
Foto dal blog di DianaLove
Ho inserito una scritta nella pagina iniziale del blog che è visibile soltanto a coloro che non hanno l'accesso. Se volete prenderne visione dovrete sloggarvi oppure, più comodamente, leggere qui.
Potreste darmi un consiglio su quali ore siano, secondo voi, preferibili?
L'ora è anche cumulabile, nel senso che si potrebbero applicare quattro visioni pubbliche di 15 minuti o 6 di 10 minuti.
Conto sulla vostra collaborazione, grazie.
A tutti coloro che risponderanno offrirò cinquanta centesimi a commento (naturalmente virtuali):
[gif di LOSTANGEL]
[testo e immagine di SENZAQUALITA]
Foto dal blog di DianaLove
La signora sta dicendo: "Che cosa guardi, abbaino?"
Pare confermato da sicure fonti vaticane che, in caso di passaggio dei Dico, le case dei conviventi non dovranno avere abbaini per non arrecare oltraggio al sentimento religioso.
Tutto questo, perché qualche etimologo ecclesiastico ha ricordato che abbaino deriva dal genovese abbaén e così si chiama per le lastre d'ardesia che hanno lo stesso colore delle vesti degli abati e per la struttura dell'abbaino che ricorda il cappuccio di un frate.
Ancora non è stato specificato, come si è ricordato qui, se le coppie non sposate potranno bere un cappuccino.
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Sono in black-out adsl e potrò connettermi solo saltuariamente dall'esterno
[Foto uno dal blog di DianaLove, foto due di pipopipo21]

[Paolo Tacchinautor Ferrucci di oyrad]
Premessa:
ala sinistra del mio garage.
Ala destra (c'è un po' di casino perché sto traslocando in questi giorni; mi hanno dato lo sfratto ma si è liberato un appartamento due piani sopra, stessa rampa di scale cum ascensore: libri ringraziant!)
Parte centrale (con libreria - rigorosamente in doppia fila - modello Artemide se a qualcuno interessasse un giorno scrivere la mia biografia...)
Avendo il garage pieno di troppe cianfrusaglie, che anche una cosa utile come l'auto deve dormire fuori, mi dite dove posso stivare tutto il bendidìo che mi è arrivato durante la mia attività bloggante?

Ritratto tutto ciò che ho detto nei due post incriminati prima della chiusura: ecco perché ho dovuto prendere seri provvedimenti.
Indove la stivavo tutta 'sta meraviglia, secondo voi? E potevo rischiare di riceverne ancora? Molto a malincuore ho dovuto interrompere le donazioni trovando il primo pretesto che mi è venuto in mente.












































Questi sono gli oggetti raccolti nei commenti di dieci post, e siccome di post ne ho fatti 130 circa fate un po' il conto voi di quanta roba ciò in casa.
P.S. Se a qualcuno/a venisse in mente di commentare: ben ti sta, deficiente, così impari a trasformare tutti i blog in succursali di Sanremo: perché se non sollecitavi tu l'invio di tOtta questa roba con i tuoi aneliti da compulsivo commentator fioraio... nessuno te la mandava... ecco... se qualcuno pensa ciò, può esimersi dallo scriverlo visto che l'ho già scritto io!
Adesso, con calma, non è vero (detto con tono e voce di Sandro Pertini), mi indicherete gli articoli che intendete acquistare. Oneri e onori di chi partecipa.
3 euri l'uno, 7 euri se ne prendete 4.
500 euri tutto lo stock: vale di più perché è una serie di 10 post completa.
Nel caso ci fossero delle liti su un particolare oggetto, si procederà a un'asta per l'assegnazione dello stesso.
Potete anche comprarli per conto terzi: per esempio che cosa regalereste a Paolo Tacchinator Ferrucci? Quale oggettino vi sembra meglio per Gaja viperina?
Non si fa credito. Astenersi perditempo. Offerta speciale: chi deciderà di sostituire il suo avatar con uno degli oggetti di cui sopra, per la durata di giorni ventidue, lo avrà in regalo.
commento # 122 di
al post dio c'è
meravigliose le poesie. la prima una volta mi è anche stata dedicata. sono contenta di essere passata ora che ci sono pure le immagini. che in effetti, non c'è più niente di eloquente per i maschietti.
In risposta al commento di cippi, ricevo da erostratos e volentieri pubblico:
- Scusate, Cipì dice che sono eloquente.
- A Mario, qua ce sta na locuente. Te ce lo sai che vor di?
- Boh. A mme me pare n'antra cosa.
**

Dopo circa quattro mesi di esperienza mi viene da dire che nonostante tra i portatori di blog ci siano persone splendide, la natura stessa del mezzo li trasforma in orribili mostri.
Non mi vengono in mente altre forme di comunicazione o di spettacolo in cui la rappresentazione costringa a un movimento circolare e altrettanto pietoso di do ut des.
Come se uno scrittore fosse costretto per continuare a vendere libri a leggere e a comprare quelli dei suoi lettori. O che un attore dovesse andare da ognuno dei suoi spettatori per assistere alle recite di condominio. In caso contrario, la prossima volta, il teatro sarà vuoto o il libro non venderà nemmeno una copia.
La presunta democratizzazione della rete dà l'illusione a tutti di essere protagonisti, ma è un protagonismo ben triste visto che alla fine la popolarità da condominio la si misura in numero di commenti ricevuti.
La natura stessa del blog, poi, non è affatto dialogica né dialettica. Nel post si lasciano santini come a San Gennaro, o corone di fiori come all'oracolo di Delfi. Il blog non è dialettico: è votivo.
I due blog che preferisco in assoluto (e che non cito per non mettere in difficoltà nessuno) hanno una media di due, tre, quattro commenti al giorno: e il motivo di questo non si riferisce alla scarsa qualità. Si riferisce alla decisione dei portatori di blog di non sollecitare commenti tramite la logica del do ut des.
Qualche mattina, facendo esperimenti da laboratorio, ho commentato un centinaio di blog dicendo stronzate assurde; dopo due o tre ore avevo ricevuto in risposta un ottanta percento di commenti.
Il commento, poi, o il mancato commento diventa una specie di arma punitiva. Ci sono i cagarotti e le cagarotte che non commentano i blog con molti commenti perché non vogliono mescolarsi alla massa: quei tristissimi blog dove i titolari sembrano avere inventato loro la lettura dei libri così come si dice che ogni donna che se la tira ha inventato la figa in quel momento.
Blog pseudo elitari, circoli bocciofile di lettori o lettrici di libri, che celebrano i loro misteri eleusini alla stregua delle signore bene che per il loro tè rancido invitano soltanto pensionati e pensionate d'élite.
Del tutto comici poi quei portatori di blog che si vantano di avere pochi commenti; magari ne hanno uno o due ma nemmeno loro hanno la forza di cancellare il commento plastificato: bel blog, brava, bravo.
Tragici invece quegli sfigati che non se li caga nessuno e vomitano ogni giorno la loro bile a commento zero.
La logica di scambio all'interno dei blog non mi interessa più, né so se mi interessi scrivere ancora per mandare qualche messaggio in bottiglia: per divertire e intrattenere anonimi che nemmeno conosco. Sentimentalmente e sessualmente sono a posto sin da quando ho cominciato: non ho bisogno di tenere un blog per cuccare.
Il blog è uno strumento dittatoriale frazionato e moltiplicato in centinaia di migliaia di unità. Una popolazione di anonimi diventati star, editori e protagonisti che, senza nessun talento, si sentono artisticamente uguali a chiunque. La letteratura e lo spettacolo non sono mai stati democratici; ma il blog è riuscito a creare l'oscenità di passare direttamente dalla poca democrazia alla dittatura dei tutti.
I molti commenti che ho ricevuto non dipendono dalla qualità del mio blog: dipendono dal fatto che, volutamente, ho fatto centinaia di migliaia di pisciatine in giro che mi sono ritornate.
Dice Samuel Johnson: Solo uno sciocco scriverebbe se non per denaro.
Aggiungo io: solo uno sciocco scrive gratis o per ricevere un commento a condizione di avere fatto un commento a chi ti commenta.
Non scrivetemi in email perché non rispondo a nessuno.

In seguito alla proteste di Floripedis (#11 e successivi) che non ha gradito la figa ritratta nell'Origine del mondo di Courbet, si è pensato di metterle adeguata copertura sia per decoro sia perché come ha scritto gabryella, che ha fornito la mutanda, qui si gela. Dall'origine del mondo all'origine del mondato.


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LoretoVdV |



Inizio post:
Ho le emorroidi, c'è mica qualcuno che sa indicarmi una pomata buona?
Fine post.
Commenti:
#1 - Primoooo, sono arrivato primo!
#2 - Buona primavera, un abbraccio.
#3 - Ciao: non ho tempo di leggerti ma ti mando un saluto.
#4 - Bel post, al solito, se hai tempo passa dal mio blog e vota il mio sondaggio.
#5 - Sì, grazie, mio nonno sta meglio ora. Quando ho scritto il post stava davvero male.
#6 - Arrivo tardi per lasciarti un commento, hanno già detto tutto. Un abbraccio.
#7 - Quoto il commento numero #2
#8 - Grazie per la visita nel mio blog.
#9 - Sempre bello leggerti, mi allieta la giornata.
#10 - Miseria quanti commenti, chissà se leggerai il mio.
#11 - Ti adoro, sei un genio.
#12 - Davvero splendida l'immagine nel tuo post.
#13 - Ma sei uomo o donna?
#14 - Bel post e bellissimo blog. Complimenti.
#15 -
Buona giornata, Maria.
Il secondo caso dell'ispettore Gabriello è noto alle cronache come
IL SERIAL KILLER DI PISTOIA
A Cesenatico, nel giro di un mese, furono uccisi otto bagnini. La polizia indagò vanamente finché i carabinieri del RIS di Parma non stabilirono che le vittime erano state sgozzate con un bisturi.
Non appena lo seppe, il commissario Gabriello della polizia di Cesenatico (Cesenatico Police Department) ebbe una delle sue folgoranti intuizioni etimologiche.
- La parola bisturi - disse - deriva dal latino Pistoria (Pistoia), città celebre per la fabbricazione di armi e lame. Arrestate tutti i pistoiesi che sono a Cesenatico e troveremo l'assassino.
- Ma capo - protestò il vice commissario Triburzi - dove minchia lo troviamo un pistoiese a Cesenatico? Siamo in inverno, possiamo mica girare per strada a chiedere a tutte le persone se c'è qualcuno di Pistoia.
- Consultate l'anagrafe, controllate tutti i cittadini che risiedono qui.
- E se il killer di Pistoia fosse venuto solo per uccidere per poi tornarsene a Pistoia? - osservò il vice commissario Triburzi.
- Lo vedremo: Triburzi, non mi rompa i coglioni con queste ipotesi.
Consulta, scartabella, analizza: a Cesenatico c'erano rappresentanti di tutta la popolazione mondiale (eschimesi, cingalesi) ma di pistoiese non ce n'era nemmeno uno. C'erano perfino dieci neozelandesi, e che cazzo ci facessero a Cesenatico dieci neozelandesi lo sapevano solo loro.
La notizia trapelò sui giornali, e Pistoia fu additata come la città del crimine: era dai tempi di Dante e della sua famosa invettiva contro Vanni Fucci che Pistoia non conosceva un periodo così oscuro. Tutte le città toscane proibirono l'accesso ai pistoiesi. Pistoiese divenne sinonimo di assassino.
Fu a questo punto che il serial killer si costituì. Si chiamava Giorgio Pralinotti detto il Pistola, titolare del bagno omonimo.
- Sono rovinato - disse il Pistola. - Ho ucciso i colleghi bagnini per avere più gente da me, ma da quando è scoppiato il caso di Pistoia tutti i clienti mi hanno annullato le prenotazioni. Anche se il mio bagno si chiama Pistola, nessuno vuole più averci a che fare. Quel deficiente di un pittore che mi ha dipinto l'insegna ha fatto una l così piccola che sembra una i, e tutti leggono Pistoia invece di Pistola. Sono rovinato, sono pieno di debiti. Sono costretto a farmi mantenere dallo Stato.
- Il caso è stato brillantemente risolto. - annunciò l'ispettore Gabriello in conferenza stampa - Grazie alla mia intuizione etimologica del bisturi di Pistoia, il criminale Pistola è stato assicurato alla giustizia.
[Immagine di pipopipo21]
[Lo scudetto della polizia Cesenatico Police Department e la gif promozionale sono di LOSTANGEL]

L'ispettore Gabriello di Cesenatico è passato alla storia per avere risolto i casi criminali più intricati tramite la perizia etimologica.
Questa passione gli era nata da quando, appena entrato nella polizia, aveva scoperto (cosa ormai arcinota) che il termine assassino deriva dall'arabo Hashishiyya che significa uomini dediti all'hashish; una volenta setta musulmana i cui seguaci, come attesta Marco Polo, non rifuggivano dall'uccidere convinti di meritarsi la vita eterna nel paradiso di Allah.
Il primo caso risolto brillantemente dall'ispettore Gabriello fu quello noto alle cronache come
IL CASO DEL SERIAL KILLER DELLE BALDRACCHE NEL LETTO A BALDACCHINO
Otto baldracche furono uccise nel giro di un mese; e tali baldracche concedevano i loro favori in letti a baldacchino. Non furono uccise baldracche in macchina, per strada, e nemmeno baldracche che fornicavano in letti normali.
La polizia indagò vanamente senza capire quale fosse il mistero delle baldracche nel baldacchino finché l'ispettore Gabriello, con una geniale intuizione, risolse il caso.
- L'assassino è un iracheno - disse l'ispettore Gabriello. La parola baldacchino deriva da Baldacco che era il nome con cui Marco Polo chiamava Bagdad; inoltre anche la parola baldracca deriva da Baldacco (Bagdad) perché questa era ritenuta una città dissoluta.
Tutti gli iracheni di Cesenatico furono fermati, rinchiusi nella palestra di pallavolo comunale, e interrogati. Nessuno confessò.
Dopo una settimana, si costituì alla polizia il vero serial killer Pietro Ansaloni, romagnolo purosangue, un commesso dell'IKEA che di iracheno non aveva nemmeno il timbro di turista sul passaporto.
- Avevo paura di perdere il lavoro - disse il commesso dell'Ikea - e così ho cercato di dissuadere quante più persone dall'adoperare i letti a baldacchino.
- Ma perché uccidere delle baldracche? - chiese il vicecommissario Triburzi che conduceva l'interrogatorio.
- A me, senza pagare, non me l'ha mai data nessuna; perciò andavo spesso a baldracche ma quando capitavo in casa di una baldracca che fornicava in un letto a baldacchino, la mia ira di commesso dell'Ikea diventava incontenibile.
- E perché costituirsi? - gli chiese il vicecommissario Triburzi - Nessuno aveva sospetti su di lei. Anche il commissario Gabriello ha pestato una bella merda credendo fosse stato un cittadino dell'Iraq.
- Mi sono costituito - rispose Ansaloni - quando ho letto che del crimine erano sospettati gli iracheni. Non ho avuto coraggio di procurare altro motivo di dolore a questo popolo così tormentato - disse il commesso dell'IKEA Pietro Ansaloni che uccideva le baldracche nei baldacchini, sì, ma era politically correct e di animo socialmente sensibile.
- L'etimologia è stata la chiave vincente - disse l'ispettore Gabriello in conferenza stampa - Se non avessimo arrestato tutti gli iracheni grazie alla mia intuizione etimologica, l'assassino non si sarebbe mai costituito.
Pietro Ansaloni era un tipo davvero sfigato al contrario dell'ispettore Gabriello; se nei giornali si fosse parlato di puttane, troie, battone o mignotte, invece di baldracche, l'ispettore Gabriello non sarebbe mai arrivato ad associare le parole baldracca e baldacchino e a risolvere il caso.
[Prossimo caso dell'ispettore Gabriello: il serial killer di Pistoia]
[In rete c'è un altro investigagore più famoso di Gabriello: l'ispettore Maupertuis di zop. Due grandi indagini qui e qui]
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L0STANGEL |
Yeahh... In questa house di Maria Strofa succede fatti very strange yeahh: c'è libri che parla di notte, yeaah,.. How is it possible che libri parla? Don't know: but siamo in Italia, qui tutte stronzate are possible.
Good morning Americaaaaaaaaaaaaaaaaaa! Wow, Wow!
[Quella testa di cazzo di uno yankee è già ubriaco alla mattina presto]
- Vov, scornacchiato di un americano, ti ho detto che mi chiamo Vov! Tua nonna si chiamerà Wow, scornacchiato, io mi chiamo Vov.

What's scornacchiato?... Bello qui in Italia, wow, sole, spaghetti, bele girls, pizza, mandolino. Happy di essere qui. Tu bevanda italiana and mafiosa, wow, yeaaah. Io venuto qui da States per portare democracy, yeahhh. Me mi beveva Frank Sinatra yeahh, te ti beve Orietta Berti yeahhh. Voi italiani mafiosi non volere allargare base di Vicenza, yeaahh, ma noi bisogno di base NATO per portare democracy nel word, yeaah.
Voi paese che non conta più un cock di nothing, yeaaah, bravi solo fare vestiti yeah! Italia fai vestiti e mafia, yeaah. Noi instead porta freedom e democracy nel world, yeahhh.
Tu wow bevanda da nothing, yeah... Se tu avere gusto di petrolio noi americani bere te, wow, e lottare per te, yeahhh, ma tu no gusto di petrolio bevanda mafiosa: tu gusto di uovo, yeahhhh.

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SENZAQUALITA |
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goodnightmoon88 |
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lefty333boy |
La mia seconda passione, dopo quella dei libri, è la cucina.
Do inizio con questo post a una rubrica di cucina regionale.

Avevo un problema al computer e ho chiamato questo mio amico di nome Crisostomo che è venuto subito a casa mia per cercare di sistemarmelo.
- Che error? - mi fa Crisostomo appena entrato. - Hai fatto prima uno scan disk?
- Il word processor. Non mi prende lo start il print della stampante. E poi non riesco a fare un file per editare il blog - gli ho risposto.
- Se il microchip è ok, espandi la Ram. Quanti giga di Ram? Vuoi stampare in background? Helper o layout? Digita print, metti il floppy nel drive e click sul mouse left. Oppur ti do il link della laserprint e fai il download dei drivers, vai sull'url e fai il log in. Aggiorni i drivers e poi fai il reboot del system. Certo che Windows è un system... A meno che non sia il java plug in: l'ultimo relaise è pieno di bug.
- Chi è stato a parlare - ha fatto il mio amico Crisostomo tutto spaventato.
- Io non ho sentito niente - ho cercato di minimizzare.
- No, io ho sentito bene. Qualcuno ci ha mandato affanculo e ci ha chiamato teste di cazzo. Chi c'è nella stanza di là?
- Nessuno... ci sono i muri sottili - ho detto io - Sono quelli del piano di sopra che litigano.
Sono riuscita a convincere Crisostomo sperando che Dante non insistesse, ritenendosi soddisfatto di averci definito delle teste di cazzo. Capivo bene il suo stato d'animo. Dante aveva inventato la lingua italiana e adesso gli toccava di sentire parlare in ostrogoto tutto il giorno.
- Allora dicevo... - ha continuato Crisostomo - con Windows sei sempre down, ti conviene Linux che almeno non ha quella shit del genuine certificate advantage visto che tu hai una pirate copy, ma adesso ti smonto l'hard disk. Hai un Matrox? Prima dammi un ingresso USB che voglio provare questa recovery-tool. Firewall e antivirus tutto ok?
- Hai sentito? - fa il mio amico - Stavolta la voce proveniva dalla stanza di là, l'ho sentita troppo bene. Ma chi c'è? Dimmelo.
- Ma no, ti ho detto, sono i vicini. Aspetta un attimo che vado a dire a quelli di sopra di fare meno casino.
Dante, Sommo, tu Duca, tu Segnore, e tu Maestro... perdonami... e credi che mi vergogno anch'io a parlare così. Ma come si fa? C'è un'alternativa? Per mettere a posto il... coso... lì... e fare il blogo (ho detto blogo in italiano, sì, ho detto blogo) devo parlare in anglo-americano-computerese. Porta pazienza fino a quando non ho finito. Poi chiedo a DianaLove o a goodnightmoon se hanno una foto di Beatrice nuda e te la metto come segnalibro per tutta la notte. D'accordo?
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[Rientrando a casa dopo una passeggiata]
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Oh, tu... vieni fuori da lì: ma cosa stai facendo?
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Si conversava piacevolmente con Madame Bovary.
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.Io non c'entro niente.
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Ah no, è questi di chi sono?
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I figli so' piezz 'e carta! Sono di chi li legge, non di chi li fa.
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Ma perché te la prendi con noi? Secondo Rosi Bindi noi siamo nel giusto. Mettiamo al mondo figli regolari. Piuttosto... Da quanti giorni non controlli più la libreria che c'è in camera degli ospiti? Lì sì che succedono cose turche, mica qui.
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Dici? Vado a vedere subito...
[...]
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Sarebbe meglio che questi libri vivessero in Africa piuttosto che vivere accanto a Wilde e Proust.
Papà Marcel, Papà Oscar!
Che cosa c'è, tesoro?

E' vero che la Rosi Bindi vuole mandarmi in Africa piuttosto che lasciarmi in adozione da voi?

Vota l'Ulibro per una libreria migliore.

Per proteggere i tuoi libri vota la casa delle librerie.
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erostratos |
La tua soluzione, erostratos, è certo migliore ma io non ho alcun volume incellophanato. Stanotte, intanto, mi regolo così:
Prima di concludere, un piccolo passo indietro. Il luogo dove mi trovavo si chiamava l'Infinito Margine Bianco ed era il luogo di raccolta di tutti i libronauti: quei lettori che, entrati fisicamente nella dimensione libro, ne erano poi stati espulsi per avere compiuto azioni sovversive contro l'ordine costituito del testo.
Io ero entrata nei Promessi Sposi e, per voler proteggere Lucia, avevo cercato di calmare i bollori di Don Rodrigo offrendomi in sacrificio. Ma quando Don Rodrigo tentò di farmi la festa, fui espulsa dal libro e mi trovai nell'Infinito Margine Bianco.
Manzoni non aveva previsto che Don Rodrigo scopasse con me, e il testo non accettava variazioni di sorta.
L'Infinito Margine Bianco è uno spazio che circonda il pianeta Libro; pianeta che gira su sé stesso e intorno al sole come la Terra. Mentre gira, tutte le pagine del pianeta sono aperte. Al confine dei margini di ogni pagina, e cioè a margine dei margini, ha inizio l'Infinito Margine Bianco, uno spazio territorio che che si diparte da ogni pagina estendendosi all'infinito. Da lì non si torna più indietro. Si può soltanto recarsi in un luogo scrincellato a piacere.
Secondo alcuni libronauti, con cui ebbi modo di parlare, esisteva una formula magica in grado di riportare tutto alla normalità. Chi avesse trovato questa formula, sarebbe tornato a casa annullando l'incantesimo senza bisogno di scrincellare eternità nuove. Chi diceva fosse vero, chi la considerava soltanto una leggenda.
Il testo che mi fu dato da scrincellare era una poesia ermetica di tale Rino Guidazzi intitolata:
Non chiedere al semaforo rosso di diventare verde prima che sia concluso il ciclo della sua ipostatizzazione luminosa, poiché anche i semafori hanno un concetto sincronico della trascendenza e sono il diaframma gestaltico della rappresentazione del sé lacaniano.
Purtroppo, il titolo non era scrincellabile per statuto.
Ecco il testo della poesia:
Occasioni
oh
chimere
leggerezza
Ormai ero rassegnata a dover trascorrere tutta l'eternità nell'Infinito Margine Bianco quando, presa dalla disperazione, scrincellai tre parole che erano un atto d'accusa alla mia vita di lettrice. Un epitaffio sulla mia tomba intellettuale. La fine, sì, ma coronata da uno sberleffo.
Scrincellate le tre parole, la cabina cominciò a girare su sé stessa finché io non mi sentii risucchiare da un vortice e, dopo un lungo volo, mi ritrovai a casa mia, nel punto esatto dal quale ero partita.
Quella che avevo scrincellato era davvero la formula magica: la sola formula capace di spezzare l'incantesimo con cui il libro ci attira e ci perde, la formula in cui è racchiuso il senso di tutta la letteratura.
Tre parole: la prima di 5 lettere, la seconda di 3 lettere, la terza di 5 lettere. Chi non riesce a scrincellarle può trovare la formula, qui.

[Immagine di gabryella SENZAQUALITA]
Schopy, Schopy...
Dimmi, Platy.

Mentre la Strofa è impegnata a scrincellare l'eternità, ti va di fare un dialogo?

Ma certo, sai bene che io parlo soltanto con te e Kant.

Ho come l'idea che le abbiano riservato l'inferno. Quale eternità rigida e immutabile non verrebbe a noia prima o poi? Metti che la Strofa riceva un testo sufficientemente ampio e riesca a scrincellare ciò che vuole... ma...

Non riuscirà nemmeno a fare questo. Nei limiti di tempo di due ore scolastiche che le sono stati assegnati è impossibile. Avrà sempre il timore di avere dimenticato qualcuno o qualcosa. Un amico di cui non si ricordava al momento, prima di mettere la parola fine... il cagnolino morto. E gli oggetti? La natura umana è fatta in modo tale che anche costruendo un Paradiso, rimpiangerai di non averci collocato il portamatite che avevi sulla scrivania.

Sì, ci sono problemi strutturali legati al testo assegnato e alla possibilità di scrincellarne un'eternità ideale. Mi pare che sia Mark Twain in Viaggio in Paradiso a dire che vivere un'eternità sentendo gli angeli suonare musica celestiale è peggio dell'Inferno.

Ogni cosa eterna è un inferno. In primo luogo non avrà mai tutto, veramente tutto, ciò che vuole; ma anche riuscendo a scrincellare la sua idea di Paradiso, mettendoci il più possibile di cose... Come sopravviverà per esempio al rimorso di non avere resuscitato Giordano Bruno? O tutte le vittime della storia morte ingiustamente? Sarebbe questa la sua idea di eternità felice? Godere gli agi di una vita eterna, ad esempio, tra sesso droga e rock 'n roll, e non fare nulla per risarcire gli umiliati e offesi?

E me e te... ci richiamerà in vita? Avrà parole sufficienti per scrincellare tutti i libri che ha ora? Sopporterà di essersi dimenticata di un libro, anche di uno solo, che non potrà mai più vedere per l'eternità?

Povera stella, non so che cosa accadrà ma tutto ciò che le è capitato assomiglia a un incubo dal quale non so come farà a uscire. O se ne uscirà, dovrà vivere un'eternità da lei scrincellata senza più nemmeno potersela prendere con la Volontà o con ciò che altri chiamano Dio.

L'idea di felicità che c'è nel mondo terreno non può essere trasportata in un'eternità che non la rende ipso facto possibile: visto che la felicità umana è connaturata alla precarietà dell'esistenza. In un'eternità ideale non esisterebbe nemmeno la felicità. Che cosa scrincellerà mai?

Vorrei saperlo anch'io. E gli altri, al posto suo, che eternità scrincellerebbero?... Mi pare che abbia ricevuto il libro ora... vediamo...
(continua)
La notte scendette e io chiedei a mia madre di stare sveglio fino alle prime luci dell'alba. Fin'ora non gliel'avevo mai chiesto. La radio diceva che in Austria soffiava un austro che faceva cadere una profluvie di fiocchi di neve taglienti come lame. Volevo finire di leggere un libro di Pasolini che, com'è noto, era mosso da desideri carnali per uomini del suo stesso sesso. Leggevo e mangiavo ciliege, e accelleravo la lettura, attratto dalla suspence del racconto. Ripensavo all'estate, quando tutte le mattine mi alzavo alle sette per vedere sorgere l'aurora. Poi il tempo cambiò e vidi un lampo che durò trenta secondi. Avevo cominciato a leggere alle ventitre.
Che questo sia un raccontino demenziale è evidente; ma tranne che assemblare le frasi, e senza inventare una sola parola, tutti gli errori, che farebbero prendere 3 alla verifica di italiano di qualsiasi studente, sono errori d'autore.
Essi autori, direbbero Cochi e Renato, sono (nell'ordine):
Pietro Citati, Vincenzo Consolo, Umberto Eco, Andrea De Carlo, Umberto Eco, Italo Calvino, Umberto Eco, Giorgio Bocca, Guido Ceronetti, Corrado Augias, Alberto Moravia, Antonio Tabucchi, Luigi Malerba.
Il libro che denuncia gli erori (scrivo erori con una sola erre, parafrasando Totò, altrimenti che erori sono, è un libro ormai introvabile - un bel vaffanculo all'editoria italiana:
scritto dal più grande glottologo del secolo scorso. Se dovessero chiedermi a brutto grugno quale sia il libro più rivoluzionario che io ho mai letto, se L'Emilio, La capanna dello zio Tom, Il Capitale, i diari di Che Guevara, Piccole donne crescono, e similaria, tralasciando tutti questi, io direi che è senz'altro Matita rossa e blu di Luciano Satta.
Rivoluzionario nel senso più compiuto della parola: perché leggendo questo libro ormai introvabile (un bel vaffanculo all'editoria italiana) chiunque prende consapevolezza che se tutti gli esseri umani non sono uguali di fronte alla legge lo sono, di sicuro e senza eccezione alcuna, di fronte all'ignoranza.
Siamo tutti ignoranti uquali: e tale dimostrazione, eternata nero su bianco con matita rossa e blu, è una vera rivoluzione antropologica. L'ignoranza umana, a qualsiasi livello di istruzione, è la forma di democrazia più estesa del pianeta.
Vieni avanti, cretino!
P.S. Nemmeno gli stranieri sono messi meglio: Hemingway faceva tanti errori di ortografia che l'editor passava giornate intere a correggerli; Flaubert in Salammbô dispensa inesattezze storiche a piene mani... ma di questo, magari, un'altra volta.
P.P.S. io in un libro, invece di ex aequo (a pari merito), ho scritto ex equo (da cavallo)!
P.P.P.S.
Nemmeno questo si trova più: 170 pagine sull'uso del congiuntivo.
P.P.P.P.S.
Di Luciano Satta non si trova più nulla:
Tralascio altri titoli; però...
si trova ancora il suo DIZIONARIO:
Questo è il miglior dizionario di lingua italiana: nessun altro gli sta alla pari; niente a che vedere con quelle ciofeche del Devoto-Oli (attuale), Zingarelli, Sabatini e Coletti, Garzanti, o dizionarietti buoni ma minori quali il De Mauro.
Be': ma dove andate, si può sapere?
.
Ce ne andiamo, ci siamo rotti i coglioni di te che ci tieni qui senza più considerarci! Ci scatti solo delle foto come se fossimo delle top model e non ci leggi più.
Passi tutto il giorno a leggere i blog e a mandare rose alle signore: se ne sono accorti tutti, che cosa credi? Che cazzo sei tu? Intellettuale o fiorista? Ce ne andiamo in cerca di chi è disposto ad amarci sul serio.

Perdono... sì quel che è fatto è fatto io però chiedo
Scusa... regalami un sorriso io ti porgo una
Rosa... su questa amicizia nuova pace si
Posa... perché so come sono infatti chiedo...
Perdono... sì quel che è fatto è fatto io però chiedo
Scusa... regalami un sorriso io ti porgo una
Rosa... su questa amicizia nuova pace si
Posa... PERDONO
Ma vai a cagare tu e Tiziano Ferro! E' questo il modo di chiedere perdono? Inoltre, le rose regalale alle portatrici di blog: a noi ci hai rotto. Non ti rendi conto che tutti i veri intellettuali ti hanno girato le spalle?
Una volta eri il loro cocco, adesso ti guardano con compassione. Dicono che hai tradito la causa perché ti sei mescolata alla massa. Hai osato frequentare persone che non leggono. Che non parlano di libri dalla mattina alla sera!
.

Leggere libri ed essere intelligenti e gradevoli sono due cose diverse. Io leggo libri ma non valuto le persone in base a quello che leggono. Il mondo è pieno di imbecilli che leggono e di persone intelligenti che non leggono un cazzo.
Tu allora sei medio proporzionale tra le due categorie: sei un'imbecille che legge; anzi: che leggeva... Da quanto tempo non leggi più un libro?

Da venti minuti, ormai... Ho finito Mammifero italiano. Due giorni fa ho letto Dall'Ellade a Bizanzio. Va be', è vero che non leggo più dieci libri alla settimana ma tre li leggo ancora, su. Non potete farmi questo.
Noi ce ne andiamo: mettici quei cazzo di blog sugli scaffali della libreria.

Restate, vi prego: lasciate che vi abbracci!
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- No, tra noi è finita.
- Ah sì? Così la pensate? Fermatevi o per voi sarà la fine. Ray, Ray!
- Dica, padrona!

- C'è da far fumare un po' di libri.
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- Provvedo subito.
.- No, no, quand'è così... alziamo bandiera bianca: pace, pace!
Ritorniamo obbedienti all'ovile. Ma tu facci una carezza ogni tanto, toglici la polvere di dosso, sgranchisci un po' le nostre pagine anchilosate. Sfoglia una nostra pagina in più e fai un commento di meno.

[Che ingenui... Ci cascano sempre! Piuttosto che torcere una pagina a un libro, Maria Strofa si dà fuoco lei. Una volta ha lasciato un moroso soltanto perché costui ha preso in mano un libro di cucina, lo ha lasciato inavvertitamente cadere ed è venuta un'orecchia alla copertina.]

Pellegrino... Artusi!... Pellegrinoooooooo!
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- Dica, Signora.

Ascolta, non farti vedere o sentire da nessuno... Devo confezionare un post e vorrei che tu me ne cucinassi uno buono.
Ma Signora... non c'è rimasto più niente in dispensa. Lei fa un post al giorno, non abbiamo più ingredienti... Ma come si fa? Con che cosa le cucino un post, ora?

Prendi questi e vedi che cosa riesci a fare:
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Va bene, Signora: vedrò quello che posso fare... Lievito e zafferano... verrà una schifezza ma ci provo...

Fai quello che vuoi, ma in silenzio e discretamente. Se i libri vedono che qui si sta cucinando un altro post mi si rivoltano contro.
[L'immagine dell'abbracio librario è di L0stangel; il lievito e lo zafferano sono di oyrad]
PRIMA DEL MATRIMONIO (canta il Cantico dei Cantici - La Bibbia)

Come sei bella, amica mia, come sei bella!
Gli occhi tuoi sono colombe,
dietro il tuo velo.
Le tue chiome sono un gregge di capre,
che scendono dalle pendici del Gàlaad.
I tuoi denti come un gregge di pecore tosate,
che risalgono dal bagno;
tutte procedono appaiate,
e nessuna è senza compagna.
Come un nastro di porpora le tue labbra
e la tua bocca è soffusa di grazia;
come spicchio di melagrana la tua gota
attraverso il tuo velo.
Come la torre di Davide il tuo collo,
costruita a guisa di fortezza.
Mille scudi vi sono appesi,
tutte armature di prodi.
[...]
DOPO IL MATRIMONIO (canta il cantautore Charles Aznavour)

[...]
Per una completa visione dei testi a confronto, qui.
[Prima foto tratta dal blog di DianaLove, seconda immagine tratta dal blog di oyrad]
Nuovo film in programma sul cineblog, qui, Lo sguardo obliquo verso il sole di Ingmar Bergman.
In attesa dell'otto marzo, che è la festa della donna (e perciò anche mia), una vignetta dedicata alle donne:
La vignetta di Altan si chiama vignetta perché nel XVI secolo, come si vede nell'immagine sotto, gli illustratori avevano l'abitudine di illustrare i libri con motivi floreali e in special modo con vigne.
La nostra casalingaprecaria si chiama precaria perché precario deriva dal latino precarius che discende da prex, precis (preghiera) e significa perciò ottenuto con la preghiera. La nostra casalinga, per essere precaria, dunque, ha dovuto financo pregare.
Immagine del cosmo: l'ordine delle cose create.

Da cosmo deriva la parola cosmetica, mettere in ordine il viso.
Grandine grossa, acqua tinta e neve
per l'aere tenebroso si riversa;
pute la terra che questo riceve.
scrive Dante Alighieri nel VI canto dell'Inferno.
La parola pute, qui, significa imputridisce. La puttana (che deriva da pute e significa putrida) anche se fa uso di cosmetica e si mette in ordine, è ugualmente putrida come l'origine del nome suggerirebbe? La puttana fornica.
Ma questa storia del non fornicare? Si può sapere che cazzo significa 'sto non fornicare, a parte la vecchia battuta scolastica di non uccidere le formiche?

Il fornice è un'apertura sormontata da un arco: qui, nell'arco di Costantino, ce ne sono tre. In epoca romana i bordelli erano collocati sotto i fornici: non fornicare.

E la mimosa... che domani se ne sentirà parlare per tutto il giorno? Che cosa significa mimosa?
Significa qualcosa che mima, proprio come

un mimo.
La mimosa sembra scherzare con la mano di chi la tocca: mima un gesto; per questo è stata chiamata così. Non chiedete a me perché l'etimologia dica questo, so mica io: voi avete mai visto le mimose che vi scherzano insieme?
Chissà che cosa ne pensa madeinfranca, in proposito, e il suo blog on n'est pas [seulement] de mimosas che in questi giorni festeggia un anniversario.
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E per concludere degnamente, riaggacciandomi al post precedente, ecco
"Tu sei sicura che con questa pozione io riuscirò a entrare nei libri per carpirne i segreti?" chiese Ferrucci alla maga Sabrina Metallicafisica.
"Sì, Paolo, bevine tre cucchiaini al giorno, dopo i pasti, e sarai in grado di entrare nei libri. Potrai carpirne i segreti più reconditi e diventare il più grande scrittore di tutti i tempi."
Finalmente accadde ciò che il manager scrittore di mistery agognava da tempo...
Una domenica pomeriggio, Ferrucci stava leggendo Mistero etrusco a Manhattan di George Falletty quando avvertì un improvviso senso di vertigine.
Ferrucci distolse lo sguardo dal libro, sollevò il capo, e vide Jane Batton che giaceva languida sul letto. Un'imponente cascata di capelli biondi le nascondeva quasi per intero il viso.
Jane, seminuda, indossava un body grigio perla. Le gambe appena divaricate erano tormentate da un tremito impercettibile: un presagio tenue della furibonda galoppata d'amore che avrebbe fatto di lì a poche ore con il suo ganzo James Falloppio.
"Chi sei tu?" chiese Jane Batton vedendo Ferrucci materializzarsi nella sua camera da letto.
"Stavo leggendo di te e del tuo libro, quando ci sono finito dentro" disse Ferrucci.
"Esci subito di qui o chiamo la polizia" strillò Jane Batton.
La vista di quella preda indifesa e impaurita infiammò il desiderio di Paolo Ferrucci che si slanciò sul letto pronto a violentare Jane. Le descrizioni erotiche del libro lo avevano eccitato e ora poteva scoparsi il personaggio letterario in carta e ossa.
Jane cercò di difendersi dall'attacco: agitava le braccia e le gambe, dimenava la testa, ma continuava a rimanere distesa sul dorso, come se il tronco fosse inchiodato al letto.
Jane era vincolata alle leggi del testo letterario, e il testo la vincolava alle lenzuola del letto; l'autonomia motoria di cui lei disponeva era subordinata ai dettami dell'autore e non poteva in alcun modo spingersi sino al punto di operare cambiamenti o mutare radicalmente posizione per difendersi dall'attacco di Ferrucci.
Ferrucci le saltò addosso, ma mentre stava per penetrarla, proprio nel momento in cui il suo giasone stava per immergersi nella colchide, fu risucchiato da una forza possente, e rimase sospeso a mezz'aria come un gatto tenuto per la collottola.
Poi vide le pareti e il soffitto vorticargli attorno, più forte, sempre più forte, quasi che la stanza fosse una lavatrice e Ferrucci si trovasse nel momento di massima centrifuga.
Ferrucci uscì a razzo dalla finestra, volò in aria per circa trecento metri, cozzò contro un palo della luce, cadde svenuto e, quando si risvegliò, si trovò rotto e pesto nella poltrona dalla quale era partito.
Che cosa era accaduto?
L'autore del lbro non aveva previsto che Ferrucci copulasse con un suo personaggio, sicché il libro, nel cui corredo cromosomico erano contenute le informazioni atte a farlo funzionare, di fronte a un corpo estraneo che voleva introdursi e modificare la fisiologia dell'organismo, si era comportato come il corpo umano attaccato da un virus.
Il libro aveva prodotto un potentissimo anticorpo che aveva espulso Ferrucci senza ucciderlo, perché anche la sua morte (per fortuna) non era prevista dalla sceneggiatura del testo.
"La fantasia letteraria è molto più rigida della realtà e non tollera l'intrusione di elementi estranei" si disse Ferrucci vuotando nel lavandino il flacone di sciroppo che faceva entrare nei libri. "Ho molte più possibilità nella vita reale" concluse mestamente.
[L'immagine 1 è di leo, la 2 dal blog di DianaLove, la 3 di pipopipo21]
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Nel blog di unovalelaltro, qui, è stata postata una mia foto in cui sono nuda (come mamma mi ha fatto). Non avrei mai voluto che la mia privacy fosse violata in questo modo, ma ormai che il danno è fatto, e la mia immagine è di pubblico dominio, la ripropongo anch'io.
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Marya desnuda
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L'argomento più trattato in letteratura, contrariamente a quanto si crede, non è affatto l'amore: sia esso inteso nella sua forma materiale o spirituale.
Il caro mutuo estinto di Evelyn A. Waugh
Il medico del mutuo di Giuseppe D'Agata
Torchiato Tasso di Goethe
Sogno di una notte di mezze rate di Shakespeare.
Vent'anni dopo di A. Dumas
Tass dei d'Ubervilles di Thomas Hardy
Il dottor Zì_Pago di B. Pasternak
Le rateazioni pericolose di Choderlos de Laclos
Aspettando Godo del banchiere di S. Beckett
Tenera è la nota [1] di F.S. Fitzgerald [1]nota spese
Il pagato immaginario di Molière
Gente di Dobloni di J. Joyce
I promessi spogli di A. Manzoni
Verrà il mutuo e avrà i tuoi baiocchi di C. Pavese
La malattia mortale della pietra di Soren Kierkegaard
Per chi sconta la cambiale di Hemingway/J. Donne
I 49 estratti conti di Hemingway
Festa d'immobile di Hemingway
Il Mutuo come Volontà di Rateizzazione di Arthur Schopenhauer
Frammenti di un discorso oneroso di Roland Barthes
Cristo si è fermato a oboli di Carlo Levi
Fratelli! cara! m'amàzov! di Dostoevskij (Ivan non riesce a pagare il mutuo)
Il fu Mutuo Paschi di Pirandello
Critica della magion dura di I. Kant
Chi ha paura del mutuo di Virginia Woolf? di Edward Albee

[La foto di Misha Gordin, tratta dal blog di DianaLove, rappresenta egregiamente la condizione di chiunque abbia contratto un mutuo]
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dalla Pioggia nel pineto alla PIoggia del rateato
Soldati con Saldati i debiti forse?
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percynhax |
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Yzma |
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anneheche |
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amolapaloma |
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MrsVi0la |
Papè Satan, Papè Satan Aleppe: what happened? Ci hanno sbattuti al cesso, noi classici?

No, no, Alighiero: noi siamo sempre dov'eravamo. Altri, invece, sono stati deportati: vita nova in libreria.

Igitur, che cosa ci fa un rotolo di carta igienica nel mezzo dello scaffale di nostra vita?
Pare che sia un romanzo della nostra padrona Maria Strofa. Un certo Calcabrina, che tu ben conosci, ha deciso di pubblicarglielo sulla carta igienica. Per mettersi tra me e te, la Strofa ha deportato Virgilio e Chaucer.
Come si chiama il romerdanzo?

Mia nonna Emilia!

Tua nonna è qui, Guglielmo Crollalanza? Dove? non la vedo.

No, non mia nonna: Mia nonna Emilia è il titolo del libro.

Ma è una roba... non ci sono più le titolagioni d una volta.
Ti regalerò una merda...

In che senso mi regalerai una merda, Alighiero? Per sfruttare il rotolo di carta igenica?

William: non sei stato tu a dire che la rosa, anche se non si chiamasse rosa, avrebbe lo stesso profumo?
What's in a name? That which we call a rose, by any other name would smell as sweet. Romeo & Giulietta, 2,2 versi 43-44.

Fui io quel desso ma non capisco il nesso.

Canticchiavo la canzone che ha vinto Sanremo.. e siccome tu hai detto che una rosa profumerebbe allo stesso modo anche se, poniamo, si chiamasse merda, visto che io ho inventato la lingua italiana, potrò ben fare una modifica, no? Così ho pensato di cambiare il termine: tanto è uguale.
Ti regalerò una merda...

Che dolce stilnovo, Alighiero... A proposito... hai sentito che Cassano, l'ex giocatore della Roma, ora al Real Madrid, ha regalato 500 merde alla Hunziker?

Ma taci... Speravamo tutti fosse stato Ramazzotti a regalare 500 merde all'ex moglie per ringraziarla che lei la prima sera ha can-cantato Adesso tu, aggiungendo poi che la sola cosa di buono che ha fatto nella vita è stata di avere una figlia con l'uomo nato ai bordi di periferia dove i tram non vanno avanti più.

Anche prendere un milione di euro per presentare Sanremo però non è malaccio: sarà la seconda cosa buona che la Hunziker ha fatto nella vita. Ma dicevamo di Cassano...

Ecco... che casso c'entri Cassano non ho capito. Perché sembrava il festival delle famigliole felici: i fratelli Bella, il padre e il figlio di Pooh... speravo perciò che si riunisse anche la famiglia Ramazzotti.

Senti, Alighiero, ma tu al padre e al figlio dei Pooh che cos'avresti regalato?

500 merde!

Come Cassano alla Hunziker?

No, no: merde vere e proprie... di quelle che sanno di merda. Senza petali, intendo. Il Pooh padre, porello, a momenti gli parte la dentiera come successe a Paul Anka. Quando cantava, diceva uamo invece di uomo perché non ce la fa più. Dio delle città... a momenti si caga addosso quello là. Ma gliel'ha ordinato il dottore di fare gli acuti in falsetto anche quando è in pensione?
Una volta o l'altra si caga addosso davvero: hai visto come gli si enfiavano le vene del collo?

Se si caga addosso, gli mandiamo il libro della Strofa! Però a Facchinetti senior bisognerebbe anche mandargli un altro figlio in sostituzione di DJ Francesco, porello.

Smettiamo di parlare male, William, o andiamo all'Inferno. Senti, ma del governo italiano che è tornato in carica che cosa mi dici?

Che è una rosa!

E più non dimandare...
[Premessa - qualsiasi tentativo tecnico di salvare il testo manoscritto fu inutile: compreso dettare il romanzo per telefono a mia cugina Alberta; la sventurata, dopo il primo paragrafo, cadde in coma. Mi restava soltanto una soluzione estrema...]
"La piaga del suo romanzo ha nome LAIDS" mi disse Calcabrina.
"Ma io non sono sieropositiva e anche se lo fossi, le giuro che non ho mai scopato con Mia nonna Emilia."
"Non ho detto AIDS " proseguì Calcabrina "ma LAIDS: cioè sindrome da immunodeficienza letteraria acquisita; è una malattia che si propaga tra i testi letterari. AIDS E LAIDS hanno molto in comune sotto il profilo epidemiologico. Le cause dei processi morbosi e i meccanismi di diffusione sono uguali.
"Gli scrittori dovranno mettersi il preservativo mentre scrivono? E io, che sono donna, dove me lo metto?" domandai molto incautamente.
"Maria Strofa non dica stronzate! Non c'è preservativo che tenga per scongiurare il contagio con un simile puttanone. Un tempo la clientela di Madama Letteratura era colta e selezionata: oggi la mignotta si concede a tutti.
Un tempo creatura forte e sana, si è fatta vieppiù fragile, perdendo gli anticorpi organici e diventando vulnerabile all'attacco di qualsiasi virus. E' stato il mio titolare, il demonio, a mandare il flagello: ma a farlo attecchire ci ha pensato la stoltezza dell'umanità scribacchina che intasa le case editrici..."
"Ma io posso salvare Mia nonna Emilia o dovrà morire?"
"Sì, noi possiamo salvare il romanzo: ma a una condizione..."
(fine alla prossima puntata)
[L'immagine finale è di oyrad; l'immagine in alto, mandatami sempre da oyrad, è di Wesselmann]
[Il manoscritto di Mia nonna Emilia, come riportato qui, si era ammalato. Per chi voglia udire il precedente post, invece di leggerlo, cassiodorov lo ha recitato nel suo blog: here -
Volendo anche questo può essere solamente ascoltato dalla voce di cassiodorov: qui ]
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Cercai il documento Word sull'arduo disco... ma... il file non si apriva (questa era facile da immaginare, lo so, lo so!)
Decisi così di reincarnare Mia nonna Emilia in una cassetta magnetica. Presi il radioregistratore Ultrasound Dolby Dick e cominciai a leggere ad alta voce le prime pagine. Pronunciate cinque parole, sentii l'apparecchio emettere uno strano ronzio: il tasto del play prese a vibrare e vibrare finché fece un gran botto e partì a razzo come un tappo di spumante.
La cassetta smise di girare e dai suoi orifizi fuoriuscì una poltiglia marroncina che si sparse dentro e fuori dagli ingranaggi.
Con la videocamera Fast Running Image 8902 il disastro fu ancora più clamoroso. Pochi istanti dopo la messa a fuoco della prima pagina, per poco non andò a fuoco anche il mio occhio sinistro.
La plastica molle del mirino divenne bollente e si liquefece a distanza di tre nanosecondi dal distacco con la mia orbita oculare.
Nello stomaco della videocamera si udì un forte brontolio, poi uscirono rumori simili a poderose scoregge la cui forza eolica, presumo, diede maggiore impulso al sistema d'avvolgimento che prese a girare a guisa di turbina, producendo un sibilo stridente di sirena violentata.
Il terribile lamento finì nel preciso istante in cui la videocassetta si sciolse in lacrimoni neri di rimmel, unendosi, tra la generale combustione dei presenti elementi, in un matrimonio indissolubile con il materiale plastico circostante.
Il tempo trascorreva e la cancrena avanzava. Il titolo era già divorato; quasi tutti i pronomi, gli articoli, i verbi, i sostantivi, erano ormai pressoché illeggibili e fra un po' sarebbero scomparsi anche gli avverbi. Soltanto le congiunzioni, le preposizioni, gli aggettivi e le interiezioni erano ancora immuni dal male.

Cupe visioni apocalittiche oscuravano il mio animo. Come sarebbe sopraggiunta la fine della mia creatura? L'inchiostro, sbiadendo a poco a poco, avrebbe lasciato il corpus esangue... I buchi nella carta sarebbero diventate voragini fino a quando non fosse stato leso un capitolo vitale...
Oppure le piaghe si sarebbero trasformate in funghi cancerosi, divorando il tessuto sano e soffocando il mio romanzo di ampio respiro.
.Ora non restava che...
(continua)
[La foto 1 è di leo, la foto 2 di ombrellina e l'immagine finale di pipopipo21]