Non sapeva nemmeno lui che età avesse. Quando gli anni sono troppi, non accade più nulla. Morti, guerre, malattie, passioni, sentimenti: aveva visto l’alternarsi di ogni cosa, il ripetersi incessante dell'eterno ritorno; il moto perpetuo della noia racchiusa in ogni no(v)i(t)à.
Era solo ed era troppo vecchio per intrattenersi con un altro mortale.
Vecchio al punto che se gli fosse stato possibile amare una donna ultracentenaria, si sarebbe sentito come un pedofilo che stupra una neonata. Troppo vecchio per vedere e lasciarsi vedere da chiunque. Il suo corpo era una cartilagine che tratteneva lo scheletro e gli organi vitali. Così rattrappito e rugoso il collo, le spalle tanto curve, che non poteva fare a meno di pensare a sé come a una tartaruga.
Vivere, nel suo caso, dipendeva soltanto da ostinazione.
Molti anni prima leggendo un libro di magia, aveva evocato quello strano demonio di nome Achille; si erano accordati che lui sarebbe morto quando avesse finito di leggere tutti i libri che desiderava. Ne chiese una quantità così smisurata che la cifra non si poteva nemmeno scrivere su un foglio solo.
Il vecchio si chiamava Zenone.
'I miei libri sono infiniti' pensò. 'Anche se ne leggessi presto la metà e poi ancora la metà della metà, quando ne rimanesse soltanto uno, potrei leggere una parola al giorno, una consonante, una sola vocale. E potrei leggere fra le righe, leggere le stesse parole reintrepretandole. E leggere all’incontrario... '
Zenone prese il libro, lo aprì, e lesse soltanto la lettera a di pagina 58. Sentì la testa girargli e intravide la sagoma di Achille che sorrideva. Aveva disimparato a leggere: era passato così tanto tempo da quando aveva decifrato l’ultima parola di senso compiuto... Ormai leggeva soltanto vocali, consonanti, e segni di interpunzione.
"L’accordo prevedeva che tu leggessi i libri" gli disse Achille che teneva in mano una tartaruga. "Sono anni che tutto è finito. Avrei dovuto arrivare molto prima, ma le competizioni con le tartarughe mi hanno fatto dimenticare di te. Adesso anche le testuggini si sono messe in testa di sfidarmi."
Zenone sorrise, guardò il suo ultimo libro, guardò la tartaruga sul cui guscio erano incise le lettere q o e l e t h, e, finalmente, riuscì a leggere la parola per intero, ne ricordò il significato e chiuse gli occhi per l’ultima volta.
[Immagini dal mediablog di pipopipo21]

"Tu sei sicura che con questa pozione io riuscirò a entrare nei libri per carpirne i segreti?" chiese Ferrucci alla maga Sabrina Metallicafisica.
"Sì, Paolo, bevine tre cucchiaini al giorno, dopo i pasti, e sarai in grado di entrare nei libri. Potrai carpirne i segreti più reconditi e diventare il più grande scrittore di tutti i tempi."
Finalmente accadde ciò che il manager scrittore di mistery agognava da tempo...
Una domenica pomeriggio, Ferrucci stava leggendo Mistero etrusco a Manhattan di George Falletty quando avvertì un improvviso senso di vertigine.
Ferrucci distolse lo sguardo dal libro, sollevò il capo, e vide Jane Batton che giaceva languida sul letto. Un'imponente cascata di capelli biondi le nascondeva quasi per intero il viso.
Jane, seminuda, indossava un body grigio perla. Le gambe appena divaricate erano tormentate da un tremito impercettibile: un presagio tenue della furibonda galoppata d'amore che avrebbe fatto di lì a poche ore con il suo ganzo James Falloppio.
"Chi sei tu?" chiese Jane Batton vedendo Ferrucci materializzarsi nella sua camera da letto.
"Stavo leggendo di te e del tuo libro, quando ci sono finito dentro" disse Ferrucci.
"Esci subito di qui o chiamo la polizia" strillò Jane Batton.
La vista di quella preda indifesa e impaurita infiammò il desiderio di Paolo Ferrucci che si slanciò sul letto pronto a violentare Jane. Le descrizioni erotiche del libro lo avevano eccitato e ora poteva scoparsi il personaggio letterario in carta e ossa.
Jane cercò di difendersi dall'attacco: agitava le braccia e le gambe, dimenava la testa, ma continuava a rimanere distesa sul dorso, come se il tronco fosse inchiodato al letto.
Jane era vincolata alle leggi del testo letterario, e il testo la vincolava alle lenzuola del letto; l'autonomia motoria di cui lei disponeva era subordinata ai dettami dell'autore e non poteva in alcun modo spingersi sino al punto di operare cambiamenti o mutare radicalmente posizione per difendersi dall'attacco di Ferrucci.
Ferrucci le saltò addosso, ma mentre stava per penetrarla, proprio nel momento in cui il suo giasone stava per immergersi nella colchide, fu risucchiato da una forza possente, e rimase sospeso a mezz'aria come un gatto tenuto per la collottola.
Poi vide le pareti e il soffitto vorticargli attorno, più forte, sempre più forte, quasi che la stanza fosse una lavatrice e Ferrucci si trovasse nel momento di massima centrifuga.
Ferrucci uscì a razzo dalla finestra, volò in aria per circa trecento metri, cozzò contro un palo della luce, cadde svenuto e, quando si risvegliò, si trovò rotto e pesto nella poltrona dalla quale era partito.
Che cosa era accaduto?
L'autore del lbro non aveva previsto che Ferrucci copulasse con un suo personaggio, sicché il libro, nel cui corredo cromosomico erano contenute le informazioni atte a farlo funzionare, di fronte a un corpo estraneo che voleva introdursi e modificare la fisiologia dell'organismo, si era comportato come il corpo umano attaccato da un virus.
Il libro aveva prodotto un potentissimo anticorpo che aveva espulso Ferrucci senza ucciderlo, perché anche la sua morte (per fortuna) non era prevista dalla sceneggiatura del testo.
"La fantasia letteraria è molto più rigida della realtà e non tollera l'intrusione di elementi estranei" si disse Ferrucci vuotando nel lavandino il flacone di sciroppo che faceva entrare nei libri. "Ho molte più possibilità nella vita reale" concluse mestamente.
[L'immagine 1 è di leo, la 2 dal blog di DianaLove, la 3 di pipopipo21]
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Nel blog di unovalelaltro, qui, è stata postata una mia foto in cui sono nuda (come mamma mi ha fatto). Non avrei mai voluto che la mia privacy fosse violata in questo modo, ma ormai che il danno è fatto, e la mia immagine è di pubblico dominio, la ripropongo anch'io.
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Marya desnuda
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[Loreto van de Velde - nhuada]
Aleardo Filarini era un dongiovanni del tipo bastacherespìri-noi-'nabòtta-celadiàm.
Aleardo Filarini incontrò Arnolfa Cesarani dal tabaccaio sotto casa. Mentre uscivano, da un cespuglio bisunto di capelli a triple punte, all'Arnolfa cadde un fermaglio a forma di farfalla.
- Oh grazie, non mi sta mai su - disse Arnolfa ringraziando Filarini che si era piegato a raccogliere il fermaglio.
Arnolfa non era una bellezza; ma raramente gli uomini se ne accorgevano, diremo parafrasando l'incipit di Via col vento. Gli uomini non se ne accorgevano, nel caso di Arnolfa, perché appena la sua sagoma si profilava ai loro occhi distoglievano lo sguardo nell'mpossibilità di sostenerlo.
Tralasciando i momenti di quando lei si guardava allo specchio, è lecito dire che 'na figa così brutta non si era mai vista.
- Che bella farfalla, - disse Aleardo Filarini - lei ama le farfalle?
- O czì - risose Arnolfa che aveva mosce tutte le lettere dell'alfabeto, mica solo la erre.
- Io ho una splendida collezione di farfalle, vuol venire a vederla?
- Sbolentiero - rispose Arnolfa che, attraverso la chiostra di pochi denti gialli e irregolari in cui si salvava dalle otturazioni solo un dente del giudizio spezzato, intendeva dire volentieri.
Aleardo aprì la porta di casa, fece accomodare Arnolfa sul divano e in quel preciso momento, tutte le farfalle della collezione, alla vista di Arnolfa, se ne volarono via in preda al panico.
[Immagini di pipopipo21]
Prologo di erostratos KING al post:
[Un commentatore di Maria Strofa ha bucato, per ritorsione, una gomma all'auto di Edda Gableri]
Ammetto che ho sbagliato.
Pensavo di scrivere questo unico post e di risolverlo con la battuta finale. I romanzi di appendice continuano, ma quello di appendicite continuava per finta! Era solo per fare una battuta.
Macché.. nei commenti è stato un tutto un invito a continuare, come se io avessi pensato a un proseguimento.
Nei limiti della mia popolarità di condominio, mi ritrovo come il povero Conan Doyle che non aveva più giurisdizione su Sherlock Holmes; quando lo fece morire per liberarsene, insorse l'Inghilterra tutta! Doyle dovette riscrivere altre avventure accadute prima della morte del detective.
[Sherlock Holmes fotografato da erostratos mentre si traveste da Paolo Ferrucci]
Il Francesco Cartuscella mi è sfuggito di mano e ora appartiene ai commentatori! Vogliono sapere che cosa è accaduto dopo. Cartuscella non è più mio.
E adesso?... Posso cavarmela mandando un fiore a chi mi ha commentato aggiungendo non volevo continuare, mi spiace, sorry?
Cartuscella l'ho messo al mondo, ma è stato adottato dai commentatori del mio condominio che me l'hanno riaffidato in adozione: portalo a spasso ancora, dicono. Dite!... Volevo scrivere e mo mi tocca fare la baby sitter del VOSTRO Cartuscella!
Obbedisco: obtorto collo ma obbedisco.
Una soluzione semplice sarebbe quella di far morire Cartuscella. Uno scrittore ha potere di vita o di morte; e quando un personaggio non sa più come farlo muovere, lo fa schiattare e bonanotte.
Ma già si è visto quel che accadde a Conan Doyle: e inoltre, se continuazione deve esserci... facciamolo vivere ancora un po' questo Cartuscella prima di farlo sparire.
*
SECONDA PUNTATA del romanzo d'appendicite L'uomo che centrava la tazza del water
Il chirurgo che operò Cartuscella riuscì a salvare lo scrittore, portò a casa la chiavetta USB, lesse il romanzo e se ne innamorò (sia del romanzo sia dello scrittore). Il chirurgo si chiamava Angelica Cherubini. Donna bella, giovane e colta, quando seppe da Cartuscella che cos'era accaduto gli chiese di sposarla.
Cartuscella, che non si fidava più delle donne, esigeva da Angelica continue prove d'amore. Chiese ad Angelica di centrare la tazza del water mentre faceva la pipì: ma lei doveva stare in piedi e pure bendata!
Poi le chiese di sbreccare ogni piatto del servizio di Limoges appartenuto a Maria Antonietta
e, infine, non pago, le chiese di ingoiare il bisturi con cui lei l'aveva operato. Angelica non sopravvisse all'operazione, ma oltre al bisturi ingoiò anche la chiavetta USB.
Cartuscella quando capì che cos'era accaduto, chiese la riesumazione della salma. Purtroppo (o per fortuna) Angelica era stata cremata.
Cartuscella perse il suo romanzo, e per sopravvivere diventò paroliere del cantante Povia. L'ultima sua canzone, dedicata alla chiesa italiana fa così:
Quando i Ruini fanno no
che meraviglia
Quando i Ruini fanno no
l'Italia in culo se lo piglia!
Edda Gableri è stata vista di recente sullo yacht di Briatore. Chissà se riuscirà mai a farglielo ingoiare.
[Fine]
[Fine, sì, ho detto fine]
Mentre ricordo ancora che il nome di Cartuscella è ispirato al blog di PenserEnsuite, qui, ringrazio pipopipo21 per tutte le belle immagini che mi permette di usare.
La foto di Edda Gableri con la gomma bucata da un commentatore del blog di Maria Strofa è tratta dal blog meraviglioso di DianaLove.
- Guardi, non ce la faccio più - disse il barone Rigalberto alla grande scrittrice di romanzi rosa Elettra Montaguti Tamarindo.
Il barone Rigalberto era un personaggio così vivo e così ben tratteggiato che non gli mancava nemmeno la parola. Alla sera, Elettra Montaguti Tamarindo, dopo che aveva finito di scrivere qualche capitolo, si intratteneva in piacevole conversazione con il barone Rigalberto la cui vocina sottile ma chiara usciva dalle pagine dei libri.
- Che cosa c'è, barone? - chiese Elettra Montaguti Tamarindo.
- Io devo fare una cagata - disse senza mezzi termini il barone. - Sono anni che non cago, che lei non mi fa mai cagare. Ciò 'na pancia, se vedesse, che scoppia. Per favore, anche se devo conquistare la duchessa Fanfulla de' Sospiri, non mi interessa. Lei mi faccia cagare anche quando sono a colloquio con lei. Mi faccia scoreggiare, faccia ciò che vuole ma io ho questo desiderio. Non ce la faccio più.
Elettra Montaguti Tamarindo era posta di fronte a un dilemma atroce. O accontentare il barone Rigalberto e fargli fare una bella cagata, o mettere fine alla serie che l'aveva resa l'autrice più famosa di romanzi rosa.
Tutto era nato da quando il critico letterario Alemanno Fantaccini aveva stroncato Elettra Montaguti Tamarindo in un clamoroso articolo del Corriere della Sera. Elettra Montaguti aveva fatto l'errore di leggerlo al Barone Rigalberto. Il brano incriminato recitava così:
Ricchi, coraggiosi, belli e spericolati, è proprio al cesso che gli eroi rosa mostrano tutta la loro vulnerabilità. Negli altri generi letterarii, di qualcunque colore, anche se gli autori tralasciano di indicare quando e quante volte un dato personaggio vada di corpo, noi possiamo rappresentarcelo mentre caga senza che, a cagione di ciò, lui perda un'oncia del suo carisma.
Si pensi a Don Chisciotte, per esempio, a Raskolnikov, Renzo Tramaglino, Sandokan, Enea. Ma anche a Padre Brown o al cardinal Federigo: personaggi che rimangono in odore di santità pur tra l'odore dei sanitari.
Si provi a immaginare, invece, quel che sarebbe degli eroi rosa se li si potesse soltanto sospettare di fare la cacca, di sporcare le mutande, di produrre un colore meno pastello. Non esisterebbero più. Diventerebbero troppo simili ai comuni mortali, ai mariti e ai fidanzati dai quali le lettrici vogliono evadere.
Esposte al sole della realtà, le albine creature rosa si brucerebbero la pelle e l'anima dissolvendosi.
- Duchessa Fanfulla - disse il barone Rigalberto - vorrei l'onore di questo ballo, ma prima se permette... devo fare una cagata pazzesca.
Il barone scoreggiò fragorosamente, sorridendo.
Terminate di scrivere queste parole, Elettra Montaguti Tamarindo mise la parola fine al suo ultimo romanzo. Era anche la fine della sua carriera di scrittrice. Ma Elettra aveva scelto la felicità del barone Rigalberto; per quanto fosse un personaggio letterario, lei aveva avuto la forza di accontentare il suo grande amico e figlio.
[Immagini di pipopipo21]
La locanda di gabryella è una storica locanda frequentata da grandi scrittori.
Il servizio e la ristorazione sono ineguagliabili; tutto è sempre filato liscio, tranne qualche piccolo incidente: come quella volta che...
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[Entra Gustave Flaubert] - Ho una prenotazione a nome Flaubert.
Menico [garzone che lavora alla locanda] - Buongiorno Signore: due posti, vero?
Flaubert - No, solo uno.
Menico - Ma qui c'è scritto Gustave Flaubert e Madame Bovary. La prenotazione è per due. Non viene la Signora?
Flaubert - Ignorante: Madame Bovary c'est moi.
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[Entrano i moschettieri] - E' pronto il nostro tavolo?
Menico - Ecco qui, signori: un tavolo per tre.
I moschettieri - Ignorante: noi siamo in quattro.
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[Entra Arthur Rimbaud] - Ho prenotato a nome Rimbaud
Menico - Entri, Signore, e si accomodi: questo è il suo tavolo.
Rimbaud - No, non è per me.
Menico - Non è per lei?
Rimbaud - Ignorante: Je est un autre.
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[Entra un russo]
[Menico, vedendolo, si entusiasma] - Si accomodi, Signor Dostoevskij.
Il russo - Ignorante, io sono il sosia.
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[Entra una compagnia teatrale] - Abbiamo prenotato a nome Artaud.
Menico - Ecco qui il vostro tavolo da venti posti.
Artaud - Ignorante, ce ne volevano quaranta.
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[Entrano un visconte e un cavaliere] - Abbiamo prenotato a nome Italo Calvino.
Menico - Ecco qui il vostro tavolo da due posti.
Il visconte e il cavaliere - Ignorante: ci serviva soltanto mezzo posto.
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[Entra Pirandello]
[Menico, appena lo vede] - Senta lei, io mi sono rotto di fare la figura dell'ignorante. Per quanti dovevo riservare, che non ho mai capito? Per uno, nessuno o centomila? Ma vada un po' affanculo lei e maria strofa. Io mi licenzio.
[Alla locanda succedono anche fatti magici. Il vento le ha preso il cappello, la sciarpa è diventata ala pronta al volo]
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Il geipèg della locanda Senzaqualità, a cui è dedicato il post, è di erostratos. L'immagine, didascalia compresa, è di pipopipo21]
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[entra un uomo barbuto]
menico: - e lei, chi diavolo è?"
ludwig feuerbach: - per il momento sono nessuno, ma appena mi darai da mangiare sarò ciò che mangerò [SENZAQUALITA]
ludwig feuerbach - Ah... un'altra cosa... mi apparecchi anche per Dio che l'ho inventato io.
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[entra Jules Renard]
Menico – Buongiorno, Signore. Il suo nome?
Renard – No, lasci perdere, non ho prenotato. Aggiunga pure un coperto al tavolo di Ferrucci e metta sul suo conto.
Menico – Come desidera, Signore.
Ferrucci – Scroccone!
[erostratos]
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Sempre con Pirandello:
Menico- Lei ha prenotato, vero?
Pirandello - così è, se vi pare.
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[Entra una compagnia un uomo mezzo piegato] - prenotazione a nome D'annunzio
Menico - Ecco qui il vostro tavolo per uno.
D'annunzio- Ignorante, ce ne volevano, Io superuomo e SuperMan
[PassoDiBradipo]
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un tavolo per doctor Jekyll & mrs Hyde
prego>,-))
e che sia un po " nascosto"
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3 posti anche per il dio cristiano, ed altrettanti per charles mingus.
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Ho prenotato per molti e diversi, ma vedo che basta un posto solo. Che inquietudine (F. Pessoa)
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Sono Vladimir, verrei a cena con il mio amico Estragon... può preparare anche un terzo coperto? Sa, aspettiamo un amico.