commento # 122 di
al post dio c'è
meravigliose le poesie. la prima una volta mi è anche stata dedicata. sono contenta di essere passata ora che ci sono pure le immagini. che in effetti, non c'è più niente di eloquente per i maschietti.
In risposta al commento di cippi, ricevo da erostratos e volentieri pubblico:
- Scusate, Cipì dice che sono eloquente.
- A Mario, qua ce sta na locuente. Te ce lo sai che vor di?
- Boh. A mme me pare n'antra cosa.
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In attesa dell'otto marzo, che è la festa della donna (e perciò anche mia), una vignetta dedicata alle donne:
La vignetta di Altan si chiama vignetta perché nel XVI secolo, come si vede nell'immagine sotto, gli illustratori avevano l'abitudine di illustrare i libri con motivi floreali e in special modo con vigne.
La nostra casalingaprecaria si chiama precaria perché precario deriva dal latino precarius che discende da prex, precis (preghiera) e significa perciò ottenuto con la preghiera. La nostra casalinga, per essere precaria, dunque, ha dovuto financo pregare.
Immagine del cosmo: l'ordine delle cose create.

Da cosmo deriva la parola cosmetica, mettere in ordine il viso.
Grandine grossa, acqua tinta e neve
per l'aere tenebroso si riversa;
pute la terra che questo riceve.
scrive Dante Alighieri nel VI canto dell'Inferno.
La parola pute, qui, significa imputridisce. La puttana (che deriva da pute e significa putrida) anche se fa uso di cosmetica e si mette in ordine, è ugualmente putrida come l'origine del nome suggerirebbe? La puttana fornica.
Ma questa storia del non fornicare? Si può sapere che cazzo significa 'sto non fornicare, a parte la vecchia battuta scolastica di non uccidere le formiche?

Il fornice è un'apertura sormontata da un arco: qui, nell'arco di Costantino, ce ne sono tre. In epoca romana i bordelli erano collocati sotto i fornici: non fornicare.

E la mimosa... che domani se ne sentirà parlare per tutto il giorno? Che cosa significa mimosa?
Significa qualcosa che mima, proprio come

un mimo.
La mimosa sembra scherzare con la mano di chi la tocca: mima un gesto; per questo è stata chiamata così. Non chiedete a me perché l'etimologia dica questo, so mica io: voi avete mai visto le mimose che vi scherzano insieme?
Chissà che cosa ne pensa madeinfranca, in proposito, e il suo blog on n'est pas [seulement] de mimosas che in questi giorni festeggia un anniversario.
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E per concludere degnamente, riaggacciandomi al post precedente, ecco
Cari lettori, quando consigliai Paolo Ferrucci di aprire un blog, e gli siglai il primo commento, non immaginavo che la sua stella sarebbe brillata così luminosa nel firmamento. Recenti sviluppi mi hanno portata a chiedermi (ma il senso di questa domanda si svelerà solo alla fine... se questo è un uomo...)

Qui lo vediamo ritratto da Decablog: crocifisso alla sua passione per Gaja Cenciarelli.
Eccolo fotografato da erostratos mentre si rifocilla con un gustoso manicaretto alla locanda di gabryella. Ferrucci ha tentato di circuire anche la locandiera e lei si è vendicata servendogli un topo in luogo del cappone richiesto.

Ferrucci è un personaggio poliedrico: lo vedete farsi una pera mentre triana è svenuta e gabryella lo riprende di nascosto.
Il Ferrucci in una delle sue versioni più famose: Ferrucciòlmes fotografato sempre da erostratos.
Ferrucciòlmes non usa la lente di ingrandimento soltanto per rilevare impronte. Spesso e volentieri la usa per guardare la sineddoche delle signore.

E' un uomo passionale, come abbiamo detto!
Ferrucci osserva attentamente la sineddoche di casalingaprecaria che indossa un abito di erostratos

Qui, invece, Ferrucciolmes osserva la sineddoche di gaja cenciarelli in due versioni diverse (gaja, non la sineddoche!)
[gabryella]
[erostratos]
Ma la cosa più sensazionale deve ancora venire, siori e siore, e tutti voi alla fine vi chiederete come mi sono chiesta io... se questo è un uomo...
Ferrucci non è soltanto il commentatore d'animo buono che tutti i portatori di blog conoscono. Per amore si trasforma in o'malamente.
La sua metamorfosi cominciò quando Ferrucci si candidò a pretendente di gaja cenciarelli la cui sineddoche conosceva bene per averla tante volte osservata con la lente di ingrandimento. Eccolo alla guida della carrozza che porta al rapimento di gaja cenciarelli.
Ferrucci si era intrufolato subdolamente in una storia d'amore di gaja, trasformandola con il suo intervento in una sceneggiata.
[erostratos]
Ma chi, chi poteva immaginare quali doti avesse nascoste Paolo Ferrucci! Un'arma, la sua, che si è rivelata vincente. Siori e siore... ecco Ferrucci ritratto da oyrad G.B. Moroni che mostra fieramente la sua... armatura...
Minchia, Ferrucci: ma che hai lì sotto?
Anche la ritrosetta e viperina gaja, in una locandina di gabryella, dopo aver visto il pacco dono di Paolo Ferrucci, non accetta che casalingaprecaria si intrometta e tenta di strozzarla.
Siore e siori... io allora mi chiedo se questo è un uomo! O, forse... è un uomo chiamato cavallo?
Che cosa abbia lì sotto Ferrucci è facile immaginare, facile da scoprire (per chi non tema di scoprir morendo); molto meno facile rivelare Il mistero etrusco: il nuovo romanzo di Paolo Ferrucci nella prestigiosa edizione Sylvestre Bonnard in uscita a marzo e di cui si può leggere un'anticipazione in questa pagina.
Signori: se comprate il libro di Paolo Ferrucci vi verrà un... mistero etrusco... come il suo! Signore: regalate il libro di Paolo Ferrucci ai vostri uomini!
Paolo Ferrucci: uno scrittore! Un mito! Qui il suo blog.
Uno scrittore, un mito e una minchia, aggiungerei...
Anche suor Pralina fotografata da erostratos osserva compiaciuta il... mistero etrusco di Paolo Ferrucci. Pralina ne ha prenotate tre copie da regalare al suo bioverdurix.
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[erostratos]
[Qui per leggere la nuova puntata della vita di Paolo Ferrucci]

[Loreto van de Velde - nhuada]
In amore, invece, gli scritti volano e le parole restano.
Nosce te ipsum.
Conoscere sé stesso. Dopo di che non è più possibile vivere insieme con sé stesso.

Flaianus mi hai rotto er cazzum! Tu stai lì a fare la dolce vita mentre io vengo sbatacchiato ogni volta che la Strofa vuol far credere che è colta e che conosce il latinorum.

C'è sempre una lingua che non si conosce. Shakespeare non conosceva il greco ma nemmeno Omero conosceva l'inglese.
Odi et amo... Ehi, Motti... Motti!

Sì?
Lascia stare quel marziano a Roma e vieni a fare all'amore, dài. Lo sai che da me troverai un sano erotismo.

Un sano erotismo? Ma è come dire una bella dentiera.

... diliges proximum tuum sicut te ipsum.
Che minchia significat?

... ama il prossimo tuo come te stesso.

Amare il prossimo è la forma più raffinata di disprezzo per il prossimo. Si ammette che non si può fare altro che amarlo: e che per tutto il resto è inutilizzabile.

Odi et amo...

In amore bisogna essere senza scrupoli, non rispettare nessuno. All'occorrenza, essere capaci di andare a letto con la propria moglie.

Poi dicono che in Italia... Ma nel '900 mondiale... uno come Flaiano... me lo trovate? Secondo me, davvero, era un marziano a Roma.
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Di Ennio Flaiano si è occupato in tre post molto belli
Paolo Ferrucciòlmes (fotografia di erostratos), qui.
Prologo di erostratos KING al post:
[Un commentatore di Maria Strofa ha bucato, per ritorsione, una gomma all'auto di Edda Gableri]
Ammetto che ho sbagliato.
Pensavo di scrivere questo unico post e di risolverlo con la battuta finale. I romanzi di appendice continuano, ma quello di appendicite continuava per finta! Era solo per fare una battuta.
Macché.. nei commenti è stato un tutto un invito a continuare, come se io avessi pensato a un proseguimento.
Nei limiti della mia popolarità di condominio, mi ritrovo come il povero Conan Doyle che non aveva più giurisdizione su Sherlock Holmes; quando lo fece morire per liberarsene, insorse l'Inghilterra tutta! Doyle dovette riscrivere altre avventure accadute prima della morte del detective.
[Sherlock Holmes fotografato da erostratos mentre si traveste da Paolo Ferrucci]
Il Francesco Cartuscella mi è sfuggito di mano e ora appartiene ai commentatori! Vogliono sapere che cosa è accaduto dopo. Cartuscella non è più mio.
E adesso?... Posso cavarmela mandando un fiore a chi mi ha commentato aggiungendo non volevo continuare, mi spiace, sorry?
Cartuscella l'ho messo al mondo, ma è stato adottato dai commentatori del mio condominio che me l'hanno riaffidato in adozione: portalo a spasso ancora, dicono. Dite!... Volevo scrivere e mo mi tocca fare la baby sitter del VOSTRO Cartuscella!
Obbedisco: obtorto collo ma obbedisco.
Una soluzione semplice sarebbe quella di far morire Cartuscella. Uno scrittore ha potere di vita o di morte; e quando un personaggio non sa più come farlo muovere, lo fa schiattare e bonanotte.
Ma già si è visto quel che accadde a Conan Doyle: e inoltre, se continuazione deve esserci... facciamolo vivere ancora un po' questo Cartuscella prima di farlo sparire.
*
SECONDA PUNTATA del romanzo d'appendicite L'uomo che centrava la tazza del water
Il chirurgo che operò Cartuscella riuscì a salvare lo scrittore, portò a casa la chiavetta USB, lesse il romanzo e se ne innamorò (sia del romanzo sia dello scrittore). Il chirurgo si chiamava Angelica Cherubini. Donna bella, giovane e colta, quando seppe da Cartuscella che cos'era accaduto gli chiese di sposarla.
Cartuscella, che non si fidava più delle donne, esigeva da Angelica continue prove d'amore. Chiese ad Angelica di centrare la tazza del water mentre faceva la pipì: ma lei doveva stare in piedi e pure bendata!
Poi le chiese di sbreccare ogni piatto del servizio di Limoges appartenuto a Maria Antonietta
e, infine, non pago, le chiese di ingoiare il bisturi con cui lei l'aveva operato. Angelica non sopravvisse all'operazione, ma oltre al bisturi ingoiò anche la chiavetta USB.
Cartuscella quando capì che cos'era accaduto, chiese la riesumazione della salma. Purtroppo (o per fortuna) Angelica era stata cremata.
Cartuscella perse il suo romanzo, e per sopravvivere diventò paroliere del cantante Povia. L'ultima sua canzone, dedicata alla chiesa italiana fa così:
Quando i Ruini fanno no
che meraviglia
Quando i Ruini fanno no
l'Italia in culo se lo piglia!
Edda Gableri è stata vista di recente sullo yacht di Briatore. Chissà se riuscirà mai a farglielo ingoiare.
[Fine]
[Fine, sì, ho detto fine]
Mentre ricordo ancora che il nome di Cartuscella è ispirato al blog di PenserEnsuite, qui, ringrazio pipopipo21 per tutte le belle immagini che mi permette di usare.
La foto di Edda Gableri con la gomma bucata da un commentatore del blog di Maria Strofa è tratta dal blog meraviglioso di DianaLove.







Ecce blognauti!
Benché ognuno preso singolarmente sia di una bellezza assoluta, ammetterete che, visti così tutti insieme, gli avatar comparsi nei luoghi 1 e 2 fanno una certa impressione.
Arrivano i mostri! Ecco il grido imperioso che tormenterà le notti dell'usurpatore:
La sfida al bo-ok corral è cominciata!
Gli impavidi blognauti si uniscono per combattere e sconfiggere gli pseudolibronauti di Oliviero Diliberto.
Leo è riuscito a fotografare l'armadio in cui ci sono gli scheletri di questa vicenda editoriale.
oyrad così commenta questa opera buffa:
Il caso è stato sollevato da Lucio Angelini qui.
Si inserisce a sorpresa nella vicenda Paolo Ferrucci, qui.
Con il fiuto da detective che contraddistingue il nostro Ferrucciòlmes (fotografato da erostratos mentre cerca di risolvere Il mistero etrusco)
più di uno ha sospirato: Questa, allora, è la fine (non si sa bene se positiva o negativa!)
Preghiamo!
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[Altro plagio - gif di Senzaqualità]

[Locandina di Decablog]
Dopo avere letto i commenti al post precedente (commenti, in tal caso, è crasi di commoventi commenti: e io vi adoro a tutti!) ho deciso di chiudere il blog a mio nome e adottare, per ogni cosa che scriverò, lo pseudonimo di Oliviero Diliberto come suggerito da erostratos. Chissà che in questo caso non arrivi fra i miei visitatori anche Umberto Eco.
L'idea di vedere Umberto Eco tra un Paolo Ferrucci e una sgnapisvirgola, molto sotto goodnightmoon o Letizia Miciù, con hidra o gaja che gli soffiano il commento nr 1 per una frazione di secondo, è cosa che inserisco tra i desiderii della mia vita.
Ma prima di questo grave sacrifizio, rendo disponibile alla categoria della libera titolazione il mio secondo romanzo. Se ci fosse un parlamentare che ha bisogno di scrivere qualcosa e non sa che titolo metterci... ma prenda pure il mio!
Mi accorgo a posteriori di quanto fui inconsapevole profetessa nel chiamare il mio secondo romanzo Rotolibro d'autore.
Cancellato, come si può vedere dalla foto, lo pseudonimo Carlo Berselli sulla copertina, attendo sviluppi: il Rotolibro d'autore è ora Rotolibro in cerca di autore.
Il mio sogno, dopo Oliviero Diliberto che pubblica I libronauti con prefazione di Umberto Eco, sarebbe quello di vedere Fausto Bertinotti in Rotolibro d'autore con la prefazione di Alberto Arbasino; oppure Cossutta con Claudio Magris.
Molto ma molto meno gradito (quasi da querela) sarebbe un Buttiglione con Gabriele La Porta: ma addirittura da suicidio, invece, un Calderoli con Maurizio Belpietro.
I particolari della vicenda prendi il titolo di una persona sconosciuta e pubblicalo tu che sei famoso sono stati riportati da cazzeggi letterari, qui: post di oggi e di ieri.
f.to
il vostro Oliviero Diliberto.
Buon San Valentino, San Valentino!
Veramente io sarei Sant'Agostino. E sono single: festeggio domani 15. [Una delle più grandi scrittrici del '900! Uno dei titoli più belli della letteratura... Non si è mai vista una titolatrice del suo livello. Riflessi in un occhio d'oro, La ballata del caffè triste, porella... che cosa le è capitato da intronarsi così? Carson McCullers... scrittrice divina...]
Ha vissuto fianco fianco a me per tre anni: tutti i libri hanno cambiato posto tranne noi due. La Carson - hai ragione vescovo di Ippona - scrittrice somma - è diventata l'idiota della famiglia. A proposito... per San Valentino la Strofa ha promesso che mi mette accanto il castoro, la Beauvoir. Aveva detto alle 14. Che ore sono?
Boh...
Quando la conversazione non decolla, bisogna ricorrere al tempo. Certo che quest'invernizio è stato abbastanza caldizio!

Ci penso io. Non è il giorno dell'amore, oggi? Per festeggiare questa ricorrenza io vorrei augurare buon Sant'Agostino...

[Rintronato anche il Gourmont: ha l'alzheimer. Per forza... un'edizione del 1905.] Remy, Remy, dolce Remy: San Valentino! oggi è San Valentino non Sant'Agostino.

Oggi, per festeggiare San Valentino, voglio dedicare una mia pagina alle palingenie.
[Tutti i libri della libreria] Le palingenie? E che cosa sono?

Vi è una specie di farfalle, le palingenie, di cui non si è mai veduta la femmina. Ciò avviene perché, fecondata prima ancora di uscire dalle sue spoglie di linfa, essa muore, con gli occhi ancora chiusi, madre a sua volta e figlia, appena venuta alla luce.
Buon San Valentino a te, palingenia, simbolo della femminilità, dell'amore negato, della donna, della maternità, della vita...
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P.S. Il libro di Carolina Invernizio è un omaggio a flaviablog una portatrice di blog coltissima e molto raffinata. Qui il suo bellissimo post dove parla dell'Invernizio, e qui il suo blog carta scritta dove parla di libri e scrittori.
P.P.S. grazie a eros/tratos che ricordandomi il sublime Fisica dell'amore mi ha permesso di riportarlo alla luce della prima fila, di rileggerlo e di dedicare il post alle palingenie.
La locanda di gabryella è una storica locanda frequentata da grandi scrittori.
Il servizio e la ristorazione sono ineguagliabili; tutto è sempre filato liscio, tranne qualche piccolo incidente: come quella volta che...
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[Entra Gustave Flaubert] - Ho una prenotazione a nome Flaubert.
Menico [garzone che lavora alla locanda] - Buongiorno Signore: due posti, vero?
Flaubert - No, solo uno.
Menico - Ma qui c'è scritto Gustave Flaubert e Madame Bovary. La prenotazione è per due. Non viene la Signora?
Flaubert - Ignorante: Madame Bovary c'est moi.
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[Entrano i moschettieri] - E' pronto il nostro tavolo?
Menico - Ecco qui, signori: un tavolo per tre.
I moschettieri - Ignorante: noi siamo in quattro.
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[Entra Arthur Rimbaud] - Ho prenotato a nome Rimbaud
Menico - Entri, Signore, e si accomodi: questo è il suo tavolo.
Rimbaud - No, non è per me.
Menico - Non è per lei?
Rimbaud - Ignorante: Je est un autre.
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[Entra un russo]
[Menico, vedendolo, si entusiasma] - Si accomodi, Signor Dostoevskij.
Il russo - Ignorante, io sono il sosia.
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[Entra una compagnia teatrale] - Abbiamo prenotato a nome Artaud.
Menico - Ecco qui il vostro tavolo da venti posti.
Artaud - Ignorante, ce ne volevano quaranta.
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[Entrano un visconte e un cavaliere] - Abbiamo prenotato a nome Italo Calvino.
Menico - Ecco qui il vostro tavolo da due posti.
Il visconte e il cavaliere - Ignorante: ci serviva soltanto mezzo posto.
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[Entra Pirandello]
[Menico, appena lo vede] - Senta lei, io mi sono rotto di fare la figura dell'ignorante. Per quanti dovevo riservare, che non ho mai capito? Per uno, nessuno o centomila? Ma vada un po' affanculo lei e maria strofa. Io mi licenzio.
[Alla locanda succedono anche fatti magici. Il vento le ha preso il cappello, la sciarpa è diventata ala pronta al volo]
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Il geipèg della locanda Senzaqualità, a cui è dedicato il post, è di erostratos. L'immagine, didascalia compresa, è di pipopipo21]
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[entra un uomo barbuto]
menico: - e lei, chi diavolo è?"
ludwig feuerbach: - per il momento sono nessuno, ma appena mi darai da mangiare sarò ciò che mangerò [SENZAQUALITA]
ludwig feuerbach - Ah... un'altra cosa... mi apparecchi anche per Dio che l'ho inventato io.
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[entra Jules Renard]
Menico – Buongiorno, Signore. Il suo nome?
Renard – No, lasci perdere, non ho prenotato. Aggiunga pure un coperto al tavolo di Ferrucci e metta sul suo conto.
Menico – Come desidera, Signore.
Ferrucci – Scroccone!
[erostratos]
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Sempre con Pirandello:
Menico- Lei ha prenotato, vero?
Pirandello - così è, se vi pare.
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[Entra una compagnia un uomo mezzo piegato] - prenotazione a nome D'annunzio
Menico - Ecco qui il vostro tavolo per uno.
D'annunzio- Ignorante, ce ne volevano, Io superuomo e SuperMan
[PassoDiBradipo]
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un tavolo per doctor Jekyll & mrs Hyde
prego>,-))
e che sia un po " nascosto"
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3 posti anche per il dio cristiano, ed altrettanti per charles mingus.
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Ho prenotato per molti e diversi, ma vedo che basta un posto solo. Che inquietudine (F. Pessoa)
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Sono Vladimir, verrei a cena con il mio amico Estragon... può preparare anche un terzo coperto? Sa, aspettiamo un amico.

La storia di Gaja Cenciarelli e Giuseppe Iannozzi è ormai una sceneggiata! Un nuovo intruso (Paolo Ferrucci) si inserisce di prepotenza nella torbida storia d'amore e cerca di rubare Gaja a Iannozzi!
erostratos ha già confezionato una locandina sublime. Qui per vederla. Date le dimensioni della locandina, ho dovuto metterla in fondo al post.
Protagonisti (con i loro veri volti):
1) Gaja Cenciarelli
2) Giuseppe Iannozzi
3) Lucio Angelini
4) Paolo Ferrucci
Diceva Calvino (Italo) che le strutture alimentano la creatività: così è dello scrivere in rima o con un soggetto assegnato, diversamente dallo scrivere a tema libero senza alcuna limitazione prefissata: ciò che a sentire Calvino, almeno, ne paralizzava la fantasia.
Mi rifaccio a Calvino per giustificare il post che segue: avrei dovuto mandare un solo disegno ma il mio template me lo sbatteva troppo in fondo. E non era il caso di vaniloquiare per riempire spazi.
Così ho pensato, in forza della limitazione grafica, di riproporre i disegni di erostratos come sono stati pubblicati nel blog e poi di riproporli a grandezza naturale (possibilità che la mia imperiza non mi aveva consentito la prima volta - ma che ora sono in grado di fare grazie ai suggerimenti di gabrilù): e spero che la limitazione, come dice Calvino, sia stata di giovamento.
Alla fine, perché era e rimane soltanto questo lo scopo del post, il nuovo disegno di erostratos.

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C'è un album di Milo Manara del 1996 che si chiama Gulliveriana, ma qualcuno nel 1990 lo aveva già anticipato.
[Questo è un disegno ispirato a Gulliveriana di Manara. Il disegno si trova nell'omonimo blog di Gulliveriana (post 8 giugno 2005) ]
Anche il disegno sotto è dedicato espressamente a Gulliveriana]
L'illustrazione dell'altra Gulliveriana è molto grande sicché occorre scendere un po' per vederla (ma ne vale la pena! - con IE, almeno, si deve scendere; con Mozilla no...)
Di chi è questa Gulliveriana? Cioè io lo so, ma secondo voi? (In ogni modo, il mistero non durerà molto perché domani (cioè oggi fra 22 ore, prima di mandare l'altro post, metto il nome del disegnatore nel titolo e bonanotte...)





Con ogni evidenza, chi teme che qualcuno gli porti sfiga non sa che la sfiga lo ha già visitato da un pezzo. [erostratos]
Questa frase me l'ha inviata erostratos in email parlandomi di Mario Praz (anglista Sommo) di cui tante persone, ancora, temendo che porti sfiga, non pronunciano il nome e lo chiamano soltanto il Professore. Io l'ho associata anche alla sublime MIA MARTINI... a cui la dedico.

Il librobianco di gabryella è lo sviluppo di un'idea di Laurence Sterne che mise una pagina bianca nel Tristram Shandy; gabryella, meno tirchia del grande scrittore irlandese, di pagine bianche ne ha messe 580.
Il librobianco di gabryella, tuttavia, non è di quel bianco che più bianco non si può.
Se fosse un libro del tutto bianco, come quello che Virginia Woolf donò alla sua amante Vita Sackville-West, se fosse un libro disperatamente bianco (senza qualche nota decontestualizzata a piè di pagina) detto libro sarebbe del tutto nero, come ci spiega erostratos nella prefazione al libro collocata in nota a pagina 10.
Un libro non può essere disperatamente bianco, perché un libro bianco, ma bianco con disperazione, non è cosa che ignori la nerezza, nossignore, anzi, quella stessa nerezza, sottratta al novero dei confortevoli tesori dell’interiorità la cui funzione precipua consiste nel permettere agli allocchi di gloriarsi del loro disvelamento, la abita ora interamente, irredimibilmente, lo informa di sé con la flagrante pervasività di una speranza tradita.










Sui contenuti di questo libro c'è ancora grande mistero (erostratos ci ha inviato la sua prefazione in email chiedendo che restasse riservata, cosa che abbiamo fatto riservandola per questo post):
gabryella, dopo molta insistenza, ci ha anticipato tre note: le note a pagina 15, 16, 17,
La nota a pagina 15 dice: vedi nota a pagina 17
La nota a pag 17 dice vedi nota a pagina 16
La nota a pagina 16 dice: Questa nota non è una nota ma una pipPa, come abbiamo spiegato a pagina 18.

Ma la nota a pagina 18 non ci è stata mandata.
Vani i tentativi di avere altre anticipazioni da parte di gabryella. Abbiamo perciò incaricato un hacker di entrare nel suo computer (in quello di gabryella, non in quello dell'hacker); hacker che è riuscito, prima di essere fairuollàto, a farci avere le seguenti note:
nota di pagina 101:
Brava brava gabryella, ogni cosa sai far tu, qui la vita è sempre rosa solo quando ci sei tu. [nota di mariarosa]
Nota di pagina 102:
Blog runner - Ne ho visti blog che voi umani
non potreste nemmeno immaginarvi.
Blog da compatimento in panne al largo dello sbattimento di coglioni
E ho visto i fantasy di *** balenare nel buio vicino alle porte di Polenta e Osei.
E tutti quei commenti andranno perduti da Palermo a Chioggia come
lacrime nei fazzoletti Tempo. E’ tempo di morire [nota del cazzo o di Dick. Dick non ha mai scritto questa nota perché l'ho scritta io, ma Dick non ha mai nemmeno scritto l'originale Ne ho viste cose che voi umani... perché l'ha scritto Rutger Hauer]
Nota di pag 142:
Ma vaffanculo Tassinari, va’.
Nota di pagina 397:
Lucius Sergius Catilina se netabat culum cum carta velina. Carta velina se foravit, ditus in culum penetravit. (apocrifo di Teofilo Folengo)

Nota di pagina 420
Io muoio e quella puttana di Madame Bovary mi sopravviverà (Flaubert)
Nota alla nota di pagina 420:
Così Alfiuccio (La Frusta) la smetterà di dire che questa affermazione di Flaubert non è scritta in alcun libro e la riporta soltanto George Steiner.
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Nota di pagina 499:
Una foto di Hans Christian Andersen in costume da Lucio Angelini.
Nota di pagina 580:
[al lettore] Che cazzo stai sempre a leggere libri? Ma vai un po’ in giro su Internet. Fatti una vita vera, conosci avatar, avataresse. Get a life (account!)
Qualcuno di voi conosce altre note del libro di gabryella?

insomma, la gabry stava facendo una seduta spiritica: impetrava per il suo libro la benedizione di le corbusier (fanatico apologeta del bianco), ed ecco che a un tratto le vengon gli occhi scerpellini, li strizza, li strabuzza, li protrude, e quando li riapre uno guarda a babordo e l'altro a tribordo (tutti capiscono che ha cuccato sartre). poi comincia a sghignazzare, ma di brutto, non la finisce più... sbanfa! ci ha il parletico! nella convulsio, caccia fuori una voce grassa e chioccia di cui si afferrano a stento alcune parole schioppate: livre blanc (e ride)... audiberti (e ride)... ridicule... noirceur secrète (e ride)... désespérément ... uh!... au lait!... je me pisse dessus... je me pisse... e di colpo si arrovescia sulla sedia come le dive del muto. quando si rianima, la gabry, non ricorda nulla. e tutti a dirle wow, sapessi! le corbusier... un figo, gli è piaciuto un casino! vai tranquilla...
beh, si è commossa. ha estratto il fazzoletto dalla tasca e si è asciugata gli occhi.
aveva ancora un richiamo di esoftalmo, ma era carinissima. [erostratos]

Il cardinale Hummes, nominato prefetto della Congregazione per il clero, aveva detto che i preti si dovrebbero sposare per combattere la crisi delle vocazioni: il celibato, ha aggiunto, non è un dogma bensì una norma disciplinare.
Poi Hummes ha subito rettificato perché, pur ribadendo che il matrimonio dei preti non è un dogma, ci ha fatto sapere che in Vaticano non è argomento all'ordine del giorno (sottotitoli alla pag 777 di televideo: Hummes si può sapere che cazzo t'è venuto in mente? Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire, bitte!)
Che fare per questi poveri sacerdoti?
Io e erostratos abbiamo avuto una medesima idea asincrona.
Ecco qui un Suo dipinto premonitore (speditomi quando Hummes non aveva ancora straparlato) che si intitola curato che balla con la perpetua meccanica.
Le alte gerarchie non vogliono dar moglie ai preti?
E non ci sono più le perpetue di una volta?
Diamogli perpetue meccaniche, allora!
[Anche la bonne di casa mia non partecipa alla giornata mondiale dell'orgasmo - vedi post del 2 dicembre 2006]
erostratos (i miei 24 lettori già lo conoscono - vedi categorie) non è soltanto un genio letterario: è un genio totale. Ecco qui una sua Venus!

P.S. e domani mando un secondo meraviglioso disegno di erostratos, così Federico Platania e phoenix rider (che hanno ragione a protestare [commenti a spoon river]) riescono a mettersi in pari con il mio blog.
P.P.S erostratos mi aveva mandato tempo fa questo disegno, quando non sapevo nemmeno che cosa fosse un blog. La decisione di pubblicarlo è perciò soltanto mia.






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"Il dottor Kuz'menko rovesciò i pezzi sul tavolo."
Siamo in uno degli ultimi *Racconti di Kolyma* di Varlam Šalamov.
E questi sono piccoli scacchi di pasta di pane, ispirati all'Epoca dei
Torbidi. La fattura finissima non tradisce che furono intagliati con mezzi
di fortuna e in circostanze sciagurate dallo scultore Kulagin, prigione
delle Butyrki, 1937.
"Tutti i detenuti della sua cella hanno masticato per ore e ore il pane che
gli serviva. La cosa fondamentale qui era cogliere il momento esatto in cui
la saliva e il pane masticato arrivavano a una specie di punto di fusione
irripetibile. Solo il maestro stesso poteva decidere e aveva fortuna se
riusciva a far uscire dalla bocca una pasta adatta ad assumere qualsiasi
forma sotto le sue dita e poi indurire per l'eternità, come il cemento delle
piramidi egizie."
Questi scacchi hanno seguito Kulagin in tutti i suoi trasferimenti, sono
sopravvissuti alle disinfestazioni, alla rapacità dei malavitosi, ai rovesci
del caso. Sono sopravvissuti allo stesso Kulagin, ucciso dalla fame come
tanti prima e dopo di lui. Ormai prossimo alla fine, in un accesso di
demenza, tentò di divorarli. Gli furono sottratti. Riuscì solo a inghiottire
una delle torri bianche e la testa mozzata della regina nera.
C'è un punto in cui il deperimento causato dall'inedia diventa
irreversibile.
"Avrebbe dovuto incominciare a mangiare le piccole figure di pane qualche
mese prima. Lo avrebbero salvato dalla morte." Così il dottor Kuz'menko.
Ma questa ovviamente è solo la declinazione scientistica dell'apologo. Gli
scacchi di Kulagin non erano e non sono uno strumento di salvezza. Non è
nella loro natura.
Frutto di un inganno della fame, prodotto dell'incontro fra le secrezioni
del bisogno e la materia del suo soddisfacimento, essi tracciano un limite.
Sono anzi quel limite, cristallizzato in immagine ostensibile. Un punto di
fusione, il simbolo di una coappartenenza che non può essere ridotta.
Un'altra cosa.
Sarebbe improprio definirli ancora "figure di pane". Del pane hanno perduto
per sempre l'innocenza e le virtù alimentari, e se una chimica meno ingenua
si applicasse alla loro composizione, scoprirebbe che la fame stessa non vi
ha parte inferiore né per quantità né per qualità, ma che il suo enzimatico
lavorìo, se ha in un certo senso pervertito la materia, l'ha nel contempo
rivelata.
"Come il cemento delle piramidi egizie." La similitudine scivola sulla
lingua del dottor Kuz'menko che non se ne avvede. Si tratta ancora di pane?
Si tratta ancora di vita?
Ed è così di tutte le opere d'arte: esse non salvano nessuno, né il loro
artefice né gli altri.
E dunque? Dunque sono lì, nel loro disagio testimoniale. Irriducibili alla
trasparenza dei loro elementi costitutivi e tragicamente inassimilabili come
gli scacchi di Kulagin, dànno corpo alla frattura originaria con cui
l'essere viene alla presenza, direbbe il filosofo.
Non siamo lontani dalla verità. Anzi, lo siamo. Appunto.
erostratos
***
Scrivo alla fine perché non volevo rischiare di condizionare negativamente la lettura con il mio troppo entusiasmo. Si tratta di uno dei più bei post recensori di it.cultura.libri (periodo aureo - come lo definisce Lucio Angelini, il quale Angelini vanta anche la precedenza di avere affermato dopo il primo intervento di erostratos, sul gnusgrùp, che avevamo a che fare con un grande).
Sì, avevamo e abbiamo a che fare con un grande. Il pezzo è stato pubblicato anche dal mai troppo lodato sito "La Frusta" di cui porto il linco.
I Racconti di Kolyma si trovano, completi, nell'edizioni Einaudi, sia economica sia Millenaria.