno.
Perché noi cosa sappiamo di noi?
Come se andassimo sul pianeta Mercurio - metti -
e i mercuriani ci chiedono chi ci ha creati e perché.
Che cazzo gli dici di sostanziale?
Lui è nato, come noi,
si spostava, e non sapeva molto altro.
Si cibava soltanto di legno
In due giorni mi ha fatto fuori una scrivania e tre sedie del salotto
(le briciole le usavo come segatura quando il gatto sporcava).
Fortunatamente l’ho convinto a mettersi a dieta.
Ha accettato a patto che non trattassi il legno con Pronto
perché gli venivano degli sfoghi nella pelle.
Baptiste aveva poteri magici con gli animali.
Quando il mio gatto ha avuto un blocco renale
lui gli ha soffiato in un orecchio e il gatto si è rimesso di colpo.
« Non accetto che muori » gli ha poi detto, come sgridandolo.
Anche i canarini in sua presenza cinguettavano felici.
Nei lavori pratici di casa era un fenomeno
uno di quelli che smonta una scrivania
e la trasforma in un divano letto.
Lavava i piatti, puliva casa
ed era appassionato di Telemarket.
« Mi compri quel quadro? E quello? E quello? »
Diceva che gli sarebbe piaciuto portarsene uno
appeso al collo a mo’ di ciondolo.
Una settimana fa, Jean Baptiste Tuzzariello è morto.
Gli avevo insegnato a giocare a briscola
ed era sempre molto gentile con il mio gatto che l’adorava
e si strofinava fra le sue gambe.
Baptiste stava mangiando un pezzo del mio comodino
(il cassetto)
quando ha strabuzzato gli occhi e si è dissolto evaporando nell'aria.
Il mio gatto, nel vederlo sparire, sembrava impazzito.
I canarini si sono ammutoliti.
Adesso che non c'è più, Baptiste Tuzzariello mi manca.
Vicino al computer metto sempre fiori freschi tutti i giorni.
Non so che cosa volesse, e perché, o chi l'avesse mandato
e che missione dovesse compiere nel nascere e nel morire.
Non so nulla di lui, ma nemmeno di me so molto di più.
°
evitando però di inciampare
nelle pieghe del tappeto del salotto
appestato dall’incenso al bergamotto.
Circumnavigare il tavolo di cucina,
sotto la luce al neon un po’ freddina,
passare nello stretto della lavatrice,
con un passo leggiadro, da danzatrice.
Valicare le montagne dei panni sporchi,
che spuntano dal cestone soverchi,
chè tanto ci si penserà al ritorno,
a rifar le faccende
e la casa splendidesplendente.
Mi dirigo verso la mia meta,
la mia località segreta.
Chiudo la porta a chiave,
e mi siedo sul pavimento
in una mezz’ora di raccoglimento,
lontano dal water,
più accosto al lavandino,
è proprio questo il mio nascondino:
il bagno di casa,
signori miei, olè,
come Virginia stessa suggeriva,
ecco la stanza tutta per sé.
[biancanera]
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son fortune. io mi sono decisa troppo tardi e oggi ho scoperto che il salotto è tutto prenotato fino alla befana. [casalingaprecaria]
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