[Questo post, per chi non desideri leggerlo, lo si può ascoltare recitato da cassiodorov: qui]
Mia nonna Emilia si ammalò il 5 novembre 1998.
Io non so se sia vero che il romanzo è morto, come si dice da più parti, ma che i romanzi si ammalino, anche gravemente, è fuori discussione.
Mia nonna Emilia non era proprio mia nonna Emilia ma il titolo del mio primo romanzo dedicato a mia nonna Emilia.
Stavo facendo le ultime correzioni a penna quando sentii il manoscritto aumentare di temperatura fino a diventare così caldo che, nel giro di pochi secondi, scottava come una patata bollente.
Appena il tempo di sorprendermi, che il malloppo di carta fu colpito al sistema nervoso; il manoscritto si agitò come un ossesso: pareva che un ventilatore invisibile sparasse violente folate d'aria tra i fogli, mettendoli in tale fibrillazione che gli A4 rimasero per lungo tempo in balia di prolungate convulsioni spasmodiche.
Terminato l'attacco, i margini delle pagine diventarono di colore violaceo; tra le righe, e in qualche caso anche sopra le righe, comparvero dei puntini rossi che si ingrandirono trasformandosi in grosse bolle giallastre destinate a scoppiare in rapida progressione.
Nel saggiarne alcune con la punta di una matita, uno schifoso liquido verdognolo zampillò con tale forza da schizzarmi fin sugli occhiali. Il vetro delle lenti non subì alcun danno, ma il liquido produsse sulla carta effetti devastanti, corrodendola e bucherellandola un po' ovunque.
Quando la febbre, che nel frattempo continuava ad aumentare, raggiunse il punto critico, al romanzo venne una crisi epliettica: le pagine che non avevano mai smesso di tremolare del tutto dilatarono a dismisura le pupille del testo (le o, e gli occhielli di a, e, g, p, q, b ,d).
Dai margini superiori dei fogli, filamenti bavosi discesero a piè di pagina, finché, a conclusione di forti convulsioni in cui gli angoli si ripiegavano e i bordi si increspavano in movimenti ondulatori e sussultori, le pagine si irrigidirono di colpo, facendosi dure e spesse come cartone.
Il mio primo romanzo si era ammalato gravemente. Per fortuna ne avevo una copia sull'arduo disco del computer ma...
(continua)
[Le illustrazioni La scrittura e La serenata dei folli sono di Mila Audaci, portatrice di un blog letterario, qui, molto ma molto raffinato. Suo è anche il blog Libri necessari.]
Cari lettori, quando consigliai Paolo Ferrucci di aprire un blog, e gli siglai il primo commento, non immaginavo che la sua stella sarebbe brillata così luminosa nel firmamento. Recenti sviluppi mi hanno portata a chiedermi (ma il senso di questa domanda si svelerà solo alla fine... se questo è un uomo...)

Qui lo vediamo ritratto da Decablog: crocifisso alla sua passione per Gaja Cenciarelli.
Eccolo fotografato da erostratos mentre si rifocilla con un gustoso manicaretto alla locanda di gabryella. Ferrucci ha tentato di circuire anche la locandiera e lei si è vendicata servendogli un topo in luogo del cappone richiesto.

Ferrucci è un personaggio poliedrico: lo vedete farsi una pera mentre triana è svenuta e gabryella lo riprende di nascosto.
Il Ferrucci in una delle sue versioni più famose: Ferrucciòlmes fotografato sempre da erostratos.
Ferrucciòlmes non usa la lente di ingrandimento soltanto per rilevare impronte. Spesso e volentieri la usa per guardare la sineddoche delle signore.

E' un uomo passionale, come abbiamo detto!
Ferrucci osserva attentamente la sineddoche di casalingaprecaria che indossa un abito di erostratos

Qui, invece, Ferrucciolmes osserva la sineddoche di gaja cenciarelli in due versioni diverse (gaja, non la sineddoche!)
[gabryella]
[erostratos]
Ma la cosa più sensazionale deve ancora venire, siori e siore, e tutti voi alla fine vi chiederete come mi sono chiesta io... se questo è un uomo...
Ferrucci non è soltanto il commentatore d'animo buono che tutti i portatori di blog conoscono. Per amore si trasforma in o'malamente.
La sua metamorfosi cominciò quando Ferrucci si candidò a pretendente di gaja cenciarelli la cui sineddoche conosceva bene per averla tante volte osservata con la lente di ingrandimento. Eccolo alla guida della carrozza che porta al rapimento di gaja cenciarelli.
Ferrucci si era intrufolato subdolamente in una storia d'amore di gaja, trasformandola con il suo intervento in una sceneggiata.
[erostratos]
Ma chi, chi poteva immaginare quali doti avesse nascoste Paolo Ferrucci! Un'arma, la sua, che si è rivelata vincente. Siori e siore... ecco Ferrucci ritratto da oyrad G.B. Moroni che mostra fieramente la sua... armatura...
Minchia, Ferrucci: ma che hai lì sotto?
Anche la ritrosetta e viperina gaja, in una locandina di gabryella, dopo aver visto il pacco dono di Paolo Ferrucci, non accetta che casalingaprecaria si intrometta e tenta di strozzarla.
Siore e siori... io allora mi chiedo se questo è un uomo! O, forse... è un uomo chiamato cavallo?
Che cosa abbia lì sotto Ferrucci è facile immaginare, facile da scoprire (per chi non tema di scoprir morendo); molto meno facile rivelare Il mistero etrusco: il nuovo romanzo di Paolo Ferrucci nella prestigiosa edizione Sylvestre Bonnard in uscita a marzo e di cui si può leggere un'anticipazione in questa pagina.
Signori: se comprate il libro di Paolo Ferrucci vi verrà un... mistero etrusco... come il suo! Signore: regalate il libro di Paolo Ferrucci ai vostri uomini!
Paolo Ferrucci: uno scrittore! Un mito! Qui il suo blog.
Uno scrittore, un mito e una minchia, aggiungerei...
Anche suor Pralina fotografata da erostratos osserva compiaciuta il... mistero etrusco di Paolo Ferrucci. Pralina ne ha prenotate tre copie da regalare al suo bioverdurix.
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[erostratos]
[Qui per leggere la nuova puntata della vita di Paolo Ferrucci]
Avevo scritto un racconto che si chiamava l'inedito di Flaubert. No, si chiamava L'inedito di Dostoevskij... ma non importa. Potevo anche mettere L'inedito di Proust o di Tolstoj.
Racconto il racconto, per farla breve.
C'era una tipa maniaca di Flaubert che andava tutti i giorni in libreria e stava per molti minuti davanti allo scaffale della narrativa straniera. Immobile in un punto preciso: senza mai muovere lo sguardo.
- Desidera qualcosa? - le chiedevano i commessi vedendo 'sta povera catatonica.
- Cerco un libro di Flaubert - faceva lei scocciata.
I libri di Flaubert li aveva però tutti (anche la lista della spesa) sicché il commesso dopo avere snocciolato un po' di titoli si chiedeva che cazzo mai cercasse di Flaubert.
La tipa approfittava di un momento in cui non era osservata, e usciva furtivamente dalla libreria. Come faceva a dire che cercava un inedito di Flaubert? Eppure era tanto l'amore che aveva per questo scrittore che sperava sempre accadesse un miracolo.
Davanti allo scaffale della narrativa straniera guardava sempre alla lettera effe. E quando andava all'estero, comprava un sacco di libri di Flaubert perché con i titoli in lingua straniera le sembravano tanti inediti.
Ho svilito il racconto (pubblicato qualche annetto fa su it.cultura.libri e poi da una rivista parrocchiale) ma... cosa dire quando si crede di avere scritto un racconto di narrativa e ci si trova, invece, ad avere fatto una profezia?...
La tipa del racconto sono io, e quando vado in libreria davvero mi soffermo davanti allo scaffale dei classici per vedere se ci sia un libro nuovo di Dostoevskij, di Tolstoj, di Flaubert... Quel racconto descriveva una mia ricorrente perversione.
Il miracolo è avvenuto! Oggi. Guardavo più o meno svogliata quando... Era lì. C'era...
Mi sono cagata addosso. Mi sono cagata addosso.
Alla fine del 2003 nel cassetto di un mobile appartenuto alla nipote di Flaubert vengono ritrovati quattro scritti inediti. Yvan Leclerc che è direttore del Centre Flaubert (per email mi arriva anche il suo bollettino), accerta che si tratta davvero di inediti di qualità.
Mi sono cagata addosso.
L'Italia è un paese di poeti, di navigatori e di santi che non ci sono.

[Loreto van de Velde - nhuada]
Gran libro che parla di un impostore. Tradotto da
; qui il suo blog.
Ma l'impostore di cui vorrei occuparmi non è quello del libro di Tobias Wolff.
L'impostore è:
Stendhal.
Uno dei suoi libri più famosi:
Stendhal sostiene di essere stato così amico di Rossini da avergli prestato un abito.
Rossini, leggendo la biografia, si incazza come una bestia. Non ho mai conosciuto quell'impostore! E quello Stendhal non mi ha mai prestato una minchia di abito! (il tono è questo anche se le parole sono mie)
Rossini ha disconosciuto Stendhal per un litigio... o Stendhal è davvero un impostore?
Stendhal scrive una Storia della pittura completamente copiata. Aneddoti sui pittori li prende da Carpani.
Prendo i miei beni là dove li trovo dice Stendhal citando Moliére se i miei libri resisteranno, chi farà caso ai granelli d'oro presi nel fango?
Memorie di un turista sì, ma anche:

Tutto quando scritto qui è riportato da:
Secondo me, la più bella biografia di sempre (anche superiore alla leggendaria Vita di Samuel Johnson di Boswell)
Morale della favola: non necessariamente per essere scrittori (Stendhal è scrittore sublime) occorre essere onesti.
Aleardo Filarini era un dongiovanni del tipo bastacherespìri-noi-'nabòtta-celadiàm.
Aleardo Filarini incontrò Arnolfa Cesarani dal tabaccaio sotto casa. Mentre uscivano, da un cespuglio bisunto di capelli a triple punte, all'Arnolfa cadde un fermaglio a forma di farfalla.
- Oh grazie, non mi sta mai su - disse Arnolfa ringraziando Filarini che si era piegato a raccogliere il fermaglio.
Arnolfa non era una bellezza; ma raramente gli uomini se ne accorgevano, diremo parafrasando l'incipit di Via col vento. Gli uomini non se ne accorgevano, nel caso di Arnolfa, perché appena la sua sagoma si profilava ai loro occhi distoglievano lo sguardo nell'mpossibilità di sostenerlo.
Tralasciando i momenti di quando lei si guardava allo specchio, è lecito dire che 'na figa così brutta non si era mai vista.
- Che bella farfalla, - disse Aleardo Filarini - lei ama le farfalle?
- O czì - risose Arnolfa che aveva mosce tutte le lettere dell'alfabeto, mica solo la erre.
- Io ho una splendida collezione di farfalle, vuol venire a vederla?
- Sbolentiero - rispose Arnolfa che, attraverso la chiostra di pochi denti gialli e irregolari in cui si salvava dalle otturazioni solo un dente del giudizio spezzato, intendeva dire volentieri.
Aleardo aprì la porta di casa, fece accomodare Arnolfa sul divano e in quel preciso momento, tutte le farfalle della collezione, alla vista di Arnolfa, se ne volarono via in preda al panico.
[Immagini di pipopipo21]
In amore, invece, gli scritti volano e le parole restano.
Nosce te ipsum.
Conoscere sé stesso. Dopo di che non è più possibile vivere insieme con sé stesso.

Flaianus mi hai rotto er cazzum! Tu stai lì a fare la dolce vita mentre io vengo sbatacchiato ogni volta che la Strofa vuol far credere che è colta e che conosce il latinorum.

C'è sempre una lingua che non si conosce. Shakespeare non conosceva il greco ma nemmeno Omero conosceva l'inglese.
Odi et amo... Ehi, Motti... Motti!

Sì?
Lascia stare quel marziano a Roma e vieni a fare all'amore, dài. Lo sai che da me troverai un sano erotismo.

Un sano erotismo? Ma è come dire una bella dentiera.

... diliges proximum tuum sicut te ipsum.
Che minchia significat?

... ama il prossimo tuo come te stesso.

Amare il prossimo è la forma più raffinata di disprezzo per il prossimo. Si ammette che non si può fare altro che amarlo: e che per tutto il resto è inutilizzabile.

Odi et amo...

In amore bisogna essere senza scrupoli, non rispettare nessuno. All'occorrenza, essere capaci di andare a letto con la propria moglie.

Poi dicono che in Italia... Ma nel '900 mondiale... uno come Flaiano... me lo trovate? Secondo me, davvero, era un marziano a Roma.
**
Di Ennio Flaiano si è occupato in tre post molto belli
Paolo Ferrucciòlmes (fotografia di erostratos), qui.
Prologo di erostratos KING al post:
[Un commentatore di Maria Strofa ha bucato, per ritorsione, una gomma all'auto di Edda Gableri]
Ammetto che ho sbagliato.
Pensavo di scrivere questo unico post e di risolverlo con la battuta finale. I romanzi di appendice continuano, ma quello di appendicite continuava per finta! Era solo per fare una battuta.
Macché.. nei commenti è stato un tutto un invito a continuare, come se io avessi pensato a un proseguimento.
Nei limiti della mia popolarità di condominio, mi ritrovo come il povero Conan Doyle che non aveva più giurisdizione su Sherlock Holmes; quando lo fece morire per liberarsene, insorse l'Inghilterra tutta! Doyle dovette riscrivere altre avventure accadute prima della morte del detective.
[Sherlock Holmes fotografato da erostratos mentre si traveste da Paolo Ferrucci]
Il Francesco Cartuscella mi è sfuggito di mano e ora appartiene ai commentatori! Vogliono sapere che cosa è accaduto dopo. Cartuscella non è più mio.
E adesso?... Posso cavarmela mandando un fiore a chi mi ha commentato aggiungendo non volevo continuare, mi spiace, sorry?
Cartuscella l'ho messo al mondo, ma è stato adottato dai commentatori del mio condominio che me l'hanno riaffidato in adozione: portalo a spasso ancora, dicono. Dite!... Volevo scrivere e mo mi tocca fare la baby sitter del VOSTRO Cartuscella!
Obbedisco: obtorto collo ma obbedisco.
Una soluzione semplice sarebbe quella di far morire Cartuscella. Uno scrittore ha potere di vita o di morte; e quando un personaggio non sa più come farlo muovere, lo fa schiattare e bonanotte.
Ma già si è visto quel che accadde a Conan Doyle: e inoltre, se continuazione deve esserci... facciamolo vivere ancora un po' questo Cartuscella prima di farlo sparire.
*
SECONDA PUNTATA del romanzo d'appendicite L'uomo che centrava la tazza del water
Il chirurgo che operò Cartuscella riuscì a salvare lo scrittore, portò a casa la chiavetta USB, lesse il romanzo e se ne innamorò (sia del romanzo sia dello scrittore). Il chirurgo si chiamava Angelica Cherubini. Donna bella, giovane e colta, quando seppe da Cartuscella che cos'era accaduto gli chiese di sposarla.
Cartuscella, che non si fidava più delle donne, esigeva da Angelica continue prove d'amore. Chiese ad Angelica di centrare la tazza del water mentre faceva la pipì: ma lei doveva stare in piedi e pure bendata!
Poi le chiese di sbreccare ogni piatto del servizio di Limoges appartenuto a Maria Antonietta
e, infine, non pago, le chiese di ingoiare il bisturi con cui lei l'aveva operato. Angelica non sopravvisse all'operazione, ma oltre al bisturi ingoiò anche la chiavetta USB.
Cartuscella quando capì che cos'era accaduto, chiese la riesumazione della salma. Purtroppo (o per fortuna) Angelica era stata cremata.
Cartuscella perse il suo romanzo, e per sopravvivere diventò paroliere del cantante Povia. L'ultima sua canzone, dedicata alla chiesa italiana fa così:
Quando i Ruini fanno no
che meraviglia
Quando i Ruini fanno no
l'Italia in culo se lo piglia!
Edda Gableri è stata vista di recente sullo yacht di Briatore. Chissà se riuscirà mai a farglielo ingoiare.
[Fine]
[Fine, sì, ho detto fine]
Mentre ricordo ancora che il nome di Cartuscella è ispirato al blog di PenserEnsuite, qui, ringrazio pipopipo21 per tutte le belle immagini che mi permette di usare.
La foto di Edda Gableri con la gomma bucata da un commentatore del blog di Maria Strofa è tratta dal blog meraviglioso di DianaLove.

Di secondo nome, dopo Maria, io faccio Arianna.
Finché Teseo (si chiamava Teseo mio marito) non mi piantò in asso, io non mi ero mica mai chiesta perché qualcuno pianti in asso qualcun altro.
Teseo non era un intellettuale, ma ciavèva un uccello, santi numi, che pareva il minotauro; l'uccello era per metà uomo: nel senso che l'uccello ragionava come un uomo ed era metà uccello nel senso che un uomo, come si sa, ragiona sempre con l'uccello. La nostra convivenza fu tutta un labirinto.
Per guadagnare qualcosa, cucivo vestiti mentre Teseo, che viveva grazie ai proventi del mio filo, andava con il suo amico Giasone a caccia di velli d'oro, bruni o rossi che fossero. Spargevano i loro spermatozoi dappertutto. Chiamavo quei due gli spargonauti.
Quando Teseo mi piantò in asso e io telefonai alla mia amica Strina per dirglielo, proprio nell'istante che stavo per aprire bocca, mi chiesi che cosa significasse quell'asso in cui qualcuno ti pianta.
Non so, ma a me càpita così... Pur essendo disperata, quando la mia mente formulò il pensiero Teseo mi ha piantata in asso, prima di desiderare il suo ritorno o di farmi compiangere da Strina, volli capire perché così tante volte io dico certe cose di cui non conosco il senso.
Presi fuori un mazzo di carte da briscola, guardai l'asso di bastoni, ma non riuscivo a intuire nessun senso logico nell'espressione piantare in asso.
Si dicesse ti pianto UN asso, invece che IN asso, magari si capirebbe che chi ti abbandona ha voluto, come dire, mettertela lì...
Ma IN...
Anche a immaginarmi di essere piantata lì, in quell'asso, non ne venivo a capo: sì ero piantata in asso ma perché la locuzione ha questo significato tragico? Guardatemi piantata in asso: è cosa forse deplorevole? Vi sembra che io soffra?
No, la spiegazione doveva essere un'altra...
Eravamo andati in vacanza in Grecia, quell'anno, sull'isola di Nasso, quando Teseo mi piantò: e Teseo era un tipo strano che, oltre ad avere l'uccello come un minotauro, appena trovava qualche ragazza che gli piaceva, mi lasciava sola per andarsela a spassare.
Poi, come tutti i mariti che si rispettino, tornava sempre a casa. Ma quella volta, quando trovò lei, Sirtakia Scopapòpulos, mi lasciò definitivamente.
- Maria: ti pianto in (N)asso e vado via con Sirtakia Scopapòpulos! - mi disse Teseo.
Io, per il dolore, persi la testa, così come accade alle parole quando si beccano l'aferesi e perdono la prima lettera. Accadde anche all'ocazzo quando si ammalò d'aferesi e rimase solo un cazzo, se ricordate questo post.
Teseo aveva piantato me, Arianna, in (N)asso.*
*[L'origine mitologica della locuzione piantare in asso è attestata sia dal DELI sia dal GDIDLI di Gabrielli]
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Ecce blognauti!
Benché ognuno preso singolarmente sia di una bellezza assoluta, ammetterete che, visti così tutti insieme, gli avatar comparsi nei luoghi 1 e 2 fanno una certa impressione.
Arrivano i mostri! Ecco il grido imperioso che tormenterà le notti dell'usurpatore:
La sfida al bo-ok corral è cominciata!
Gli impavidi blognauti si uniscono per combattere e sconfiggere gli pseudolibronauti di Oliviero Diliberto.
Leo è riuscito a fotografare l'armadio in cui ci sono gli scheletri di questa vicenda editoriale.
oyrad così commenta questa opera buffa:
Il caso è stato sollevato da Lucio Angelini qui.
Si inserisce a sorpresa nella vicenda Paolo Ferrucci, qui.
Con il fiuto da detective che contraddistingue il nostro Ferrucciòlmes (fotografato da erostratos mentre cerca di risolvere Il mistero etrusco)
più di uno ha sospirato: Questa, allora, è la fine (non si sa bene se positiva o negativa!)
Preghiamo!
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[Altro plagio - gif di Senzaqualità]

[Locandina di Decablog]
Dopo avere letto i commenti al post precedente (commenti, in tal caso, è crasi di commoventi commenti: e io vi adoro a tutti!) ho deciso di chiudere il blog a mio nome e adottare, per ogni cosa che scriverò, lo pseudonimo di Oliviero Diliberto come suggerito da erostratos. Chissà che in questo caso non arrivi fra i miei visitatori anche Umberto Eco.
L'idea di vedere Umberto Eco tra un Paolo Ferrucci e una sgnapisvirgola, molto sotto goodnightmoon o Letizia Miciù, con hidra o gaja che gli soffiano il commento nr 1 per una frazione di secondo, è cosa che inserisco tra i desiderii della mia vita.
Ma prima di questo grave sacrifizio, rendo disponibile alla categoria della libera titolazione il mio secondo romanzo. Se ci fosse un parlamentare che ha bisogno di scrivere qualcosa e non sa che titolo metterci... ma prenda pure il mio!
Mi accorgo a posteriori di quanto fui inconsapevole profetessa nel chiamare il mio secondo romanzo Rotolibro d'autore.
Cancellato, come si può vedere dalla foto, lo pseudonimo Carlo Berselli sulla copertina, attendo sviluppi: il Rotolibro d'autore è ora Rotolibro in cerca di autore.
Il mio sogno, dopo Oliviero Diliberto che pubblica I libronauti con prefazione di Umberto Eco, sarebbe quello di vedere Fausto Bertinotti in Rotolibro d'autore con la prefazione di Alberto Arbasino; oppure Cossutta con Claudio Magris.
Molto ma molto meno gradito (quasi da querela) sarebbe un Buttiglione con Gabriele La Porta: ma addirittura da suicidio, invece, un Calderoli con Maurizio Belpietro.
I particolari della vicenda prendi il titolo di una persona sconosciuta e pubblicalo tu che sei famoso sono stati riportati da cazzeggi letterari, qui: post di oggi e di ieri.
f.to
il vostro Oliviero Diliberto.
- Guardi, non ce la faccio più - disse il barone Rigalberto alla grande scrittrice di romanzi rosa Elettra Montaguti Tamarindo.
Il barone Rigalberto era un personaggio così vivo e così ben tratteggiato che non gli mancava nemmeno la parola. Alla sera, Elettra Montaguti Tamarindo, dopo che aveva finito di scrivere qualche capitolo, si intratteneva in piacevole conversazione con il barone Rigalberto la cui vocina sottile ma chiara usciva dalle pagine dei libri.
- Che cosa c'è, barone? - chiese Elettra Montaguti Tamarindo.
- Io devo fare una cagata - disse senza mezzi termini il barone. - Sono anni che non cago, che lei non mi fa mai cagare. Ciò 'na pancia, se vedesse, che scoppia. Per favore, anche se devo conquistare la duchessa Fanfulla de' Sospiri, non mi interessa. Lei mi faccia cagare anche quando sono a colloquio con lei. Mi faccia scoreggiare, faccia ciò che vuole ma io ho questo desiderio. Non ce la faccio più.
Elettra Montaguti Tamarindo era posta di fronte a un dilemma atroce. O accontentare il barone Rigalberto e fargli fare una bella cagata, o mettere fine alla serie che l'aveva resa l'autrice più famosa di romanzi rosa.
Tutto era nato da quando il critico letterario Alemanno Fantaccini aveva stroncato Elettra Montaguti Tamarindo in un clamoroso articolo del Corriere della Sera. Elettra Montaguti aveva fatto l'errore di leggerlo al Barone Rigalberto. Il brano incriminato recitava così:
Ricchi, coraggiosi, belli e spericolati, è proprio al cesso che gli eroi rosa mostrano tutta la loro vulnerabilità. Negli altri generi letterarii, di qualcunque colore, anche se gli autori tralasciano di indicare quando e quante volte un dato personaggio vada di corpo, noi possiamo rappresentarcelo mentre caga senza che, a cagione di ciò, lui perda un'oncia del suo carisma.
Si pensi a Don Chisciotte, per esempio, a Raskolnikov, Renzo Tramaglino, Sandokan, Enea. Ma anche a Padre Brown o al cardinal Federigo: personaggi che rimangono in odore di santità pur tra l'odore dei sanitari.
Si provi a immaginare, invece, quel che sarebbe degli eroi rosa se li si potesse soltanto sospettare di fare la cacca, di sporcare le mutande, di produrre un colore meno pastello. Non esisterebbero più. Diventerebbero troppo simili ai comuni mortali, ai mariti e ai fidanzati dai quali le lettrici vogliono evadere.
Esposte al sole della realtà, le albine creature rosa si brucerebbero la pelle e l'anima dissolvendosi.
- Duchessa Fanfulla - disse il barone Rigalberto - vorrei l'onore di questo ballo, ma prima se permette... devo fare una cagata pazzesca.
Il barone scoreggiò fragorosamente, sorridendo.
Terminate di scrivere queste parole, Elettra Montaguti Tamarindo mise la parola fine al suo ultimo romanzo. Era anche la fine della sua carriera di scrittrice. Ma Elettra aveva scelto la felicità del barone Rigalberto; per quanto fosse un personaggio letterario, lei aveva avuto la forza di accontentare il suo grande amico e figlio.
[Immagini di pipopipo21]
Buon San Valentino, San Valentino!
Veramente io sarei Sant'Agostino. E sono single: festeggio domani 15. [Una delle più grandi scrittrici del '900! Uno dei titoli più belli della letteratura... Non si è mai vista una titolatrice del suo livello. Riflessi in un occhio d'oro, La ballata del caffè triste, porella... che cosa le è capitato da intronarsi così? Carson McCullers... scrittrice divina...]
Ha vissuto fianco fianco a me per tre anni: tutti i libri hanno cambiato posto tranne noi due. La Carson - hai ragione vescovo di Ippona - scrittrice somma - è diventata l'idiota della famiglia. A proposito... per San Valentino la Strofa ha promesso che mi mette accanto il castoro, la Beauvoir. Aveva detto alle 14. Che ore sono?
Boh...
Quando la conversazione non decolla, bisogna ricorrere al tempo. Certo che quest'invernizio è stato abbastanza caldizio!

Ci penso io. Non è il giorno dell'amore, oggi? Per festeggiare questa ricorrenza io vorrei augurare buon Sant'Agostino...

[Rintronato anche il Gourmont: ha l'alzheimer. Per forza... un'edizione del 1905.] Remy, Remy, dolce Remy: San Valentino! oggi è San Valentino non Sant'Agostino.

Oggi, per festeggiare San Valentino, voglio dedicare una mia pagina alle palingenie.
[Tutti i libri della libreria] Le palingenie? E che cosa sono?

Vi è una specie di farfalle, le palingenie, di cui non si è mai veduta la femmina. Ciò avviene perché, fecondata prima ancora di uscire dalle sue spoglie di linfa, essa muore, con gli occhi ancora chiusi, madre a sua volta e figlia, appena venuta alla luce.
Buon San Valentino a te, palingenia, simbolo della femminilità, dell'amore negato, della donna, della maternità, della vita...
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P.S. Il libro di Carolina Invernizio è un omaggio a flaviablog una portatrice di blog coltissima e molto raffinata. Qui il suo bellissimo post dove parla dell'Invernizio, e qui il suo blog carta scritta dove parla di libri e scrittori.
P.P.S. grazie a eros/tratos che ricordandomi il sublime Fisica dell'amore mi ha permesso di riportarlo alla luce della prima fila, di rileggerlo e di dedicare il post alle palingenie.
Ero lì che guardavo il blog Fuffina Fuffosa Micina Pelosa Splinder Com, quando a un certo punto ho avuto una strana visione:
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un senso di vertigine, ho sentito come una specie di restringimento all'addome e, be'... ma non sono finita dentro il blog di Fuffina Fuffosa Micina Pelosa Splinder Com? Con tutto il corpo e i vestiti: baffi compresi.

Fuffina Fuffosa Micina Pelosa Splinder Com era tutto un trionfo di culi e di tette che contornavano poesie come questa:
La mia anima
senti
suggimela
dalla punta delle dita
Non so se era proprio l'anima e la punta delle dita che Fuffina voleva farsi suggere, 'ognimodo io l'ho salutata e le ho detto che ero finita dentro il suo blog, che il suo blog era bello e se c'era un modo per uscirne grazieciào.

Fuffina, senza rispondermi, mi guardava dall'alto al basso.
- Non lo sai che ho più di trecento commenti per post? Tu quanti ne fai Maria Mastrota?
- Io ne faccio una cinquantina, circa.
- Devi far vedere anche tu la tua micina pelosa, Mastrota, e vedrai quanto si innalzano i commenti.
- Fuffina, io già faccio vedere i miei baffi in giro; se dovessi mostrare anche la micina pelosa, ai miei commentatori ci prende un coccolone. E poi direbbero che baro. Sono tutti convinti che abbia un micio invece di una micia!
- Ti piace la mia poesia, Maria Mastrota?
- Ma scherzi, Fuffina? Si sentono echi di Dylan Thomas, riverberi di Baudelaire, e rifrazioni della Dickinson. E c'è pure un magnifico dittongo che ho visto anche in Leopardi. Se vuoi ti scrivo pure un commento. Qualora poi tu mi dicessi come uscire te ne sarei davvero riconoscente.
- Non si esce più da qui. Tu sei come Ulisse: hai voluto viaggiare per i blog? Hai navigato e sei naufragata qui. Io sono la tua maga Circe. Ti trasformo in maialessa e ti costringo a scrivermi una cinquantina di commenti al giorno. Qui c'è un cassetto pieno di avatar. Comincia a lavorare: voglio arrivare a cinquecento commenti per post.
La implorai, le promisi che le avrei regalato la mia collezione di farfalle altoatesine, ma non ci fu niente da fare. Stavo indossando il primo avatar quando tutto si oscurò...
Qualcuno doveva essersi collegato con Fuffina Fuffosa Micina Pelosa Splinder Com proprio nel momento in cui Splinder era in manutenzione. L'odiosa schermata blu alla quale avevo giurato migliaia di cancheri, stavolta, mi salvò la vita.
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Dal buco nero di Fuffina al buco blu di Splinder: io cominciai a girare a girare e finalmente dopo un lunghissimo volo mi ritrovai ancora seduta alla scrivania.

C'era la mia home page. Chiusi delicatamente la finestra di Fuffina Fuffosa Micina Pelosa Splinder Com.
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Il disegno vertigo è di hidra, qui il suo divertentissimo blog, che ringrazio moltissimo.

Oggi vi preparerò una mia specialità: l'a-pollo di bikini.

Bikini, come tutti sanno, è un atollo delle isole Marshall dove nel 1946 vennero fatte esplodere due bombe atomiche. Di qui la definizione di bikini come costume esplosivo.
Il mio a-pollo di bikini si prepara in una teglia di stronzio: mettere l'a-pollo di bikini in un letto di aglio e cipolla; il resto lo fa tutto lo stronzio. Un po' radioattivo, ma di sapore piccante e gradevole. Si sposa bene con buon buon bomBarolo del 1947.

Per i vegetariani, consiglio la mia pizza se non ci sono più le mezze stagioni, cretinetti, come faccio a trovartene quattro intere da metterti sulla pizza? Gli ingredienti sono tutti genuini, presi dal mio orto che si chiama qui una volta era tutta campagna.

A chi preferisce il pesce posso cucinare questi ottimi pesci rossi. Quello più in alto si chiama Wanda.

Se l'a-pollo di bikini, la pizza vegetariana e il pesce di nome Wanda non vi soddisfano, ho sempre queste specialità nel frigo.

Si parla soltanto di libri!

A chi lo dici, figliuola!

Annoiatevi pure, intanto vado a fare la spesa per prepararvi altre specialità. Trascinare il carrello fa bene alla linea.

Ora che sono tornata a casa, dimostro che so anche leggere oltre che scrivere sul blog.

Tranne la 3, 8 e 9, l'autore di questi geipèg è oyrad [oBLOGmov]. Da qualche giorno, per motivi di studio, non aggiorna il suo blog; ma vale la pena di inoltrarsi in un giardino di delizie pittoriche, musicali, librarie, d'arredamento e di molto altro.
Io e oyrad siamo coetanei e abbiamo già tre mesi di blog-vita. Lui esordì il 13 novembre 2006, appena due giorni prima di me, così:

La locanda di gabryella è una storica locanda frequentata da grandi scrittori.
Il servizio e la ristorazione sono ineguagliabili; tutto è sempre filato liscio, tranne qualche piccolo incidente: come quella volta che...
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[Entra Gustave Flaubert] - Ho una prenotazione a nome Flaubert.
Menico [garzone che lavora alla locanda] - Buongiorno Signore: due posti, vero?
Flaubert - No, solo uno.
Menico - Ma qui c'è scritto Gustave Flaubert e Madame Bovary. La prenotazione è per due. Non viene la Signora?
Flaubert - Ignorante: Madame Bovary c'est moi.
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[Entrano i moschettieri] - E' pronto il nostro tavolo?
Menico - Ecco qui, signori: un tavolo per tre.
I moschettieri - Ignorante: noi siamo in quattro.
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[Entra Arthur Rimbaud] - Ho prenotato a nome Rimbaud
Menico - Entri, Signore, e si accomodi: questo è il suo tavolo.
Rimbaud - No, non è per me.
Menico - Non è per lei?
Rimbaud - Ignorante: Je est un autre.
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[Entra un russo]
[Menico, vedendolo, si entusiasma] - Si accomodi, Signor Dostoevskij.
Il russo - Ignorante, io sono il sosia.
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[Entra una compagnia teatrale] - Abbiamo prenotato a nome Artaud.
Menico - Ecco qui il vostro tavolo da venti posti.
Artaud - Ignorante, ce ne volevano quaranta.
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[Entrano un visconte e un cavaliere] - Abbiamo prenotato a nome Italo Calvino.
Menico - Ecco qui il vostro tavolo da due posti.
Il visconte e il cavaliere - Ignorante: ci serviva soltanto mezzo posto.
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[Entra Pirandello]
[Menico, appena lo vede] - Senta lei, io mi sono rotto di fare la figura dell'ignorante. Per quanti dovevo riservare, che non ho mai capito? Per uno, nessuno o centomila? Ma vada un po' affanculo lei e maria strofa. Io mi licenzio.
[Alla locanda succedono anche fatti magici. Il vento le ha preso il cappello, la sciarpa è diventata ala pronta al volo]
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Il geipèg della locanda Senzaqualità, a cui è dedicato il post, è di erostratos. L'immagine, didascalia compresa, è di pipopipo21]
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[entra un uomo barbuto]
menico: - e lei, chi diavolo è?"
ludwig feuerbach: - per il momento sono nessuno, ma appena mi darai da mangiare sarò ciò che mangerò [SENZAQUALITA]
ludwig feuerbach - Ah... un'altra cosa... mi apparecchi anche per Dio che l'ho inventato io.
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[entra Jules Renard]
Menico – Buongiorno, Signore. Il suo nome?
Renard – No, lasci perdere, non ho prenotato. Aggiunga pure un coperto al tavolo di Ferrucci e metta sul suo conto.
Menico – Come desidera, Signore.
Ferrucci – Scroccone!
[erostratos]
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Sempre con Pirandello:
Menico- Lei ha prenotato, vero?
Pirandello - così è, se vi pare.
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[Entra una compagnia un uomo mezzo piegato] - prenotazione a nome D'annunzio
Menico - Ecco qui il vostro tavolo per uno.
D'annunzio- Ignorante, ce ne volevano, Io superuomo e SuperMan
[PassoDiBradipo]
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un tavolo per doctor Jekyll & mrs Hyde
prego>,-))
e che sia un po " nascosto"
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3 posti anche per il dio cristiano, ed altrettanti per charles mingus.
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Ho prenotato per molti e diversi, ma vedo che basta un posto solo. Che inquietudine (F. Pessoa)
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Sono Vladimir, verrei a cena con il mio amico Estragon... può preparare anche un terzo coperto? Sa, aspettiamo un amico.
E forse non è vero amore se dico che tu mi sei la cosa più cara; amore è il fatto che tu sei per me il coltello col quale frugo dentro me stesso. [Kafka; Lettere a Milena]
Una filosofia deve essere portatile. [Paul Valéry]
Il più grande castrato della letteratura mondiale:
BAL... ZAC!
Incipit dell'Infinito di Leopardi:
Sempre cago...
Quando vedo un errore di stampa penso sempre che sia stato inventato qualcosa di nuovo. [Wolfgang Goethe]

Il dialogo di due deficienti è uguale al monologo di un semideficiente. [Stanislaw J. Lec]
Dove troverò mai il tempo per non leggere tutte queste cose? [Karl Kraus]
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Dedico questo post al blog di metallicafisica per ringraziarla di avermi fatto utilizzare il pupazzetto trafitto che è di sua produzione familiare e per segnalare un blog davvero molto molto bello pieno di continue sorprese: foto, divertimenti letterarii e pittorici: un altro mio imperativo categorico quotidiano.
Se non ho il tempo di non leggere tutte quelle cose di cui sopra è anche molto colpa di Sabrina che mi costringe a leggere il suo blog, qui.
E poi, 50.000 counterbaci proprio a lei: a meta(llica)fisica.
Pubblico qui, riagganciandomi al post precedente, un ritocco di Sabrina. La foto si intitola Donna moderna con abiti retrò e uomini sempre uguali.
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NO?
Dedico questo post al blog di DIANALOVE che ci delizia ogni giorno con un archivio fotografico impressionante.
La foto si chiama Ragazza americana in Italia, di Ruth Orkin. Diana manda foto così belle, e ne manda così tante, che per me (e non solo per me, a giudicare dai suoi tanti estimatori) la visita al suo blog è un irrinunciabile appuntamento quotidiano.
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Permesso?... Posso entrare?
[Una voce dall'interno] Chi va là?

Sono un libro: non è c'è ingresso libro qui? Vorrei entrare.

Ingresso libro ma non libero. Fornisca le sue generalità. A lei chi l'ha scritto?

Egidio Scalzacani. Mi chiamo Allibisce l'allievo nel veder l'alligatore. Non ho diritto di alloggio?

Un attimo che controllo... Il suo nome non risulta.

Be', mi conoscono i parenti dell'autore, la sua morosa, il suo fruttivendolo, una puttana da cui l'autore è andato, l'editore che l'ha pubblicato e sei testimoni di Geova che l'autore ha fatto entrare a condizione che comprassero il libro. Sono un libro, comunque: non ho diritto di alloggio anche se così pochi mi conoscono?

No. La democrazia in letteratura non esiste, sa? Non si può stabilire una carta costituzionale secondo cui tutti i libri sono uguali davanti a chi legge! In letteratura vince il più forte, quello che esibisce muscoli letterari più possenti, che mostra più resistenza nel tempo: quello che oltre ad affascinare i contemporanei, affascina anche i posteri e diventa un classico.
E anche tra i classici ci sono classici maggiori o minori. Qui, dentro le mura della cittadella, Shakespeare alloggia in un castello, Il Ricciardetto di Forteguerri dorme su una branda. Ma ci sono libri anche nelle fogne. Non c'è democrazia in letteratura.

E io dove vado, allora?

Per me può andare anche a farsi fottere: non mi riguarda. Nell'immaginazione tutti sono grandi scrittori: ma non basta. Non ha letto le iscrizioni che sono incise sull'arcata dell'ingresso?

No, sono un po' miope. Che cosa dicono?

Una è di Karl Kraus e dice Chi scrive libri lo fa soltanto perché non trova la forza di non farlo.
La seconda è di Jean de La Bruyère e dice Il merito di certi uomini è scrivere bene; di altri, non scrivere affatto.
Libri ce ne sono già tanti, qui c'è già la crisi degli alloggi. Dovessimo prendere tutti i libri degli scalzacani... Per fortuna ogni tanto diamo lo sfratto a qualcuno: gente come Paul de Koch o Johanna Schopenhauer.
Grande successo all'epoca e oblio nel futuro. Quando sono completamente dimenticati li sbattiamo fuori dalla cittadella e dormono all'addiaccio. Non c'è democrazia in letteratura. Vince il più forte.

E allora io devo... Io sarò...

Sì, deve dormire fuori... Non si preoccupi. Ci prenderemo cura di lei, comunque...

[Dopo un mese] E anche questo Scalzacani è andato... Seppelliamolo, mettiamogli una croce e non se ne parli più.
Post dedicato a Loreto van de Velde che ha composto la foto dell'ingresso libro suggerendomi una storia.
Qui, la locandina di erostratos sulla storia d'amore a 4 tra Gaja, Iannozzi, Angelini e Ferrucci.

geipèg di totascientia (penserEnsuite)

La storia di Gaja Cenciarelli e Giuseppe Iannozzi è ormai una sceneggiata! Un nuovo intruso (Paolo Ferrucci) si inserisce di prepotenza nella torbida storia d'amore e cerca di rubare Gaja a Iannozzi!
erostratos ha già confezionato una locandina sublime. Qui per vederla. Date le dimensioni della locandina, ho dovuto metterla in fondo al post.
Protagonisti (con i loro veri volti):
1) Gaja Cenciarelli
2) Giuseppe Iannozzi
3) Lucio Angelini
4) Paolo Ferrucci
Per ora mi interessa osservare che anche i libri hanno metamorfosi. Ci sono metamorfosi di libri molto belle e che finiscono benissimo, come questa:
o come questa:
Ma ci sono anche metamorfosi che hanno una conclusione orrenda...
Una mattina, La metamorfosi di Kafka, destandosi da sogni inquieti, si trovò trasformata in un librinsetto mostruoso:
Ma che cosa c'entrano le metamofrosi dei libri con il Nasone? E con i bloggari innamorati?
Prima di spiegarlo, un'ultima metamorfosi:
Da un libro di Lucio Angelini (portatore del blog Cazzeggi letterari)

alla Gaja scienza di Nietzche.
E che cosa c'entra Angelini con Gaja (scienza)? Ammetto, è una pseudo metamorfosi ad usum delphini.
Ieri è deflagrata su tre blog una delle più scoppiettanti storie d'amore che sia dato leggere, e che vede protagonista Gaja Cenciarelli, scrittrice, traduttrice e supercommentatrice dei bloghi, Giuseppe Iannozzi (kinglear), poeta, e Lucio Angelini, scrittore per ragazzi, traduttore e esperto di Andersen.
La storia:
Giuseppe Iannozzi (kinglear) poeta, eccolo in una foto,

si è perdutamente innamorato di Gaja Cenciarelli:

le scrive poesie deliranti, le dichiara il suo amore sul suo blog, sul blog di Angelini, sul blog di Gaja! La chiama Suzanne perché Gaja ama Leonard Cohen. La vuole vedere, la vuole incontrare, la vuole distruggere d'amore spirituale e anche fisico (I suppongo!); le avrà già scritto tremilaeventitré poesie.
Gaja si è schermita di fronte a tanto corteggiamento, visto che Joseph (lei chiama Giuseppe Iannozzi Joseph) le dice che lei è bellissima e stupenda.
A questo punto è intervenuto Lucio Angelini. Lucio Angelini ha scritto che Iannozzi (kinglear) è un NASONE (eccolo il Nasone di inizio post) e che Gaja non deve preoccuparsi di sfigurare davanti a lui.
Se Angelini abbia avuto ragione o meno chiamare Iannozzi Nasone o puro naso con un po' di contorno, giudichino i lettori:

Dopo l'intervento di Angelini è scoppiato il finimondo: Giuseppe Iannozzi ha scritto invettive contro Lucio Angelini, chiamandolo brutto Lucignolo, poi ha alzato il tiro del corteggiamento delirando altre poesie per Gaja Cenciarelli e dicendole che la vuole abbracciare e baciare e... tanto altro!...
Angelini ha replicato che Iannozzi abbraccia Gaja soltanto nei suoi deliri erotici mentre lui, Angelini, Gaja la conosce l'abbraccia per davvero! [Gaja e Angelini lavorano per Vibrisselibri]
Molto di questo (tutto ciò che dico è rigorosamente pubblicato) si può leggere sui rispettivi blog, ma soprattutto in questo post.
P.S.
Dedico metamorfosi dei libri a Lucio Angelini e al suo blog Cazzeggi letterari. Quando feci il primo post e mi conoscevano così in tanti che non mi conoscevo nemmeno io, Lucio Angelini mi fece a sorpresa una pubblicità a dir poco esaltante. Un post intero. Caratteri ipercubitali.
Devo a lui (ma sul serio) l'inizio di quei contatti che mi consentirono di proseguire. Entrò poi a grande e generoso rinforzo Luca Tassinari di letturalenta: grazie a entrambi.
E, inoltre... questo era un modo per dedicare il post anche a Gaja che ha fatto impazzire d'amore Giuseppe Iannozzi, sì, ma che è così generosa e stupenda nel commentare tutti i blog che conosce... che se Iannozzi non è geloso le mando un bacione.

Brava Maria, hai fatto bene a non publicare la mia foto che c'è sul blog di Angelini, brava! Anche se Joseph dice che sono meravigliosa, quella foto non mi piace. Brava Maria, tu sì che hai del gusto, brava!
Gaja, brava uno stracasso: mi hai scassato la minchia tutto il pomeriggio a dirmi di non mettere la foto che c'è sul sul blog di Lucio Angelini: ho dovuto cedere alle tue estenuanti richieste e metterti l'avatar. Fare mica finta di non saperlo che mi hai fatto forti pressioni... Hai pianto e implorato! E perché? In quella foto stai bene (niente: vuole sentirselo dire di continuo...)
- blog (cliccare per accedervi) su cui è nata e si sviluppa la storia d'amore Iannozzi-Gaja
1 - Cazzeggi letterari - Lucio Angelini
2 - Letteratura in ogni senso - Gaja Cenciarelli
3 - Tutta l'arroganza dell'arte - Giuseppe Iannozzi (kinglear)
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In ordine cronologico ringrazio molto cronomoto per avermi segnalato, qui,
e
penserENSUITE, blog totascientia, per avermi dedicato questo post.
Ecco come mi ha ridotta penserEnsuite!

Quando Peter Schlemihl, come riferisce qui Adalbert von Chamisso, perse la sua ombra (fatto ormai arcinoto), in conseguenza della legge fisica che a ogni azione corrisponde sempre una reazione uguale e contraria, apparve sulla Terra un’ombra femminile che non aveva mai avuto un corpo.
"Chi sono, da dove vengo, dove vado?" si chiese l’ombra senza corpo quando ebbe consapevolezza di essere tale.
Nessuno, purtroppo fu mai in grado di risponderle: l’ombra era costretta a vivere di notte perché di giorno spaventava le persone che la vedevano, ma vivendo di notte nessun'altra ombra poteva risponderle.
Provò a capire chi fosse andando in un teatro di ombre cinesi, ma quando apparve, con la sua enorme mole, spaventò il pubblico e le altre ombre creando un fuggifuggi generale. Soltanto l’ombra di un airone si mostrò disponibile a parlarle, ma si trattava di un’ombra cinese di airone che non conosceva una parola di italiano e l’ombra italiana non capiva niente di cinese.
Un giorno si tinse tutta di rosso e andò sul set di tale John Ford che stava girando un film. Dovette scappare alla svelta per non essere trafitta dalle frecce e diventare l’ombra di San Sebastiano.
Cerò anche nei libri e entrò in un libro di Proust, ma della famigerata ombra delle fanciulle in fiore non vide mai nemmeno l’ombra. Provò allora con un libro di Fogazzaro ma questa sortita, per l’ombra, andò assai mal.
Non tralasciò nemmeno il cinema, andando sul set dell'uomo ombra ma lì c'erano soltanto bottiglie vuote di whisky, il cane Asta, e nessun'ombra disponibile.
Si imbarcò sulle navi per vedere se gli ombrinali potessero esserle d’aiuto, entrò nei negozi di cosmetici per parlare con gli ombretti, si inoltrò in tutti gli orti per farsi dire qualcosa dalle ombrellifere, prese secchiate e secchiate di pioggia cercando di interrogare gli ombrofili, andò nella City in cerca di ombrelli, si arrostì al sole delle spiagge per interrogare gli ombrelloni, nuotò nei mari per cercare le ombrine. Nulla e nessuno poté esserle d'aiuto.
Presa dalla disperazione, l’ombra stava per togliersi la vita buttandosi da un ponte quando fu salvata da un ragazzo affetto da ombrofilia. Costui era così innamorato della sua ombra che, per farla felice, cercava per lei una compagna.
L'ombra che non aveva corpo trovò un corpo con cui stare e un'ombra con cui fare all'amore. Il ragazzo le insegnò a confondersi con la sua ombra: l'ombra che non aveva avuto corpo montava sulle spalle dell'altra ombra e cercava di farsi notare il meno possibile.
Se a qualcuno dovesse mai capitare di vedere un ragazzo dall'ombra un po' troppo grande, sappia che in quell'ombra ce ne sono due.
Canto l'arme pietose e 'l capitano
che 'l gran sepolcro liberò di Cristo.
Molto egli oprò co 'l senno e con la mano,
molto soffrí nel glorioso acquisto;
e in van l'Inferno vi s'oppose, e in vano
s'armò d'Asia e di Libia il popol misto.
Il Ciel gli diè favore, e sotto a i santi
segni ridusse i suoi compagni erranti.
Oh, Torquato ma sei matto?
Chi parla? Non vedo nessuno!
Sei sempre tu, Torquato: stai dialogando con il tuo inconscio!

Sì, ma perché il mio inconscio mi ha chiesto se sono matto?

Torquato, non solo la tua opera ti ha fatto finire in manicomio: adesso che cosa vuoi fare? Ti rendi conto che cosa significa oggi parlare di certe questioni? Il tuo non è solamente un classico: è un instant book: mai tema è stato più attuale di questo. Soltanto che non mi sembra il caso di buttare benzina sul fuoco. Cantare le gesta dei crociati contro i musulmani? Ma tu non sei solo matto: sei scemo!
Ci manca soltanto che ti togli la camicia di forza e fai vedere vignette antimaomettane come Calderoli!

Calderoli è un poeta?
No, è l'ex marito di una soubrette di Markette: lascia stare Calderoli.

Ma come sai tutte queste cose?

La Strofa mi ha preso e mi ha messo su uno scaffale sopra il televisore. Ho preso un sacco di radiazioni anche se ho imparato molte cose.

E allora che cosa devo fare? Tacere? Non posso cantare? Anche Dante ha messo Maometto all'Inferno e Cervantes considerava i mori persone poco affidabili: l'incarnazione della menzogna.
Qui va a farsi fottere tutto il meglio della letteratura europea se la mettiamo su questo piano.
Io sto a posto, ragazzi: ho scritto di Shylock l'ebreo. L'ho ridicolizzato. Ho risolto la questione di Israele. A me i musulmani mi leggono! Ho le spalle coperte.
Costui da piccolo adorava la ritenzione anale, si vede: poiché anche adesso ritiene, facendo un discorso da culo, che i problemi politici o letterari si risolvano con gli schieramenti.

Wiliam è impazzito a forza di stare vicino a me e guardare la televisione. Il più grande poeta di tutti i tempi non direbbe queste cose se fosse lucido.
Proprio lui parla: lui che ha creato il personaggio di un moro, Otello, che uccide per gelosia la moglie innocente. Non ne usciamo più se la mettiamo su questo piano. Accidenti... ATTENZIONE!... Ci hanno dichiarato guerra. Stanno già preparando i cannoni!
Ahò, ma che cannone... canone, Torquato! con una sola n!... Dico: ma siete diventati tutti imbecilli? Non leggiamo più Dostoevskij perché era slavofilo? Tolstoj perché era cattolico? Céline perché era antisemita? Fatti non fosti per viver come Prodi...

Come Prodi?

Accidenti... Si tratta di un tuo lapsus, un lapsus freudiano... visto?... fate sbagliare anche me con tutti questi discorsi politici: Fatti non foste per viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.
La letteratura non è nata per risolvere problemi politici, per elevare moralmente. La lettura, come ripeto spesso, serve soltanto a dilatare un'esistenza solitaria. E quanto più un autore è grande tanto più amplia le dimensioni dell'autoconsapevolezza. Ma prescrizioni non ce ne sono e proscrizioni nemmeno.
Tu Torquato continua a cantare: fra un po' c'è il festival di Sanremo e mai come ora è tempo di cantare.
E adesso, per celebrare degnamente Sanremo, come gradito dono ai nostri lettori, una magnifica vignetta di Sempé:
SIAMO di una bellezza assoluta...
mostruosa, ecco!